Turchia, tsunami su borsa e fondi, interviene la banca centrale: 5 arresti. Liquidati 131 veicoli per 18 miliardi
Turchia, tsunami su borsa e fondi, interviene la banca centrale: 5 arresti. Liquidati 131 veicoli per 18 miliardi
Titoli illiquidi, riscatti e vendite forzate fanno crollare la Borsa di Istanbul, che prepara una profonda revisione del Bist-100. Le autorità corrono ai ripari: 131 fondi da liquidare e un’inchiesta sulle presunte manipolazioni

di Elena Dal Maso 23/09/2026 08:25

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La crisi dei fondi di investimento che ha scosso la Borsa di Istanbul è sfociata nell'arresto di cinque esponenti del mondo finanziario turco. La magistratura di Istanbul ha disposto martedì 22 settembre la custodia cautelare per Emre Tezmen, presidente di Tera Yatirim Holding, Emre Alkin, membro del cda di Tera Yatirim Holding, Kerem Alkin, consigliere indipendente della società, Alper Öztürk, direttore generale di Tera Portföy, e Serdar Turhan, presidente di Pusula Holding. I cinque erano stati fermati nei giorni precedenti nell'ambito dell'inchiesta sulle operazioni nei mercati dei capitali.

L'inchiesta della Procura di Istanbul è partita da un rapporto della Sermaye Piyasasi Kurulu (Spk), l'autorità turca dei mercati, relativo alle operazioni sul titolo Katilimevim (KTLEV). Secondo la Procura, il rapporto di Spk avrebbe rilevato elementi di «manipolazione del mercato» sul titolo. Il procedimento si è poi allargato alle operazioni relative anche a Destek Finans e Hedef Holding e al ruolo di diverse società di investimento e gestione del risparmio.

Già il 17 settembre Spk aveva presentato denunce penali contro 38 persone per presunta manipolazione delle azioni di Katilimevim, Gündogdu Gida e Destek Finans Faktoring, disponendo nei loro confronti anche un divieto di negoziazione per due anni. Tra i soggetti interessati figurava anche Pusula Portföy. Il 21 settembre la Procura aveva quindi avviato procedimenti nei confronti di 25 sospettati nell'ambito del filone Katilimevim: 15 erano stati fermati, mentre altri 10 risultavano ancora ricercati. Contestualmente erano stati congelati beni e operazioni finanziarie riconducibili a dirigenti e amministratori di nove società.

La crisi dei fondi

Parallelamente all'inchiesta penale, Spk è intervenuta sulla crisi di liquidità che aveva investito il settore del risparmio gestito. L'autorità ha ordinato la liquidazione di 131 fondi gestiti da sette società di gestione: Tera Portföy, Pusula Portföy, Hedef Portföy, Bulls Portföy, A1 Capital Portföy, Atlas Portföy e Pardus Portföy. La massa interessata ammonta a circa 891 miliardi di lire turche, pari a oltre 18 miliardi di dollari, e riguarda circa 353.000 investitori.

La crisi dei fondi e l’indagine sulle presunte manipolazioni si sono sviluppate attorno allo stesso ecosistema di società e titoli. Tra i cinque arrestati del 23 settembre figurano infatti Alper Öztürk, direttore generale di Tera Portföy, una delle società i cui fondi sono stati messi in liquidazione da Spk, e Serdar Turhan, presidente di Pusula Holding, a cui fa capo Pusula Portföy, anch’essa coinvolta nella crisi dei fondi. .

Per gestire le liquidazioni, la Spk ha affidato a Is Bankasi la funzione di banca depositaria per i fondi di Tera Portföy e a Ziraat Bankasi quella per i fondi delle altre sei società. Inizialmente il processo era stato previsto in tre mesi, ma il 21 settembre Spk ha esteso a sei mesi il termine per consentire di liquidare gli asset, tenendo conto della struttura dei portafogli e delle condizioni di mercato ed evitando, per quanto possibile, vendite forzate a prezzi sfavorevoli.

Come si è arrivati al crollo

Il punto centrale della vicenda è la composizione dei portafogli. Diversi fondi avevano accumulato partecipazioni elevate in società con flottante ridotto e azioni poco liquide. In presenza di pochi titoli effettivamente disponibili sul mercato, acquisti relativamente contenuti possono contribuire a sostenere rapidamente le quotazioni. Il problema è che lo stesso meccanismo funziona al contrario quando arrivano vendite consistenti.

La situazione si è aggravata ad agosto, quando Spk ha introdotto nuove restrizioni sulle partecipazioni dei fondi in società caratterizzate da un basso flottante. Le nuove regole hanno costretto alcuni gestori a ridurre le esposizioni proprio sui titoli più illiquidi. A quel punto si è innescato un circolo vizioso. I fondi hanno dovuto vendere titoli per adeguarsi alle nuove regole e, contemporaneamente, hanno iniziato a ricevere richieste di rimborso dagli investitori. Ma liquidare rapidamente grandi posizioni in azioni con pochi scambi significa esercitare una forte pressione sui prezzi. Il calo delle quotazioni ha a sua volta ridotto il valore degli asset disponibili e reso ancora più difficile soddisfare i riscatti.

In alcuni casi, i gestori hanno quindi dovuto vendere azioni più liquide e facilmente negoziabili per procurarsi la liquidità necessaria, trasferendo la pressione dai titoli meno scambiati al resto del mercato. È questo passaggio ad aver trasformato un problema inizialmente concentrato in alcuni fondi in una vera e propria ondata di vendite sulla Borsa di Istanbul.

L’indice Bist-100 è arrivato a perdere oltre l'8% nella settimana della crisi. Le autorità sono quindi intervenute anche sul mercato più ampio: la banca centrale ha aumentato i finanziamenti repo fino a 300 miliardi di lire, mentre sono state temporaneamente allentate le richieste di margine sul trading azionario, con il requisito di mantenimento sceso dal 35% al 20%.

Il ruolo delle azioni a basso flottante

La vicenda ha portato sotto i riflettori proprio i titoli che avevano raggiunto performance eccezionali nei mesi precedenti. Spk ha contestato presunte manipolazioni relative a Katilimevim, Gündogdu Gida e Destek Finans Faktoring.

Il meccanismo sotto esame dagli investigatori riguarda quindi anche la possibilità che alcune posizioni concentrate in titoli con flottante ridotto abbiano contribuito a sostenere o alterare le quotazioni.

La pressione sul mercato ha avuto anche conseguenze sulla composizione degli indici: Borsa Istanbul ha annunciato la sostituzione di oltre un quarto dei componenti del Bist-100, nella maggiore revisione degli ultimi sei anni. Tra i titoli destinati a uscire dall'indice figurano proprio Destek Finans e Katilimevim, mentre Destek Finans uscirà anche dal Bist-30. (riproduzione riservata)