La Turchia ha introdotto nei giorni scorsi un regime fiscale radicalmente agevolato per attirare ricchi stranieri, imprenditori globali e investitori. Il Parlamento turco ha approvato una vasta riforma fiscale che introduce un sistema simile a quello dei regimi Non-Dom (non domiciliati) presenti in altri Paesi europei, Italia compresa. Arrivando al paradosso dello scambio di ricconi: già diversi ultra facoltosi si sono trasferiti da Istanbul a Milano. E ora si prospetta un esodo di italiani da Milano a Istanbul.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha presentato personalmente la riforma, definendola un passo strategico per trasformare la Turchia in un «centro di attrazione globale» per gli investimenti e i grandi patrimoni in un momento storico in cui i conflitti regionali hanno aumentato i rischi globali nei settori dell'energia, del commercio, del turismo e dei trasporti. L'obiettivo di Erdogan è sfruttare la posizione geografica del Paese per sottrarre capitali e talenti a piazze competitive, posizionando la Turchia come un hub logistico e finanziario sicuro tra Europa, Medio Oriente e Asia Centrale.
Ecco i punti chiave del provvedimento:
Esenzione totale per 20 anni. Chi trasferisce la propria residenza fiscale in Turchia gode di un'aliquota dello 0% sulle tasse per tutti i redditi generati all'estero (dividendi, plusvalenze, rendite finanziarie o profitti d'impresa). I redditi prodotti all'interno dei confini turchi rimangono invece tassati secondo le normali aliquote progressive locali.
Imposta di successione all'1%. Per i soggetti idonei all'esenzione, l'imposta sulle successioni e sulle donazioni viene abbattuta a una tariffa fissa dell'1% (rispetto alle ordinarie aliquote progressive che in Turchia possono raggiungere il 30%).
Scudo e amnistia patrimoniale. Il pacchetto include una sanatoria sui patrimoni (wealth amnesty). Consente di dichiarare denaro, oro, valuta estera e titoli detenuti all'estero pagando un'imposta ridotta tra lo 0% e il 5% (a seconda del tempo di permanenza degli asset negli istituti finanziari turchi), proteggendo i fondi da future verifiche fiscali.
Per poter usufruire di questo scudo fiscale ventennale, l'unico grande vincolo imposto riguarda la storia fiscale recente del richiedente: non essere stati residenti fiscali in Turchia (o non avervi avuto un domicilio) nei tre anni civili precedenti al trasferimento. La misura è accessibile sia ai cittadini stranieri che ai cittadini turchi di ritorno che hanno vissuto a lungo all'estero. (riproduzione riservata)