Un fondo sovrano per rimettere l’Italia sulla strada della crescita
Un fondo sovrano per rimettere l’Italia sulla strada della crescita
Una proposta di legge per istituire un Fondo Sovrano per convogliare risorse verso investimenti strategici. L'obiettivo è mobilitare risparmio privato e pubblico per infrastrutture e innovazione, superando i limiti fiscali attuali 

di di Mario Turco* 28/07/2026 21:40

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L’Italia sta entrando in una nuova fase, nella quale il problema centrale sarà trovare le risorse per tornare a investire. A differenza del governo Conte, che lasciò in eredità 200 miliardi di risorse del Pnrr, il governo Meloni consegnerà al prossimo esecutivo una doppia camicia di forza: un Patto di stabilità che restringe fortemente gli spazi fiscali e l’impegno assunto in sede Nato di aumentare sensibilmente la spesa per la difesa. Due vincoli destinati a comprimere fortemente i margini di bilancio disponibili per crescita, infrastrutture, innovazione e politica industriale.

Naturalmente occorrerà lavorare per modificare questi vincoli. Ma all’Italia serviranno immediatamente nuovi strumenti capaci di mobilitare le grandi risorse finanziarie già presenti nel Paese e indirizzarle verso investimenti produttivi.

È con questo obiettivo che abbiamo depositato al Senato, a mia prima firma, una proposta di legge per istituire un Fondo Sovrano Nazionale, con l’ambizione di mobilitare almeno 100 miliardi di euro di investimenti. L’Italia dispone infatti di quelle che considero le nostre vere “terre rare”: un importante patrimonio pubblico e uno straordinario stock di risparmio privato. Il problema è trasformare una quota di questa ricchezza in capitale paziente al servizio della crescita, senza imporre alcun vincolo ai risparmiatori.

Il Fondo avrebbe una dotazione pubblica costituita attraverso il conferimento e la valorizzazione di asset dello Stato – partecipazioni societarie, immobili, diritti e altri cespiti – e potrebbe raccogliere, esclusivamente su base volontaria e con un’adeguata remunerazione, risorse provenienti da famiglie, imprese e investitori istituzionali. Pensiamo all’enorme massa di denaro di famiglie e imprese giacente sui conti correnti, alle masse amministrate da Fondi pensione, Casse previdenziali e Fondazioni di origine bancaria. Solo considerando queste voci arriviamo a un bacino potenziale di risorse tra i 2.500 e i 3.000 miliardi di euro.

Un circuito virtuoso

Non si tratta di raccogliere risparmio per finanziare genericamente la spesa pubblica. La finalità è esattamente opposta: creare un circuito virtuoso e partecipativo tra risparmio e investimenti nell’economia reale, concentrando le risorse su infrastrutture di trasporto, reti energetiche e digitali, intelligenza artificiale, cybersicurezza, ricerca, innovazione tecnologica e filiere industriali strategiche.

Per questo abbiamo previsto che il Fondo sovrano possa emettere specifici “Strumenti nazionali di investimento”: i Cin, Conti di investimento nazionali, rivolti principalmente a famiglie e piccole imprese; le Osn, Obbligazioni per lo sviluppo nazionale, dedicate agli investitori con un orizzonte di medio-lungo periodo.

Le risorse raccolte sarebbero vincolate a specifici programmi strategici identificabili e monitorabili, con una piattaforma digitale attraverso la quale conoscere destinazione delle risorse, caratteristiche dell’investimento e stato di avanzamento dei progetti.

A monte ci sarebbe un “Piano strategico nazionale degli investimenti”, proposto dal governo e sottoposto all’approvazione del parlamento. È un punto per noi essenziale: le grandi priorità industriali e infrastrutturali del Paese non possono essere affidate a decisioni episodiche, ma devono rientrare in una programmazione pluriennale trasparente, verificabile e partecipata.

Per rilanciare l’Italia

Dopo il Pnrr, l’Italia non può permettersi un vuoto di investimenti. Con un debito pubblico elevato e margini fiscali sempre più limitati, dobbiamo affiancare alle risorse pubbliche la capacità di mobilitare il risparmio nazionale e attrarre capitali di lungo periodo.

Dopo anni di stagnazione e di difficoltà della produzione industriale, la sfida non è semplicemente spendere di più: è investire di più e meglio, riportando capitale verso infrastrutture, innovazione, imprese e lavoro. Un Fondo Sovrano Nazionale può diventare uno degli strumenti attraverso cui l’Italia torna a scegliere il proprio futuro, anziché limitarsi a subirlo. (riproduzione riservata)

*vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile delle politiche economiche e fiscali del M5S