Ubs mette in allerta l’Italia: cosa succederà quando finirà il boom dell’edilizia?
Ubs mette in allerta l’Italia: cosa succederà quando finirà il boom dell’edilizia?
Il report dell’economista Arend Kapteyn evidenzia come circa un terzo della crescita italiana degli ultimi sei anni sia arrivato dalle costruzioni, sostenute da Superbonus e fondi del Pnrr. Ora che gli incentivi si stanno esaurendo, il rischio è che emerga il vero potenziale di crescita dell’economia italiana

di di Giusy Iorlano  18/06/2026 11:00

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L’Italia è stata una delle sorprese economiche dell’ultimo quinquennio. Dal 2019 il pil è cresciuto a un ritmo medio annuo dell’1,4%, superando Francia, Germania e media dell’Eurozona, mentre la disoccupazione è scesa ai livelli più bassi dagli anni Ottanta.

Ma secondo un nuovo report di Ubs, firmato dall’economista Arend Kapteyn, dietro questa performance c’è soprattutto un fattore: il boom delle costruzioni.

L’istituto svizzero sottolinea come gran parte del vantaggio competitivo accumulato dall’Italia rispetto agli altri grandi Paesi europei sia riconducibile agli investimenti e, in particolare, all’edilizia.

Le costruzioni hanno generato un terzo della crescita

I numeri riportati da Ubs sono significativi. Dal 2019 il valore aggiunto del settore delle costruzioni è aumentato di circa il 50%, mentre in Germania, Francia e Spagna il comparto è rimasto sostanzialmente stagnante o in calo.

Secondo le stime della banca, l’edilizia ha contribuito per circa 0,3 punti percentuali all’anno alla crescita del pil, pari a circa un terzo dell’espansione economica complessiva registrata negli ultimi sei anni.

Senza questo contributo, la crescita italiana sarebbe stata molto più vicina a quella del resto dell’Europa.

Il Superbonus è stato il principale motore

Per Ubs la straordinaria espansione delle costruzioni è stata alimentata soprattutto da una politica fiscale eccezionalmente generosa.

Il Superbonus 110%, introdotto nel 2020, ha consentito ai proprietari di immobili di ottenere crediti fiscali superiori ai costi sostenuti per gli interventi di efficientamento energetico.

Nonostante abbia interessato soltanto il 4-5% del patrimonio immobiliare italiano, il suo impatto sui conti pubblici è stato enorme: Ubs stima un costo complessivo pari a circa il 10,5% del pil.

Una misura che ha innescato una forte domanda di lavori edilizi, sostenendo occupazione e investimenti lungo tutta la filiera.

Anche il Pnrr ha spinto il settore

Il secondo pilastro della crescita è stato rappresentato dai fondi europei del Recovery and Resilience Facility, il programma che finanzia il Pnrr.

L’Italia è stata uno dei principali beneficiari delle risorse europee. Finora sono stati erogati fondi pari al 7,4% del pil, mentre circa il 5% del pil è già stato effettivamente speso.

Ubs evidenzia che oltre un terzo di queste risorse è stato destinato a progetti collegati alle costruzioni, contribuendo ulteriormente all’espansione del settore.

Il vero test inizia adesso

Il punto centrale del report è però un altro. Il Superbonus è ormai quasi completamente archiviato e i flussi del Pnrr sono destinati a ridursi progressivamente nel corso dei prossimi anni. Di conseguenza, diventa sempre più difficile capire quale sia il reale potenziale di crescita dell’economia italiana una volta venuto meno il sostegno straordinario della spesa pubblica.

Per il momento i segnali restano positivi. La fiducia delle imprese di costruzione rimane elevata e l’occupazione è vicina ai massimi storici.

Tuttavia, Ubs avverte che questi indicatori potrebbero riflettere ancora gli effetti ritardati degli incentivi già erogati.

Produttività e demografia restano i nodi irrisolti

Secondo gli analisti della banca svizzera, i problemi strutturali dell’economia italiana non sono scomparsi.

La popolazione in età lavorativa continua a diminuire e i progressi sul fronte della produttività restano limitati. Sono proprio questi due fattori che, nel lungo periodo, determinano la capacità di un Paese di crescere in modo sostenibile.

Per questo motivo Ubs si chiede se l’Italia abbia già raggiunto il punto più alto del suo ciclo di crescita recente.

Picco di crescita o nuova normalità?

La conclusione del report resta aperta. Da un lato, l’Italia ha dimostrato una capacità di crescita economica che pochi osservatori avrebbero immaginato prima della pandemia. Dall’altro, una parte rilevante di questo risultato è stata sostenuta da misure fiscali straordinarie e da ingenti trasferimenti europei.

La domanda che Ubs pone agli investitori è semplice: l’economia italiana è entrata in una nuova fase di crescita strutturale oppure sta per affrontare la fine di una stagione eccezionale alimentata dagli incentivi?

La risposta arriverà nei prossimi anni. Quando la spinta di Superbonus e Pnrr sarà completamente assorbita, si capirà se l’Italia ha davvero cambiato passo oppure se il boom dell’edilizia è stato soltanto un potente, ma temporaneo, acceleratore della crescita. (riproduzione riservata)