La volontà è quella di andare avanti. E soprattutto di accelerare, fissando un calendario con le misure da realizzare di anno in anno. Al Consiglio Europeo i leader dei 27 Stati membri hanno preparato il terreno per rilanciare la competitività dell’Ue, sempre più stretta tra concorrenza sleale cinese e aggressività americana. È stato proprio lo shock sulla Groenlandia a risvegliare un senso d’urgenza tra i pesi massimi dell’Unione. Così dopo il summit al Castello di Alden Biesen, in Belgio, il perimetro è diventato più chiaro e al centro avrà il mercato unico.
«È la migliore risposta a Donald Trump», ha chiarito Enrico Letta dopo il vertice, a cui ha partecipato nel pomeriggio per aggiornare - ai tempi che corrono - il report preparato sul tema due anni fa. «Il mercato unico va completato entro il 2028 con un accordo inter-istituzionale che garantisca una corsia preferenziale sulle misure chiave per integrare energia, connettività e telecomunicazioni, oltre a creare l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti», ha aggiunto l’ex premier italiano.
Un invito colto subito dalla Commissione Europea. «A marzo presenteremo una road map. Si chiamerà One Europe, One Market e servirà per realizzare le prime riforme operative entro il 2027», ha svelato poco dopo la presidente Ursula von der Leyen. Tra queste non solo il 28esimo regime, un insieme unico di regole che si sostituirà ai 27 diversi ordinamenti nazionali e permetterà alle imprese, interamente online, di operare con facilità in ogni Stato membro.
«Ci sarà anche l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti per avere un mercato dei capitali profondo e liquido», ha rivelato von der Leyen, che così punta a indirizzare i risparmi degli europei verso investimenti produttivi al servizio dell’economia comunitaria. «Abbiamo concordato di concluderne la prima fase entro giugno, che comprenderà anche l’integrazione del mercato, la vigilanza e le cartolarizzazioni. E ad aprile verranno presentate le linee guida sulle fusioni perché abbiamo bisogno di campioni europei».
In mattinata, invece, aveva preso la parola Mario Draghi, autore del rapporto proprio sulla competitività. Da due anni l’ex presidente della Bce continua a lanciare allarmi sui ritardi europei, rimasti inascoltati. Il 12 febbraio il messaggio è stato ribadito con enfasi, nuova sveglia che ha rafforzato quel senso d’urgenza destato da Trump. «Il contesto economico si è deteriorato da quando ho presentato il mio report», ha detto Draghi. «E ciò rende necessario agire con più fretta». La sua agenda è vasta, segno anche dell’imponenza delle sfide che attendono l’Ue.
Anche l’ex premier italiano si è concentrato sul mercato unico e su come rimuovere le barriere interne che lo limitano. E tra gli altri punti ha toccato la frammentazione dei mercati azionari, lo scarso utilizzo dei risparmi europei e l’alto costo dell’energia. Proposte ambiziose, non condivise però da tutti i 27 Stati membri. Così Draghi è tornato sulla cooperazione rafforzata, necessaria per procedere sulle riforme con chi ci sta. Un «federalismo pragmatico» che - in assenza di progressi entro giugno - sarà preso in considerazione da von der Leyen, partendo da una base di nove Stati desiderosi di «muoversi più rapidamente e di diventare più ambiziosi».
Sul punto i governi si stanno già portando avanti come dimostrano le iniziative comuni della premier Giorgia Meloni e del cancelliere Friedrich Merz. Italia e Germania, con il Belgio, hanno presentato un documento a una ventina di Paesi Ue (Francia compresa) in un apposito pre-vertice. Tre le priorità: sempre il mercato unico, la semplificazione e il costo dell’energia, e una politica commerciale ambiziosa e pragmatica.
Sono temi su cui i governi si confronteranno di nuovo a margine del prossimo Consiglio Europeo, facendo dei pre-summit la regola. Una modalità di procedere a trazione italo-tedesca che però non vuole «escludere o essere contro nessuno», ha spiegato Meloni. E per renderlo più chiaro Macron e Merz si sono presentati insieme alla stampa. Con Parigi «siamo d’accordo su diverse questioni, come quasi sempre», ha detto il cancelliere tedesco.
Il sereno potrebbe essere tornato soprattutto su uno dei principali temi di scontro, la preferenza per i beni europei negli appalti pubblici e per gli aiuti di Stato. «Al vertice di marzo definiremo i settori in cui applicheremo il buy europe», ha spiegato il presidente francese. Mentre «ci sarà modo in futuro di parlare del finanziamento dell’Ue», ha precisato Merz, riferendosi a quel debito comune su cui preme la Francia e che in Germania - per adesso - resta un tabù. (riproduzione riservata)