Unicredit batte le attese e punta a 11 miliardi di utile a fine anno. La quota Generali resta sotto il 10% ma ha senso ampliare l’alleanza
Unicredit batte le attese e punta a 11 miliardi di utile a fine anno. La quota Generali resta sotto il 10% ma ha senso ampliare l’alleanza
Orcel apre a possibili partnership con Trieste su assicurazione e asset management e tifa per la stabilità nella governance. A fine marzo la banca ha realizzato profitti per 3,2 miliardi, in crescita del 16,1%. Delfin? Cliente importante e di lungo periodo

di Luca Gualtieri 05/05/2026 07:09

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Dopo due anni di scalata silenziosa che ha portato Unicredit a sfiorare il 10% di Generali, il ceo Andrea Orcel scopre pubblicamente le carte sui propri progetti industriali: «come anche il ceo di Generali Philippe Donnet ha evidenziato, abbiamo dialoghi molto promettenti da un punto di vista industriale sull'assicurazione, sull'asset management, su una serie di aree dove, cooperando, potremmo ridurre i costi e diventare più efficienti insieme, senza che questo abbia un impatto su Generali», ha spiegato martedì 5 il banchiere a Class Cnbc. Concetti ribaditi parlando con gli analisti: «Credo che su Generali la situazione sia semplice: siamo dove siamo e ha senso ampliare la partnership tanto nell'assicurativo quanto sul risparmio gestito».

Per il momento però la partecipazione non è destinata a salire rispetto al 9% costruito tra la seconda metà dello scorso anno e aprile: «Vogliamo essere un azionista presente che può aiutare nella stabilità di questa partnership è una causa valida» per rimanere nel capitale, «ma per noi è un investimento finanziario. Non vi è alcun piano di superare il 10% di partecipazione potenziale in questo momento», ha spiegato Orcel in un’intervista esclusiva a Class Cnbc a margine della presentazione dei risultati trimestrali.

Secondo fonti di stampa, la banca starebbe facendo sondaggi presso l’Ivass per valutare la salita oltre il 10% ma, come attestano le parole del banchiere, ancora nessuna decisione è stata presa.

Il banchiere ha anche speso parole elogiative per la famiglia Del Vecchio che attraverso Delfin (2,7%) è uno dei soci storici di Unicredit. Proprio in questi giorni la banca si prepara a concedere un maxi finanziamento in pool da 11 miliardi a Leonardo Maria Del Vecchio per l’acquisto del 25% della cassaforte lussemburghese saldamente guidata da Francesco Milleri. «Delfin per Unicredit è un cliente molto importante e un azionista che è stato con noi per anni, direi anzi, dall'inizio della privatizzazione di Credito Italiano. Quindi abbiamo un debito, gli dobbiamo molto e gli stiamo vicini», ha spiegato Orcel a Class Cnbc.

I numeri del trimestre

Ma il piatto forte della giornata sono i risultati del primo trimestre, chiuso con un utile netto di 3,2 miliardi, in crescita del 16,1% su base annua, sostenuto da una solida generazione organica di capitale che permette una remunerazione significativa degli azionisti. Il dato ha battuto il consensus degli analisti che si attendevano un risultato vicino ai 2,7 miliardi. In Piazza Affari il titolo è in rialzo del 5% a 66 euro.

È il 21° trimestre consecutivo di crescita redditizia e il miglior risultato di sempre, con performance record su tutte le principali linee, a conferma della tenuta e della scalabilità del modello.

L’andamento del conto economico

Tornando ai numeri della trimestrale, i ricavi crescono del 5% a 6,9 miliardi, dato superiore ai 6,4 miliardi attesi dal mercato. La composizione resta equilibrata: il margine di interesse si attesta a 3,6 miliardi, sostanzialmente stabile, sostenuto da una crescita di qualità dei volumi — prestiti in aumento sia su base trimestrale sia annua — e da una gestione disciplinata della raccolta, con un pass-through dei depositi intorno al 30% (escludendo la Russia).

Le commissioni e il risultato della gestione assicurativa salgono dell’8% a 2,5 miliardi, con un contributo diffuso tra le diverse aree e un’accelerazione nelle commissioni su investimenti e attività di finanziamento, rafforzate anche dall’internalizzazione delle joint venture assicurative nel ramo vita in Italia. Questa componente rappresenta ormai circa il 38% dei ricavi netti, in linea con le ambizioni di medio periodo.

