La tregua in Iran non eviterà la stagflazione. E per reagire la Commissione Europea sta valutando un approccio coordinato per tassare gli extra-profitti delle società energetiche, mentre esclude la sospensione del Patto di Stabilità. Valdis Dombrovskis si prepara ad affrontare un 2026 che, per colpa del conflitto in Medio Oriente, sarà più complicato del previsto per l’Unione Europea.
In audizione alla commissione Econ del Parlamento Europeo, e prima ancora in un’intervista al Financial Times, il commissario all’Economia parla di possibile shock stagflazionistico (un mix di crescita bassa e prezzi in rialzo) in arrivo per l’Ue nonostante il cessate il fuoco nel Golfo. L’incertezza è tale da aver spinto Bruxelles a rivedere al ribasso le attese sul 2026 (i dati ufficiali si avranno solo a metà maggio con le previsioni di primavera ) e a stimare un rallentamento del pil dell’Eurozona dello 0,2-0,4% se il costo dell’energia tornerà ai livelli pre-guerra entro fine anno.
Se la discesa dei prezzi sarà più lenta, invece, la frenata potrebbe essere dello 0,4-0,6% sia nel 2026 che nel 2027. Mentre l’inflazione potrebbe salire dell’1% in più nel primo scenario e dell’1,5% nel secondo. «Potremmo affrontare uno shock stagflazionistico», spiega Dombrovskis. «Ma i governi non dovranno trasformare la crisi energetica in una fiscale con spese eccessive. Le misure di sostegno dovranno essere temporanee e mirate, con impatti limitati sui conti».
Secondo il commissario lettone le finanze pubbliche saranno messe sotto pressione già dalle peggiori prospettive economiche dovute al caro energia e alla situazione in Medio Oriente. A tutto questo si aggiungeranno «i costi associati alle risposte politiche degli Stati membri» per aiutare imprese e cittadini in difficoltà.
Ecco perché bisogna ricordarsi che il margine di manovra sarà più limitato rispetto agli shock precedenti «visti i più alti deficit e debiti, i tassi d’interesse più elevati e la necessità di aumentare la spesa per la difesa». Ma una mano arriverà dalla Commissione, che oltre a lasciare gli Stati liberi di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, sta «valutando se adottare un approccio coordinato a livello europeo» come chiesto da Italia e Germania.
Così Bruxelles spera di rendere la misura più efficace visto il fallimento (a livello di incassi) delle imposte simili approvate, sempre a livello nazionale, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Mentre la Commissione non sarà flessibile sull’eventuale sospensione del Patto di Stabilità, che vieta di spingere il rapporto deficit/pil sopra il 3%.
«La clausola generale di salvaguardia si può attivare solo in caso di grave recessione e non siamo in questa situazione», spiega Dombrovskis. Una doccia fredda per l’Italia che vede ridursi i già risicati margini di manovra: l’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo nel 2026 è sempre meno probabile da quando l’Istat ha stimato il disavanzo del 2025 al 3,1%. (riproduzione riservata)