È stato «una grave errore non sostenere la candidatura di Federico Freni, sottosegretario all’Economia, in Consob; sono molto dispiaciuto». A dirlo a MF-Milano Finanza è il sottosegretario al ministero del Lavoro Claudio Durigon, che definisce Freni un tecnico «bravo e capace». Anzi, «credo sia stato uno sbaglio etichettarlo per la sua appartenenza politica perché più semplicemente è una persona molto competente che si è messa a disposizione del Paese e sono convinto che avrebbe fatto bene il suo lavoro da presidente Consob», sostiene aggiungendo con un pizzico di polemica che «non sempre i nostri alleati hanno l'intuizione giusta».
Come si riuscirà a questo punto a trovare un nome condiviso per la presidenza della Commissione di vigilanza sui mercati? «Non c’è solo da scegliere il presidente Consob, bisogna rinnovare anche il vertice dell’Antitrust e di Anac. Ci metteremo intorno a un tavolo per scegliere insieme le persone adeguate per tutte le autorità anche se per Consob non sarà facile trovare una persona competente come Freni». Non a caso ieri, prima del Consiglio dei ministri, c’è stato un vertice tra la premier Meloni e i suoi due vice Matteo Salvini e Antonio Tajani per discutere anche delle nomine.
L’agenda del governo è fitta. Entro il 30 settembre sono da riempire 103 caselle in 35 enti pubblici, agenzie e autorità amministrative indipendenti in scadenza. Lo si legge nel dossier «Le nomine negli enti pubblici» stilato dal Servizio per il controllo parlamentare della Camera dei Deputati. Si spazia dall’Anac di Giuseppe Busia all'Enac, passando per la sostituzione di Guido Scorza nel collegio del Garante della privacy. I primi nodi da sciogliere sono appunto la Consob, dove il mandato dell’ex presidente Paolo Savona è scaduto da oltre un mese, e l’Antitrust, dove la presidenza di Roberto Rustichelli è scaduta il 4 maggio.
Per Consob, non c’è più dubbio: si cerca un profilo tecnico, come ribadito ieri da Tajani che ha aggiunto di aver apprezzato il passo indietro di Freni. L’identikit è un presidente non appartenente a schieramenti politici, apprezzato anche dal Quirinale. D’altronde la decisione sulla Consob avviene con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e passaggio parlamentare nelle commissioni competenti. La partita sulla successione di Savona resta aperta. Su Federico Cornelli, tecnico già commissario della Consob, sembra pendere il veto - in questo caso - della Lega. E tra i possibili candidati resta Gabriella Alemanno, anche lei attuale commissaria dell’authority. Si fa strada poi l’ipotesi di Carlo Deodato, segretario generale della presidenza del Consiglio e già segretario generale della Consob nel 2019, anche se la premier non sembra pronta a privarsi del suo collaboratore. Ed è dato in corsa pure l’economista Donato Masciandaro, consigliere del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Quanto alla guida dell’Antitrust, i nomi che circolano sono quello di Guido Stazi, attuale segretario generale dell’autorità, e Saverio Valentino, membro del collegio. La decisione spetta ai presidenti delle Camere, il leghista Lorenzo Fontana a Montecitorio e Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia al Senato. (riproduzione riservata)