I futures sul Brent e sul Wti trattano in rialzo a 107,2 dollari (+1,5%) e 103 dollari al barile (+1,9%) dopo che il presidente americano Donald Trump ha riferito che la Cina comprerà petrolio statunitense. «Hanno concordato di voler acquistare petrolio dagli Stati Uniti; andranno in Texas, e inizieremo a inviare navi cinesi in Texas, in Louisiana e in Alaska», ha affermato il capo della Casa Bianca durante un’intervista a Fox News. Intanto Pechino non ha ancora confermato la notizia.
A giustificare l’eventuale decisione cinese è la guerra in Iran che sta mettendo a dura prova gli acquisti di greggio iraniano da parte del Dragone, il quale assorbe circa il 90% delle esportazioni di Teheran. Secondo i dati diffusi dal governo statunitense, nel 2025 Pechino ha importato in media circa 1,4 milioni di barili al giorno del petrolio di Teheran.
Il bilaterale tra Xi e Trump è terminato così su questa nota ottimista, poco prima della partenza da Pechino del presidente statunitense. «Hanno un appetito insaziabile per l’energia e noi abbiamo energia illimitata», ha aggiunto Trump nell’intervista, sottolineando che gli Stati Uniti producono più petrolio e gas di Arabia Saudita e Russia messe insieme: «produciamo il doppio di petrolio e gas di loro».
Secondo l’U.S. Energy Information Administration (EIA) nel 2025 gli Stati Uniti sono stati i principali produttori mondiali di greggio e altri combustibili liquidi, con 23,6 milioni di barili al giorno. Nello stesso periodo, l’Arabia Saudita ha prodotto 11,21 milioni di barili, mentre la Russia si è attestata a 10,53 milioni. (riproduzione riservata)