Giorgetti all’Ue: per l’energia stesso trattamento della difesa. Ecco come funziona la deroga e quanto potrebbe spendere l’Italia
Giorgetti all’Ue: per l’energia stesso trattamento della difesa. Ecco come funziona la deroga e quanto potrebbe spendere l’Italia
Nell’Eurogruppo il ministro dell’Economia chiede di destinare al caro bollette parte delle risorse già previste in deroga per la difesa. Italia favorevole alla tassa sugli extraprofitti delle imprese energetiche

di Luca Carrello     04/05/2026 21:05

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Estendere all’energia la deroga al Patto di Stabilità e Crescita già prevista per la difesa. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, porta all’Eurogruppo le richieste dell’Italia, rimasta sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo e quindi con pochi margini di manovra per tamponare il caro bollette provocato dalla guerra in Medio Oriente. La soluzione più praticabile, fanno sapere fonti del Mef, è quella di «suddividere meglio» le risorse già concesse dalla Commissione per la spesa militare, destinandone una parte all’energia.   

Per l’Italia fino a 30 miliardi in più

Giorgetti è consapevole che «lo shock causato dalla crisi iraniana richiede una risposta rapida, coordinata e proporzionata dell’Ue». L’economia italiana «sta dimostrando resilienza», ma il ministro dell’Economia è comunque preoccupato per l’impatto del caro energia sull’industria. Così il titolare del Mef, a Bruxelles, chiede «di estendere alla crisi iraniana la clausola di salvaguardia nazionale già prevista per la difesa» e attivata da 17 Paesi Ue, tra cui la Germania.

Il riferimento è alla deroga al Patto di Stabilità concessa dalla Commissione per finanziare il riarmo europeo. Una deviazione dalle regole fiscali valida fino al 2028, che consente di aumentare la spesa militare ogni anno fino all’1,5% del pil, non calcolandola nel deficit. Parte di queste risorse - mantenendo invariato il tetto massimo - potrebbe andare all’energia secondo Giorgetti. Così l’Italia, se volesse sfruttare al massimo la deroga, avrebbe a disposizione poco più di 30 miliardi l’anno da dividere tra riarmo e aiuti a famiglie e imprese.   

Le altre due soluzioni

Per Giorgetti esisterebbero anche altre due opzioni. La migliore «è attivare la clausola di salvaguardia generale a livello europeo per ottenere maggiore spazio di bilancio». Ipotesi bocciata anche all’Eurogruppo dal commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, che spinge per misure temporanee e mirate. Ancora un no quindi alla deroga prevista dalla Commissione durante la pandemia per sospendere le norme contabili dell’Ue, eccezione concessa all’epoca a tutti gli Stati membri per rilanciare l’economia fermata dal Covid-19.

Per poter seguire questa strada serve una grave recessione, continua a ripetere Bruxelles, una situazione in cui l’Unione non si trova ancora e nemmeno l’Italia visto che il governo stima una crescita del pil dello 0,6% nel 2026. Quindi «senza il consenso necessario», difficile da raggiungere al momento, «l’alternativa migliore sono le clausole di salvaguardia nazionali (valide solo per gli Stati che chiedono di attivarle, non per tutta l’Ue, ndr)», accompagnate da «un rigoroso impegno a mantenere la sostenibilità fiscale».

La tassa sugli extraprofitti

Il problema è che quest’ultima opzione, cioè un’eccezione al Patto apposita per l’energia, espone chi se ne serve alla reazione dei mercati, che potrebbero punire un Paese con un debito pubblico elevato come l’Italia, compromettendo tutti gli sforzi fatti finora per ridurre lo spread. Senza contare, poi, che i governi hanno idee diverse su come affrontare la crisi iraniana. Allora per Giorgetti, stando a fonti ministeriali, la soluzione più praticabile è comprendere il caro bollette nella deroga per la difesa, magari aggiungendo una tassa europea sugli extraprofitti delle società del settore, misura su cui però non c’è ancora una maggioranza tra i 27.

«Sono interessato a discutere di provvedimenti selettivi per incrementare le entrate: in quest’ottica sosterrei un’imposta del genere, come suggerito da Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria nella lettera inviata alla Commissione», afferma il ministro dell’Economia. «Bruxelles ha detto che non presenterà una proposta specifica, ma è pronta ad aiutare chi introdurrà tali tasse. Pertanto auspico una proficua collaborazione e un aiuto costruttivo perché credo che la politica attendere e vedere sia finita: ora è tempo di agire». (riproduzione riservata)