Arriva la risposta dell’Ue al caro energia. Dall’inizio della guerra in Iran la bolletta per l’Europa è aumentata di 24 miliardi, senza ottenere in cambio né più gas né più petrolio. Questi costi si abbatteranno sulle imprese e i cittadini, soprattutto i più vulnerabili. Così la Commissione ha lanciato il piano Accelerate Eu: si tratta di un mix di misure a breve e lungo termine che saranno analizzate dai governi nel Consiglio Europeo informale di Cipro del 23-24 aprile per alleviare il peso della crisi e aumentare l’indipendenza dai combustibili fossili.
«Le scelte che facciamo oggi determineranno la nostra capacità di affrontare le sfide attuali e del domani», commenta la presidente Ursula von der Leyen. «AccelerateEu apporterà misure di sostegno immediate e più strutturali ai cittadini e alle imprese europee. Dobbiamo accelerare il passaggio a energie pulite e autoctone. Ciò ci garantirà indipendenza e sicurezza energetica e ci consentirà di resistere meglio alle tempeste geopolitiche».
Bruxelles seguirà cinque linee d’azione. Si parte dal coordinamento nella gestione delle riserve, strategia che aveva già garantito risparmi dopo la crisi energetica post guerra in Ucraina e che ora sarà migliorata. La maggiore collaborazione andrà dal rifornimento dei depositi sotterranei di gas, all’uso della flessibilità nelle norme di riempimento fino agli eventuali rilasci eccezionali di scorte petrolifere.
I gruppi di coordinamento si riuniranno di frequente. E le misure d’emergenza e per garantire la disponibilità di carburante, compresa la capacità di raffinazione, saranno strettamente coordinate. In questo quadro rientra anche il nuovo osservatorio sui combustibili, che monitorerà produzione, importazioni, esportazioni e scorte. L’obiettivo è individuare con rapidità le carenze per intervenire in tempo. E un occhio di riguardo sarà riservato alle compagnie aeree, a cui sarà fornita maggiore chiarezza sulle forme di flessibilità esistenti.
La seconda linea riguarda le misure tempestive, mirate e temporanee per aiutare le fasce deboli. Così la Commissione suggerisce agli Stati di pensare a forme di sostegno al reddito, a buoni energetici o regimi di leasing sociale, e a ridurre le accise sull’energia per le famiglie vulnerabili. Bruxelles adotterà anche un nuovo quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, valido fino a fine 2026, con maggiore flessibilità per coprire al massimo il 50% degli extra-costi legati alla crisi.
Il terzo passo sarà invece il calo dei consumi. In questo caso l’Ue suggerisce più smart working, riscaldamento più basso negli uffici pubblici, maggiore utilizzo dei trasporti pubblici grazie a prezzi scontati e sussidi, giornate senza auto nelle città e alternative ai voli sulle tratte brevi. Opzioni che saranno contenute in un pacchetto di raccomandazioni inviato agli Stati membri.
Queste le misure sul breve periodo. Nel lungo termine l’idea è accelerare il passaggio all’energia pulita autoctona per sostituire i combustibili fossili. Entro l’estate la Commissione presenterà un piano d’azione con un obiettivo ambizioso di elettrificazione e con misure per rimuovere gli ostacoli nel settore industriale, dei trasporti e dell’edilizia.
Processo che dovrà essere accompagnato da una rete adeguata allo scopo e dall’incremento delle infrastrutture per le rinnovabili. A maggio si aggiungerà anche una proposta per ridurre le tasse sull’energia per le industrie e le famiglie più fragili, in modo da assicurare che l’elettricità venga tassata meno dei combustibili fossili.
L’ultimo tassello saranno gli investimenti, perché per la transizione energetica serviranno 660 miliardi ogni anno fino al 2030. Nei vari Pnrr ci sono ancora 219 miliardi disponibili, e altri 38 miliardi possono essere presi dai fondi di coesione. Il denaro pubblico però non basterà, quindi andranno mobilitate le risorse private e i 12 mila miliardi di risparmi europei. Ecco perché la Commissione organizzerà un apposito vertice sugli investimenti nell’energia pulita.
«Non vi sono alternative al Green Deal per quanto riguarda la sicurezza e la competitività», riassume il tutto Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva della Commissione. «Ancora una volta i cittadini e le imprese stanno pagando il prezzo della nostra dipendenza. Con questo piano, invece, rafforziamo il coordinamento dell’Ue e proteggiamo i più vulnerabili, accelerando al contempo la diffusione dell’energia pulita e dell’elettrificazione autoctone per fare una differenza reale e duratura». (riproduzione riservata)