Tutte le mosse future di Orcel, tra ok Bce a UniCommerz e il risiko in Italia
Tutte le mosse future di Orcel, tra ok Bce a UniCommerz e il risiko in Italia
Il progetto della nuova sede di Unicredit allo Scalo Farini prevede quattro edifici orizzontali. I lavori, visibili dall’ufficio del ceo, dovrebbero concludersi entro tre anni. Tre come le direttrici su cui muovono le prossime mosse dell’istituto

di di Roberto Sommella 10/10/2026 09:00

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Unicredit si fa in quattro. Detta così sembrerebbe una nuova suddivisione dei settori della banca oppure uno sforzo per entrare di forza nel risiko bancario. E invece si tratta di una cosa molto più importante, in una città a caccia di nuove aree edificabili come Milano: lo sviluppo del progetto della nuova sede alla Scalo Farini. I lavori nella grande area ferroviaria sono iniziati e visibili a occhio nudo direttamente dall’ufficio del ceo Andrea Orcel. Dovrebbero completarsi, per la parte che interessa la banca, entro tre anni. Non si tratterà però di una nuova torre, come quelle di piazza Gae Aulenti, ma di quattro edifici orizzontali, che sviluppano quindi meno in altezza ma occupano la profondità come in uno schema calcistico. Un mondo per lanciare anche un’altra visione urbanistica della città finanziaria, che magari diventerà moda.

Le tre direttrici di Unicredit

Non ha mai smesso invece di essere in voga il risiko bancario, che vede protagonista in questo momento Intesa, a un passo dalla conquista del Monte dei Paschi di Siena, sempre che il suo amministratore delegato Luigi Lovaglio non abbia in serbo qualche colpo di scena dei suoi. E pur non essendo sul palcoscenico nazionale in questo atto del racconto della finanza italiana, Unicredit resta alla finestra e si muoverà con accortezza lungo tre direttrici.


La prima è quella europea. A metà ottobre arriverà il via libera della Bce all’acquisto di Commerzbank e Orcel potrà portare a casa un’operazione che porterà la capitalizzazione aggregata a circa 155 miliardi, compiendo peraltro un passo concreto verso quell’unione di capitali di cui si parla tanto, compresi i libri di Enrico Letta e Mario Draghi, ma per cui Bruxelles sta facendo ben poco.

La seconda linea direttrice dell’azione di Orcel è la crescita sui territori, da cui arrivano segnali importanti. In particolare in Lombardia, la prima regione industriale d’Europa, la banca è cresciuta dell’1,3% in una zona presidiata comunque moltissimo anche da altre grandi banche. Un segnale di vitalità che dovrebbe riverberarsi anche nell’accesso al credito delle pmi.

Abbandonato il contenzioso col governo Meloni sul Golden Power, a causa del quale Unicredit non ha potuto proseguire la sua ops su Banco Bpm, si ritiene che Orcel resterà alla finestra, senza insistere su Piazza Meda, anche perché Credit Agricole, attualmente al 30%, avrebbe spuntato un sostanziale via libera dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta a diventare il pivot della banca guidata da Giuseppe Castagna. Escluso che Intesa venda gli altri sportelli del Monte a Unicredit, tolti quelli già appannaggio della Unipol di Carlo Cimbri, una strada per crescere ancora in Italia sarebbe poi quella dell’acquisto della Banca del Mezzogiorno, risanata e messa in vendita dal ministero dell’Economia.

La partita su Generali

Ma il colpo che qualcuno sul mercato si attende è quello che vede Generali al centro di rinnovati appetiti. Non è escluso così, almeno sulla carta, che il colosso guidato da Orcel possa decidere di crescere ulteriormente nell’azionariato della compagnia assicurativa, dove ora ha il 10%, per spingersi fino a circa il doppio del peso azionario, superando così la quota di Mediobanca. Il che, al momento, è comunque una mera ipotesi di mercato.

Ovviamente un’operazione del genere necessita del via libera prima del cda di Unicredit e poi dell’Ivass, seppure non sia - secondo quanto risulta a Milano Finanza - un’ipotesi da scartare a priori. Il terzo e ultimo fronte per Unicredit è infine quello della competizione con il rivale di sempre, Intesa Sanpaolo. È una gara a chi fa meglio come quelle epiche tra Coppi e Bartali, che andrà comunque avanti grazie al fatto che i due banchieri romani (anzi per l'esattezza, di Roma Nord) sono tra i migliori se non i migliori d’Europa. E la sfida nella capitale è il sale per eccellere, sin dai tempi antichi. Ne beneficerà tutto il Paese. (riproduzione riservata)