Gli americani lo chiamano income investing. È la strategia d’investimento che consiste nell’acquistare strumenti finanziari che garantiscano (salvo eventi estremi come un eventuale fallimento dell’emittente) un flusso cedolare costante nel tempo tramite un mix di dividendi azionari, etf a distribuzione e cedole obbligazionarie.
E in Italia c’è un modo di fare income investing che piace molto (anche agli investitori più grandi) anche per motivi fiscali: l’investimento in titoli di Stato tassati al 12,5% (anziché al 26%). Ecco allora che il passaggio successivo del ragionamento è quasi scontato: esiste un modo per assicurarsi una rendita mensile tramite cedole di titoli di Stato e non solo per un anno?
La risposta è chiaramente affermativa e di strade per realizzare questo obiettivo ce ne sono molte. La prima, e più semplice in assoluto, è quella di comprare titoli di Stato in scadenza al termine dell’orizzonte temporale scelto per garantirsi la propria rendita in modo che, incrociando tra loro i mesi di stacco cedola, si sia coperti con una distribuzione costante da gennaio a dicembre. E alla fine - o comunque con uno scarto di pochissimi mesi - si riceva anche il rimborso alla pari dei titoli in portafoglio.
Nelle tabelle in pagina Skipper Informatica ha calcolato per MF-Milano Finanza, incrociando oltre 140 mila combinazioni possibili su un insieme di 121 titoli di Stato, un’opzione di portafoglio pensato per avere una cedola al mese, con scadenza massima nel 2031, in modo tale da avere una rendita costante per cinque anni e considerando un investimento di partenza da 50 mila euro.
Dati alla mano, un portafoglio di questo tipo non garantirebbe in realtà ghiotti cedoloni. Anzi. La combinazione di titoli di Stato, che include un Bund, due Btp normali, un Btp green, un Bono spagnolo, un green bond irlandese e un titolo di Stato finlandese, offrirebbe mensilmente da un minimo di 34 a un massimo di 37 euro al mese. Totale: 423 euro all’anno. Tarato sugli attuali costi della vita, il costo necessario per pagare mensilmente l’abbonamento alle piattaforme di streaming, o per la benzina allo scooter necessaria a spostarsi dentro Milano.
Che comunque è meglio di niente, anche perché al contempo il rendimento a scadenza netto annuo dell’intero portafoglio (espresso tenendo conto del reinvestimento dei flussi) è del 2,5%: quanto sufficiente per depositare la propria liquidità, battere l’inflazione attuale e avere anche una - piccolissima - entrata per le spese correnti. Certo, con un impiego di capitale iniziale non indifferente e una diversificazione non proprio ottimale: ragione per cui un’opzione di questo tipo potrebbe essere valutata da chi avesse nei piani una spesa importante tra cinque anni, come l’acconto di una casa.
Alla fine dei cinque anni ci sono due opzioni. La prima: incassare i rimborsi alla pari, con eventuali plusvalenze (come nel caso del bond finlandese 2031, oggi intorno a 86). La seconda: vendere l’intero portafoglio sul mercato, valutando l’andamento dei prezzi.
A tal proposito, Skipper ha simulato anche quale sarebbe il valore del portafoglio tra cinque anni esatti, sommando controvalore e cedole, in presenza di tre scenari: se il rendimento di ciascun titolo in portafoglio non subisce variazioni, se il rendimento di ogni bond dovesse scendere di un punto (e quindi il prezzo salire) e se invece dovesse salire di un punto (e quindi il prezzo scendere). Nel primo caso, un investimento di 49.550 euro arriverebbe a 55.961 tra controvalore e cedole (tasso di crescita composito annuo, o cagr, del 2,46%). Nel secondo caso, il valore finale sarebbe di 56.377 euro (cagr del 2,62%), mentre nel terzo scenario scenderebbe a 55.553 euro (cagr pari al 2,3%). In tutti e tre gli scenari il controvalore del portafoglio al netto delle cedole è superiore al capitale investito: 53.847 euro nel primo scenario, 54.263 nel secondo, 53.439 nel terzo.
C’è poi una seconda possibilità, pensata squisitamente per una strategia di income investing: andare a cercare le cedole più alte possibili mese per mese allungando però la scadenza dei bond, e valutando fin da subito la possibilità di vendere il proprio portafoglio alla scadenza dei cinque anni. In questo caso Skipper ha simulato, dopo aver incrociato 140,5 mila combinazioni su un totale di 121 titoli, un portafoglio per avere una rendita mensile composto da otto titoli: quattro Btp in scadenza rispettivamente nel maggio 2031, febbraio 2033, marzo 2034 e dicembre 2032; un Oat francese all’ottobre 2031 e un altro all’aprile 2035; un Bund tedesco in scadenza nel gennaio 2031 e per finire un Bono spagnolo al luglio 2032.
