Ucraina al voto per la pace? Zelensky valuta voto e referendum il 24 febbraio 2026
Ucraina al voto per la pace? Zelensky valuta voto e referendum il 24 febbraio 2026
Secondo il Financial Times, il presidente ucraino starebbe considerando di andare alle urne nel quarto anniversario dell’invasione russa. Ma Kiev frena: Prima serve la sicurezza. il ministro degli esteri Antonio Tajani: senza intesa difficile portare milioni di cittadini al voto.

di di Giusy Iorlano 11/02/2026 10:53

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Un referendum per legittimare la pace, anche al prezzo di dolorose concessioni. È questa l’ipotesi che scuote Kiev e che, se confermata, segnerebbe una svolta storica nel conflitto ucraino. Secondo il Financial Times, che cita fonti governative ucraine e alti funzionari occidentali, il presidente Volodymyr Zelensky starebbe seriamente valutando di indire elezioni presidenziali e un referendum nazionale il 24 febbraio 2026, quarto anniversario dell’invasione russa.

Una data altamente simbolica, che trasformerebbe il giorno della memoria dell’aggressione in quello di una possibile rifondazione politica del Paese. Ma anche in un passaggio che molti leggono come una resa diplomatica alla Casa Bianca guidata da Donald Trump. Il presidente Usa ha, infatti, fatto pressioni su Kiev affinché entrambe le votazioni si tengano entro il 15 maggio, pena la perdita delle garanzie di sicurezza proposte dagli Stati Uniti.

La realpolitik americana

Il termine ‘resa’ è forte, ma fotografa la nuova cornice geopolitica. Con Trump alla Casa Bianca deciso a chiudere il dossier ucraino, Washington avrebbe impresso una svolta pragmatica alla linea occidentale. La priorità non sarebbe più il pieno ripristino dell’integrità territoriale di Kiev, bensì un accordo che congeli il conflitto, riduca l’esposizione finanziaria e militare americana e stabilizzi il fronte orientale dell’Europa.

In questo scenario, il referendum diventerebbe per Zelensky uno scudo politico indispensabile: un mandato popolare per accettare condizioni finora considerate irricevibili, come possibili concessioni territoriali o una rinuncia formale alle ambizioni di adesione alla Nato. Decisioni che, senza un’investitura diretta degli elettori, rischierebbero di minare la legittimità del leader ucraino e spaccare il Paese.

Zelensky replica al FT, senza sicurezza non ci saranno annunci

Il mandato presidenziale di Zelensky è formalmente scaduto il 20 maggio 2024. Tuttavia, la legge marziale e la mobilitazione generale hanno reso impossibile lo svolgimento di elezioni regolari, anche alla luce dell’occupazione russa di porzioni significative del territorio ucraino.

L’ufficio del presidente ucraino ha, immediatamente raffreddato le indiscrezioni del Financial Times: «Finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci (sulle elezioni)», ha dichiarato a Rbc Ucraina. Una precisazione che non smentisce del tutto l’ipotesi, ma la subordina a una condizione essenziale: prima l’accordo, poi il voto.

Secondo i sondaggi, il sostegno pubblico a Zelensky, pur essendo ancora sostanziale, è diminuito rispetto ai livelli vicini all’unanimità che si registravano quattro anni fa, a causa degli scandali di corruzione all'interno della cerchia ristretta del presidente. Persone vicine a Zelensky hanno affermato che lui e il suo team avevano già segnalato all’amministrazione Trump di essere aperti a una tempistica straordinariamente rapida per il voto, nonostante gli ostacoli logistici legati allo svolgimento di elezioni con breve preavviso in tempo di guerra.

Tajani: Zelensky dovrà coinvolgere Parlamento e cittadini in caso di accordo

Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto a Sky Tg24: «In caso di accordo tra Russia e Ucraina, Zelensky dovrà sottoporre questo accordo al Parlamento. È un referendum popolare quindi non può ovviamente fare tutto da solo, dovrà chiedere giudizio ai suoi cittadini, ma prima bisogna arrivare a un accordo». Tajani ha sottolineato come, in assenza di un’intesa, sia «difficile poter andare a portare al voto milioni di persone in Ucraina», ribadendo tuttavia il sostegno italiano a ogni iniziativa che possa condurre alla fine del conflitto.

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