Uber, maxi-ristrutturazione: taglia 3.300 posti di lavoro, è il ridimensionamento più pesante dal 2020
Uber, maxi-ristrutturazione: taglia 3.300 posti di lavoro, è il ridimensionamento più pesante dal 2020
La società ridurrà di circa il 10% dei dipendenti nell’ambito di una riorganizzazione che punta a eliminare livelli manageriali, accorpare i team e contenere i costi

di di Giusy Iorlano 02/09/2026 16:22

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Uber Technologies si prepara a tagliare circa 3.300 posti di lavoro, pari a circa il 10% della forza lavoro, nell’ambito di una profonda riorganizzazione interna. La società punta a ridurre i livelli gerarchici, consolidare i team e diminuire la complessità organizzativa per rendere più rapido il processo decisionale e contenere i costi.

La notizia, anticipata da Bloomberg News, arriva dopo un anno difficile per il titolo Uber, che ha perso quasi l’8% tra i timori degli investitori sull’impatto che i servizi di trasporto autonomo, in particolare quelli di Waymo, potrebbero avere sulla posizione dominante della società nel mercato nordamericano.

Il più grande taglio dal 2020

Secondo l’ultimo rapporto annuale, Uber contava circa 34mila dipendenti a livello globale alla fine dello scorso anno. I nuovi licenziamenti rappresenterebbero, dunque, la riduzione più significativa dell’organico dalla primavera del 2020, quando la società eliminò circa 6.700 posti, quasi un quarto della forza lavoro, nel pieno del crollo della domanda provocato dalla pandemia.

Questa volta, tuttavia, la ristrutturazione non è legata a una crisi della domanda. L’obiettivo dichiarato è rendere la struttura aziendale più snella e meno burocratica.

Meno livelli gerarchici e micro-team

L’amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha spiegato che la crescita organizzativa aveva finito per creare livelli di coordinamento eccessivi, rallentando le decisioni.

Uber ha già ridotto del 20% il numero di dipendenti che si trovano a sette o più livelli gerarchici sotto il ceo e quasi dimezzato i cosiddetti “micro-team”, formati da uno o due riporti diretti.

La riorganizzazione prevede, inoltre, l’accorpamento di alcuni team e una maggiore concentrazione del personale attorno ai principali hub aziendali.

La nuova struttura avrà anche un impatto sul lavoro da remoto. Uber concentrerà i team globali principalmente a New York e San Francisco e chiederà alla maggior parte dei dipendenti che lavorano da remoto di trasferirsi.

Le posizioni completamente remote saranno limitate a circa l’1% del personale, mentre resterà in vigore la politica che prevede almeno tre giorni di presenza in ufficio.

Uber non attribuisce i tagli all’AI

Khosrowshahi ha scelto inoltre di non collegare la riduzione dell’organico all’intelligenza artificiale, distinguendosi da numerosi altri dirigenti del settore tecnologico che negli ultimi mesi hanno indicato nell’AI uno dei fattori alla base delle ristrutturazioni.

La scelta di Uber arriva in un momento in cui il settore della mobilità guarda soprattutto alla possibile evoluzione della guida autonoma. Gli investitori temono che società come Waymo possano progressivamente ridurre il vantaggio competitivo costruito da Uber nel ride-hailing. (riproduzione riservata)