La duration del portafoglio, cioè quell’indicatore espresso in giorni e anni che fornisce, a un dato momento della vita di un titolo a reddito fisso, il tempo necessario perché esso ripaghi, con le cedole, il capitale investito inizialmente, è pari a 6,37. Per capire il metro di paragone la duration del primo portafoglio con scadenza massima 2031 era pari a 5,64.
In questo caso le cedole diventerebbero sicuramente più corpose: l’entrata mensile oscilla tra un minimo di 135 e un massimo di 158 euro (insomma, un paio di cene al ristornate per due persone), per un totale annuo di 1.753 euro. Il tutto considerando un impiego di capitale iniziale di 49.250 euro.
Si parte a gennaio con la cedola da 135 del Bund tedesco: un titolo emesso nel lontano 2000, che ha una cedola annua (valore inedito per i bond sovrani di Berlino) del 5,5%. Si passa poi a febbraio con il Btp al 2033 e cedola al 5,75%: in questo caso, l’incasso sarà di 151 euro. Così come arriva da un Btp (scadenza 2034, cedola al 4,2%) la cedola di marzo, da 147 euro.
La primavera inizia con un Oat al 2035 e cedola al 4,75%, che paga 135 euro. Poi, a maggio e giugno, di nuovo due Btp: uno al 2031 con tasso al 6% (158 euro la cedola) e poi uno al 2032 con cedola annua al 2,5% (142 euro). Ci si sposta quindi in Spagna per il mese di luglio: un Bono in scadenza nel 2032 e cedola al 5,75%, che paga 151 euro. Così come 151 euro arrivano ad agosto, dal già citato Btp al 2033.
A settembre è di nuovo la volta del titolo del Tesoro italiano al 2034 (147 euro), poi a ottobre si ritorna all’Oat che paga 135 euro, per finire a novembre e dicembre con i due Btp al 2031 e 2032 che pagano rispettivamente 158 e 142 euro.
Il reale elemento di complessità per una strategia di income investing di questo tipo è però un altro: tutti i bond nel portafoglio simulato, con l’eccezione del Btp al 2032 che prezza attualmente sotto 96, viaggiano ampiamente sopra la pari, con punte anche sopra 118.
Questo significa che, se si scegliesse di portare tutti i titoli fino alla scadenza, non solo dovrebbero essere tenuti in portafoglio più del tempo necessario alla propria strategia di cedole quinquennali, ma con il rimborso alla pari si verrebbe giocoforza a generare una minusvalenza in conto capitale. E se si decidesse di vendere esattamente dopo cinque anni? Anche in questo caso Skipper ha proposto tre simulazioni che mettono a confronto controvalore del portafoglio e somma di controvalore e cedole se il rendimento di ciascun titolo rimane invariato, se scende di un punto o se sale di un punto.
Nel primo caso il controvalore iniziale (49.250 euro) scenderebbe a 46.532 euro, ma con le cedole incluse si salirebbe a 55.294. Il che implica un tasso di crescita composito annuo pari al 2,34% (anche se negativo dell’1,13% considerando solo il controvalore dei titoli).
Se il valore di ogni titolo dovesse scendere di un punto (e quindi il prezzo salire) il controvalore al momento della vendita sarebbe di 47.588 euro, mentre quello sommato alle cedole arriverebbe a 56.350, con un cagr del 2,73%. Infine, se il valore dovesse salire di un punto (e il prezzo scendere) il controvalore del portafoglio sarebbe di 45.514 euro, che sommato alle cedole darebbe 54.277 euro (cagr dell’1,96%). Insomma: questo portafoglio sarebbe, in termini di rendimento, più performante del primo soltanto se il rendimento dei titoli scendesse con conseguente salita del prezzo.
L’income investing però ha logiche un po’ differenti rispetto a un classico investimento fatto per l’apprezzamento del conto capitale. L’investitore potrebbe scegliere quindi di pagare il prezzo dei bond comprati sopra la pari - e delle scadenze posticipate nel tempo - per cercare invece di massimizzare le rendite mensili. Il che ha una sua logica, anche perché all’aumentare delle cifre in gioco (ad esempio, se il controvalore iniziale fosse di 500 mila euro) anche le singole cedole aumenterebbero in modo proporzionale.
Quanto alle minusvalenze, se ben integrate nella strategia di portafoglio complessiva possono avere anch’esse una valenza strategica. Per esempio, possono essere portate in compensazione nello zainetto fiscale per ottimizzare eventuali plusvalenze che si realizzeranno nei successivi quattro anni, prima che vengano perse definitivamente. (riproduzione riservata)