Unicredit presenta i primi risultati dopo il successo dell'ops su Commerzbank e archivia un secondo trimestre superiore alle attese del mercato, confermando la capacità di far crescere ricavi e redditività pur continuando a investire nella trasformazione del gruppo. Il margine di intermediazione, pari ai ricavi complessivi, si è attestato a 6,52 miliardi di euro, in crescita del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato supera il consensus degli analisti raccolto dalla banca, che indicava ricavi medi per 6,49 miliardi e una mediana di 6,47 miliardi.
Anche l'utile netto ha battuto le aspettative. Il trimestre si è chiuso con un risultato di 2,91 miliardi di euro, superiore ai 2,84 miliardi circa previsti dal consenso. Escludendo una componente straordinaria negativa di 245 milioni legata ai costi di copertura e finanziamento dell'aumento della partecipazione in Commerzbank, l'utile avrebbe raggiunto circa 3,1 miliardi. Nel primo semestre il gruppo ha realizzato un utile netto di 6,12 miliardi con un rote del 23,7%, confermando il miglior primo semestre della propria storia.
La forza dei risultati ha spinto il management a rivedere al rialzo gli obiettivi per l'intero esercizio. L'ambizione per l'utile netto 2026 passa da almeno 11 miliardi a ben superiore a 11 miliardi, pari a circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione.
Contestualmente Unicredit ha introdotto nuovi target di medio periodo, puntando a un utile ben superiore a 13 miliardi nel 2028 e a oltre 15 miliardi nel 2030, entrambi prima del consolidamento integrale di Commerzbank.
Resta invariata la politica di remunerazione degli azionisti di remunerazione degli azionisti, con un payout complessivo dell'80% dell'utile netto distribuibile tra dividendi e buyback. Nel primo semestre sono già stati accantonati 4,7 miliardi destinati alle distribuzioni, pari a 2,3 miliardi nel solo secondo trimestre.
Il gruppo prevede inoltre un acconto sul dividendo in contanti relativo al 2026 di circa 2,8 miliardi, equivalente a circa il 50% del dividendo cash complessivo atteso per l'esercizio. Nell'ambito dell'operazione Commerzbank viene invece meno il buyback da 4,75 miliardi relativo al 2025, capitale che sarà destinato all'acquisizione e, secondo la banca, impiegato a rendimenti superiori.
Andrea Orcel ha commentato: «Unicredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati, che ci ha condotti alla nostra miglior performance operativa di sempre e ad un primo semestre record. Unlimited sta portando ad un cambio di passo: stiamo accelerando la crescita redditizia dei ricavi, con chiari riscontri di incrementi di quote di mercato di qualità e di un forte slancio commerciale, mentre continuiamo a reimpostare la frontiera dell’efficienza».
«L’utile netto», prosegue Orcel, «ha raggiunto 6,1 miliardi nel primo semestre, in rialzo del 24% rispetto all’anno precedente se aggiustato, e ad un rote eccellente pari al 24%. Questi risultati, insieme alle nostre robuste linee di difesa, ci hanno consentito di migliorare la nostra guidance per l’utile netto dell’intero 2026 a ben superiore a 11 miliardi, o a circa 11,5 miliardi esclusi i costi di integrazione».
Il conto economico conferma una crescita equilibrata delle principali componenti operative. Il margine di interesse è salito dello 0,4% su base annua a 3,66 miliardi, sostanzialmente in linea con le attese degli analisti. Molto più brillante la dinamica delle commissioni e del risultato della gestione assicurativa, cresciuti del 14,3% a 2,46 miliardi, ben oltre i 2,36 miliardi previsti dal consenso.
I dividendi provenienti dalle partecipazioni sono più che raddoppiati raggiungendo 709 milioni, mentre i proventi da negoziazione sono risultati negativi per effetto degli oneri connessi all'investimento in Commerzbank.
Sul fronte dell'efficienza i costi operativi sono diminuiti dello 0,7% a 2,30 miliardi, consentendo al rapporto costi/ricavi di mantenersi tra i migliori del settore. Il margine operativo netto è cresciuto del 9,2%, mentre il costo del rischio è rimasto contenuto a 17 punti base, perfettamente all'interno del range indicato dal management.
Lo stato patrimoniale continua a mostrare un'elevata solidità. I prestiti commerciali sono aumentati dell'8% rispetto a un anno prima e i depositi dell'8,3%, a conferma della crescita della raccolta e dell'attività commerciale. Le esposizioni deteriorate restano contenute, con livelli di copertura in miglioramento, mentre la qualità del credito continua a beneficiare di un costo del rischio particolarmente basso.
Il Cet1 si è attestato al 14,3%, in aumento di 10 punti base rispetto al trimestre precedente nonostante l'incremento delle attività ponderate per il rischio collegato all'operazione Commerzbank. La banca precisa che il coefficiente salirebbe al 15% tenendo conto del Danish Compromise e del recupero degli impatti temporanei sugli rwa, mantenendo così un ampio margine rispetto ai requisiti patrimoniali e confermando la capacità di sostenere sia la crescita sia la politica di remunerazione degli azionisti anche dopo l'integrazione della banca tedesca.
Peraltro, per sostenere l'operazione Commerzbank, Unicredit emetterà fino a 5 miliardi di euro di bond convertibili perpetui, strumenti ibridi che rafforzano il capitale della banca e contribuiscono a finanziare l'acquisizione senza ricorrere a un aumento di capitale immediato. L'operazione consente di preservare la flessibilità finanziaria e di limitare la diluizione degli azionisti, sostenendo al tempo stesso i coefficienti patrimoniali durante l'integrazione della banca tedesca.
Dopo l’ops Commerzbank può infatti assorbire fino a 7 miliardi di capitale, anche se il trattamento patrimoniale dipenderà dal riconoscimento del controllo e sarà comunque addolcito dai benefici del Danish Compromise. In questo contesto i bond perpetui possono giocare un ruolo importante trattandosi di strumenti di quasi capitale, a metà strada tra obbligazioni e azioni: consentono di rafforzare il patrimonio senza ricorrere nell'immediato a un aumento di capitale, limitando al tempo stesso la diluizione degli azionisti.
Per l’ops comunque Orcel ha speso parole di soddisfazione parlando con Cnbc; -«Sono due i fattori alla base del successo dell'operazione su Commerzbank. «Il primo fattore è che ancorché si negasse il prezzo di Commerzbank includeva già una componente di premio da speculazione o da m&a, che secondo noi era del 20%, e quindi il premio c'era. In secondo luogo, non abbiamo pagato in cassa ma in azioni e quindi gli investitori hanno guardato al valore relativo delle due azioni e nel caso di Unicredit a quanto questo valore relativo potesse migliorare ulteriormente se Unicredit fosse arrivata al controllo». (riproduzione riservata)