La stretta di mano sulla «madre di tutti gli accordi» vale da subito 4 miliardi. Sono i risparmi immediati che l’abolizione del 96% delle tariffe in vigore tra Unione Europea e India porterà alle nostre aziende. Ma lo storico trattato di libero scambio siglato martedì 27 a Delhi apre un ponte commerciale e strategico che può portare molto più lontano. L’Ue prevede che l’interscambio, che oggi vale 180 miliardi, raddoppierà nei prossimi sei anni. Quello con l’Italia, oggi attorno a 14 miliardi, potrebbe arrivare a 50. Si liberano da pesanti dazi settori chiave del Made in Italy: dai macchinari al vino e l’olio, dall’automotive ai prodotti agricoli, tra i più tartassati. E gli agricoltori, questa volta, non protestano; dalla liberalizzazione restano esclusi carne, latte, riso e zucchero. «Modi e Von der Leyen parlano di economia, ma pensano alla geopolitica e ai nuovi equilibri del mondo. Per l’Italia è una opportunità storica», spiega a ClassCNBC Vincenzo De Luca, dal 2019 al 2024 Ambasciatore d’Italia in India, oggi consulente strategico e OF Counsel di Gianni&Origoni (video www.milanofinanza.it)
R. Innanzitutto l’accordo crea un mercato integrato tra Europa e India da circa due miliardi di consumatori. Il potenziale economico è enorme. Ma non si tratta solo di commercio: l’intesa si inserisce in un quadro strategico più ampio che comprende protezione degli investimenti, transizione energetica, sicurezza e difesa. Che si affianca al Trade and Technology Council già attivo per condividere tecnologie su energia verde, materiali critici e intelligenza artificiale.
R. Arriva in una fase di accelerazione dei negoziati commerciali europei, anche come risposta alle politiche protezionistiche trumpiane e alle tensioni sui dazi. L’Europa sta chiudendo accordi con India, Mercosur e rafforzando i rapporti con i Paesi del Golfo e il Sud-Est asiatico. È il momento in cui l’Unione deve diventare un soggetto più autonomo nei mercati globali.
R. La riduzione dei dazi avrà un impatto forte nei settori chiave del nostro export. Nell’automotive i dazi scendono gradualmente dal 110% al 10%. Importanti riduzioni anche in agroalimentare, macchinari, chimica, farmaceutico e medical devices. Si aprono opportunità di crescita significativa anche degli investimenti italiani in India, fondamentali per una presenza stabile sul mercato. Le imprese italiane possono entrare pienamente nella strategia indiana del Make in India, che mette al centro del rinascimento indiano l’industria. Siamo la seconda manifattura d’Europa, in posizione ideale per approfittarne. E partiamo da una ottima base, abbiamo già circa 800 imprese italiane presenti in India.
R. Finora c’era uno squilibrio: circa 6 miliardi di stock di investimenti italiani in India, mentre gli investimenti indiani in Italia erano limitati a poche centinaia di milioni. L’operazione Tata-Iveco ha cambiato la scala della presenza indiana nel nostro Paese. Mi aspetto che emergeranno ulteriori opportunità nei macchinari, farmaceutico, tessile e in investimenti greenfield in Italia e in Europa.
R. La svolta nei rapporti è arrivata dal G20 del 2023, dove abbiamo firmato un partenariato strategico Italia-India. Poi, negli ultimi anni, il rilancio è stato importante, rafforzato da un piano d’azione e tanti incontri ad alto livello. Ma l’Italia vuole svolgere un ruolo di primo piano si anche sul grande progetto del corridoio Imec (India-Middle East Economic Corridor). Una novità importante è anche la ripresa di rapporti nel settore della difesa. Qui i problemi del passato, legati anche alla crisi dei Maro’ e altre vicende, sono stati tutti risolti, e ci sono le premesse per una nuova partnership che può andare dalla sicurezza fino allo spazio.
R. L’India ha 1,4 miliardi di persone e una quota enorme di popolazione giovane. Questo è un motore di crescita, ma richiede occupazione qualificata. L’Italia può essere partner nella fornitura di tecnologie e macchinari per sostenere la nuova manifattura indiana. Si possono creare sinergie tra tecnologia manifatturiera europea, digitale e intelligenza artificiale indiana. Penso che il settore dominante resterà quello di macchinari e meccanica, ma vedo anche forte potenziale nei beni di consumo, moda, lusso, alimentare, design e arredo. Nel 2024 abbiamo rilasciato 4.000 visti a operatori indiani per il Salone del Mobile. Anche l’agricoltura è un terreno di partnership: Modi vuole raddoppiare il reddito degli agricoltori al 2030 e questo richiede meccanizzazione avanzata.(riproduzione riservata)