Un bolide chiamato Poste Italiane, dopo il rally a Piazza Affari ecco dove può ancora arrivare il titolo
Un bolide chiamato Poste Italiane, dopo il rally a Piazza Affari ecco dove può ancora arrivare il titolo
In due anni le azioni del gruppo postale sono salite del 117% e oggi vale 29 miliardi. Il record di 22,39 euro lo ha toccato all’annuncio dello spid a pagamento, che frutterà 180 milioni. Per gli analisti, grazie ai tanti business di Del Fante, l’obiettivo è oltre 24 euro

di di Anna Messia 09/01/2026 21:00

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Nei giorni in cui Poste Italiane ha annunciato che il suo servizio di Spid, il sistema pubblico di identità digitale, diventerà a pagamento con un canone annuo di 6 euro, il titolo del gruppo postale ha toccato a Piazza Affari il record storico di 22,39 euro (l’8 gennaio) e il gruppo ha raggiunto una capitalizzazione di 29,2 miliardi. Gli analisti hanno fatto subito i calcoli: considerando che ci sono 30 milioni di italiani che hanno lo spid Poste (il 70% del totale) e i concorrenti un canone ce l’hanno già (anche più alto di 6 euro), l’incasso per il gruppo guidato da Matteo Del Fante sarà di circa 180 milioni.

Il successo di Poste Italiane e la monetizzazione dello SPID

Bisognerà togliere pensionati, minori e professionisti che resteranno esenti dalla spesa, oltre a chi dovesse decidere di spostarsi verso un altro fornitore ma, in ogni caso, senza sforzo, il gruppo che dall’aprile del 2017 è guidato da Matteo Del Fante avrà un incasso stimato dagli analisti in 130 milioni di profitti netti. Potere e guadagni senza limiti?

Di certo si tratta di una notizia positiva per chi ha puntato sui titoli del gruppo - partecipato al 29,6% dal ministero dell’Economia e al 35% da Cassa Depositi e Prestiti, con l’11,4% di retail e azioni in mano a circa 200 mila piccoli risparmiatori - che si aggiunge alle altre che in questi mesi hanno portato vento in poppa al titolo. Nell’ultimo anno Poste Italiane ha fatto in borsa +60% e se si allunga l’orizzonte a due anni la crescita è stata del +117,6%, contro una performance del Ftse Mib che nello stesso periodo è stata meno della metà: +49,4%.

La scelta di investire in Tim, per esempio, si è rivelata chiaramente vincente non solo per le sinergie che si potranno creare tra i due gruppi, già avviate sia sul fronte della distribuzione sia su quello delle infrastrutture tecnologiche. Dal 15 febbraio scorso, quando Del Fante ha fatto la prima mossa su Telecom Italia, rilevando da Cdp poco meno del 10% di Tim in cambio del 3,78% di Nexi (più 180 milioni cash), le azioni dell’ex incumbent delle tlc guidato da Pietro Labriola hanno messo il turbo, passando da 0,27 a 0,54 euro, raddoppiando di fatto il valore, generando una ricca plusvalenza per Poste.

L'investimento strategico in TIM

Quest’ultima, nel frattempo, rilevando altre azioni da Vivendi, è arrivata al 27,32%, primo azionista della società di telecomunicazioni.

La diversificazione e le acquisizioni chiave

A piacere agli analisti è la diversificazione raggiunta da Poste Italiane negli anni, come dimostra anche l’ultima operazione firmata a dicembre per rilevare, insieme all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il 100% di Pago Pa con una valorizzazione di circa 500 milioni. Poste ha preso il 49% della società nata nel 2019 per facilitare i pagamenti digitali alle pubbliche amministrazioni che nel 2024 è arrivata a gestire transazioni per oltre 90 miliardi di euro.

L'espansione nei pagamenti digitali: Pago PA e IT-Wallet

L’operazione con il Poligrafico punta ora ad efficientare e semplificare la gestione dei servizi digitali pubblici, dall’identità ai pagamenti, e di sviluppate il sistema IT-Wallet, che consente ai cittadini di conservare, consultare e usare documenti, certificati e attestazioni digitali nello smartphone con Poste che sarà della partita.

L'acquisizione di Lis holding e i risultati finanziari

L’altra grande operazione nel settore dei pagamenti Del Fante l’aveva firmata nel 2022, rilevando da International Game Technology (ex Lottomatica) il 100% di Lis holding per 700 milioni. L’acquisto della società dei pagamenti presente nei bar e nelle tabaccherie (con 54 mila punti vendita convenzionati) è stata la più grande acquisizione nella storia di Poste, aveva ricordato Del Fante, segnando un punto di svolta per il gruppo. Oggi, come mostra il bilancio dei primi nove mesi del 2025 chiuso con un utile netto di 1,7 miliardi, più del 40% dei ricavi del gruppo 4,2 miliardi su un totale di 9,6 miliardi provengono dai servizi finanziari con Poste che è arrivata a gestire oltre 600 miliardi degli italiani. Ci sono conti correnti, fondi comuni e soprattutto buoni e libretti postali che il gruppo distribuisce in esclusiva per conto di Cassa Depositi e Prestiti.

Il successo del risparmio postale

Proprio nel 2025 il risparmio postale ha compiuto 150 anni di storia raggiungendo 320 miliardi di euro sottoscritti da 27 milioni di italiani, e vale la pena ricordare che dal collocamento di quei prodotti il gruppo guidato da Del Fante incassa ogni anno maxi commissioni annue comprese tra 1,6 e 1,9 miliardi in base a una convenzione che viene periodicamente puntellata e rinnovata.

I servizi assicurativi e la trasformazione del gruppo

La maggior fonte di redditività del gruppo restano i servizi assicurativi (polizze vita ma anche danni) che nei primi nove mesi del 2025 hanno generato da soli quasi la metà dell’utile netto del gruppo, pari a 836 milioni, rispetto all’utile di 583 milioni dei servizi finanziari. Poi ci sono appunto i servizi di pagamento PostePay, che hanno apportato un utile netto di 313 milioni, mentre dai servizi postali tradizionali (corrispondenza e pacchi) sono arrivati appena 40 milioni.

La trasformazione di Poste realizzata da Del Fante in questi anni è stata chiara. L’ex banchiere di Jp Morgan ha scelto di non chiudere gli uffici postali meno efficienti ma ha anzi rilanciato investendo 400 milioni di euro, che sono stati aggiunti agli 800 milioni arrivati dal Pnrr, per portare servizi della pubblica amministrazione nei piccoli comuni (7.000 uffici postali).

Il progetto Polis e la rete degli uffici postali

Si tratta del progetto Polis seguito in prima linea del direttore generale del gruppo, Giuseppe Lasco.

La rete dei 12.800 uffici postali resta così invariata, con l’offerta che si è nel frattempo ampliata ai contratti gas e luce (che hanno raggiunto 1 milione di clienti) e la possibilità di rinnovare alle poste anche il passaporto o di chiedere un atto di nascita. La scommessa di Poste di sostenere il Paese da una parte e di dare soddisfazione agli azionisti dall’altra sembra essere stata vinta: 100 euro investiti al momento dalla quotazione in borsa di ottobre 2015 tra la crescita del titolo (da 6,75 a 22,39 euro) e i 7,518 miliardi di dividendi pagati, sarebbero oggi diventati 606 euro.

Prospettive future e soddisfazione degli azionisti

Gli analisti vedono ancora spazio di crescita: Goldman Sachs ha fissato l’obiettivo di prezzo a 23 euro e Equita arriva addirittura a 24,5 euro. Converrà restare ancora a bordo del bolide Poste? (riproduzione riservata)