A completare il quadro, i proventi da negoziazione si attestano a 476 milioni (+2,3%), mentre i dividendi raggiungono 408 milioni, più che triplicati su base annua. Il profilo complessivo dei ricavi, diversificato e meno dipendente dal margine di interesse, riduce la volatilità e rafforza la sostenibilità degli utili.

Sul lato dei costi emerge un ulteriore miglioramento dell’efficienza: le spese operative scendono dell’1% a 2,3 miliardi anche grazie al contributo dell’Ai e portano il rapporto costi/ricavi al 33,4%, su livelli tra i più bassi del settore. Ne deriva una redditività elevata e in ulteriore progresso: l’utile netto raggiunge un livello record di 3,2 miliardi (+16% anno su anno), con un Rote al 25,8% — in aumento di 2,7 punti percentuali — ed un eps di 2,15 euro (+19,7%). Risultati ottenuti assorbendo la normalizzazione dei tassi, una distribuzione più uniforme delle rettifiche su crediti e la riduzione dell’esposizione alla Russia.

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Capitale e volumi

Sul capitale, la generazione organica si conferma robusta: nel trimestre il Gruppo ha prodotto 2,9 miliardi, pari a 98 punti base, più che sufficienti a sostenere i 2,4 miliardi accantonati per la remunerazione degli azionisti. Il CET1 ratio si attesta al 14,2% (14,8% pro forma per il Danish Compromise), dopo aver assorbito impatti per complessivi 71 punti base, legati in larga parte agli investimenti azionari — inclusa la maggiore integrazione a patrimonio netto di Alpha Bank e un effetto temporaneo connesso anche a Commerzbank — oltre a componenti regolamentari e tecniche. Il livello resta comunque ampiamente superiore al target manageriale compreso tra il 12,5% e il 13%, preservando margini per distribuzioni e flessibilità strategica.

La qualità degli attivi si mantiene elevata e coerente con un profilo di rischio sotto controllo. Le rettifiche su crediti si fermano a 185 milioni nel trimestre, con un costo del rischio stabile a 17 punti base, all’interno del range obiettivo di 15-20 punti base per l’esercizio e con una distribuzione attesa più lineare nel corso dell’anno.

Il portafoglio resta ben diversificato e resiliente: il net npe ratio è contenuto all’1,4%, i livelli di copertura risultano in miglioramento, il tasso di default si mantiene basso allo 0,7% e gli overlay sulle esposizioni in bonis restano invariati a circa 1,7 miliardi. Nel complesso, la combinazione tra generazione di capitale e disciplina nell’allocazione sostiene sia la remunerazione degli azionisti sia la capacità di affrontare scenari macroeconomici più complessi senza compromettere la traiettoria di crescita.

Alla luce di risultati superiori alle attese, Unicredit alza l’obiettivo di utile 2026 ad almeno 11 miliardi e conferma i target al 2028-2030, nonostante un contesto macroeconomico più complesso.

Il commento di Orcel ai conti

Il ceo ha sintetizzato così i risultati: «Unicredit ha riportato un’altra serie record di risultati trimestrali in tutte le principali metriche finanziarie. L’utile netto ha raggiunto 3,2 miliardi, in rialzo del 16% rispetto all’anno precedente, e ad un Rote eccellente pari al 26%. Questi risultati – continua il banchiere – riflettono una esecuzione disciplinata su tutte le leve, crescita dei ricavi, efficienza dei costi e solidità del capitale, e dimostrano come una banca ben gestita e diversificata possa conseguire rendimenti eccellenti su tutto l’arco del ciclo macroeconomico. La nostra cultura vincente, la continua trasformazione e i nostri punti di forza unici ci preparano al meglio per il futuro in un’ampia serie di scenari».

La scalata a Commerz

Proprio martedì 5, dopo il via libera dell’assemblea, parte l’ops su Commerzbank, la banca tedesca di cui ormai Unicredit controlla in azioni e derivati oltre il 30%. Finora larga parte delle istituzioni del Paese hanno puntato i piedi, ma Orcel è convinto che ci siano le premesse per un dialogo che porti al merger: «Il governo tedesco osserva quello che succede tra noi e Commerz, alcune parti del governo si sono dimostrate più aperte al dialogo, più possibiliste a valutare quello che noi proponiamo». L’ops si chiuderà il prossimo 16 giugno e solo a quel punto Unicrediti deciderà le prossime mosse sul dossier.

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