Ucraina, Zelensky propone un faccia a faccia con Putin: «incontriamoci e chiudiamo la guerra». Mosca: «Può venire quando vuole»
Ucraina, Zelensky propone un faccia a faccia con Putin: «incontriamoci e chiudiamo la guerra». Mosca: «Può venire quando vuole»
Il presidente ucraino Zelensky offre una tregua durante i negoziati. Il nodo della sede. Trump: «devono fare certi compromessi»

di Francesca Gerosa 05/06/2026 07:30

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Volodymyr Zelensky prova a imprimere una svolta al conflitto e chiama Vladimir Putin a un confronto diretto per mettere fine alla guerra che da oltre quattro anni scuote l'Europa. In una lettera aperta al presidente russo, il leader ucraino ha proposto di superare la fase delle mediazioni e di arrivare a un faccia a faccia tra i due capi di Stato, accompagnato dal coinvolgimento di Europa e Stati Uniti come garanti di un eventuale accordo.

La proposta di Zelensky

L'iniziativa arriva in un momento particolare della crisi internazionale. Secondo Zelensky, Washington è oggi fortemente concentrata sul dossier iraniano e sarebbe un errore attendere che il conflitto ucraino torni al centro dell'agenda americana. «Vediamo che gli Stati Uniti sono pienamente concentrati sulla questione dell'Iran e sarebbe sbagliato aspettare semplicemente che la guerra in Europa torni al centro della loro attenzione», ha scritto il presidente ucraino in una lettera aperta a Putin pubblicata sui suoi canali social. Da qui la proposta di un dialogo diretto con il Cremlino: «L'Ucraina propone di mettere fine a questa guerra attraverso l'impegno diretto tra noi e voi. Propongo un incontro».

Il presidente ucraino ha anche indicato come possibili sedi del vertice la Svizzera, la Turchia o alcuni Paesi arabi che negli ultimi anni hanno ospitato negoziati internazionali. «Sono i leader che risolvono le questioni chiave», ha sottolineato, chiedendo di «fissare una data chiara» per il confronto. Zelensky immagina, inoltre, un negoziato sostenuto dalle principali potenze occidentali. «Riteniamo che l'Europa e gli Stati Uniti dovrebbero essere parte di questo processo», ha spiegato, indicando la necessità di costruire «una nuova architettura di sicurezza» per il continente.

La disponibilità a un cessate il fuoco 

La novità più significativa riguarda, però, la disponibilità di Kiev a una sospensione totale delle ostilità per l'intera durata dei negoziati. Zelensky ha, infatti, assicurato che l'Ucraina è pronta ad accettare un cessate il fuoco durante le trattative, con un eventuale monitoraggio statunitense lungo la linea del fronte. «L'Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati», ha scritto, aggiungendo che «un tentativo di stabilire il vero silenzio è il modo migliore per iniziare a parlare».

Un'apertura che punta a dimostrare la volontà di Kiev di esplorare concretamente una soluzione diplomatica. Nella lettera non sono mancati, però, toni duri nei confronti del presidente russo. Zelensky ha avvertito che, in assenza di un accordo, l'Ucraina continuerà a combattere contando sul sostegno dei propri alleati. «L'Ucraina continuerà a lottare per la sua esistenza. Avremo chi ci sostiene», ha affermato e lanciato un messaggio direttamente a Putin, sostenendo che il protrarsi della guerra potrebbe mettere sotto pressione non solo la Russia ma anche la stessa leadership del Cremlino: «Anche tu dovrai lottare molto più duramente per la tua esistenza, non per quella della Russia, ma per la tua».

L’apertura del Cremlino e il nodo della sede

La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che Zelensky «può venire a Mosca in qualsiasi momento», lasciando aperta la porta a un contatto diretto tra i due leader. Una replica che, tuttavia, contiene anche un elemento di distanza politica: nella sua lettera il presidente ucraino aveva escluso esplicitamente la possibilità di recarsi nella capitale russa, sostenendo che il negoziato dovrebbe svolgersi in un Paese terzo.

L'apertura del Cremlino rappresenta, comunque, uno dei segnali più rilevanti degli ultimi mesi, anche se resta da verificare la disponibilità effettiva del leader russo a sedersi al tavolo e soprattutto le condizioni che Mosca intende porre per un eventuale accordo.

Donald Trump spinge per un compromesso

Sul dossier è intervenuto anche il presidente statunitense, Donald Trump, che ha ribadito la necessità di un incontro tra i due leader. «Devono incontrarsi» e «devono fare certi compromessi», ha detto. Il presidente americano ha aggiunto di aspettarsi un'intesa entro cento giorni: «Non posso garantirlo, ma è quello che spero». Trump ha, inoltre, confermato di aver parlato con Zelensky e di ritenere che anche Putin sia interessato a raggiungere un accordo.

Da un lato l'amministrazione americana cerca di mantenere il ruolo di regista del processo negoziale mentre la Camera Usa ha approvato un provvedimento bipartisan per fornire nuovi aiuti fino a 8 miliardi a Kiev e imporre sanzioni sui settori dell'energia e delle finanze della Russia, in netto contrasto con l'approccio di Trump al conflitto, dall'altro l'Ucraina tenta di accelerare i tempi, proponendo un confronto diretto che riporti la responsabilità delle decisioni nelle mani dei due protagonisti del conflitto.

Per l'Europa, che Zelensky considera indispensabile nel sistema delle future garanzie di sicurezza, la proposta rappresenta un banco di prova politico. Un eventuale tavolo diretto tra Kiev e Mosca, sostenuto da Washington e dalle principali capitali europee (Germania, Francia e Regno Unito stanno collaborando con l'Ucraina per elaborare un piano che consenta di avviare colloqui con la Russia), potrebbe ridisegnare gli assetti strategici europei del dopoguerra. Ma dopo il fallimento degli accordi di Minsk e oltre quattro anni di guerra, il nodo della fiducia reciproca resta il principale ostacolo sulla strada della pace. (riproduzione riservata)