Trimestrali, ecco le banche italiane che possono superare le attese secondo Morgan Stanley
Trimestrali, ecco le banche italiane che possono superare le attese secondo Morgan Stanley
Morgan Stanley si aspetta un secondo trimestre solido dalle banche italiane, con previsioni al di sopra di quelle del consenso, principalmente sul margine di interesse netto e sui costi. Due i titoli da sovrappesare in portafoglio

di Francesca Gerosa 14/07/2026 11:55

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Morgan Stanley si aspetta un secondo trimestre solido dalle banche italiane, con previsioni al di sopra di quelle del consenso, principalmente sul margine di interesse netto e sui costi. In particolare, «siamo il 5% al di sopra della stima del consenso Visible Alpha sugli utili core e sul coefficiente Cet1 nel caso di Mps, mentre ci aspettiamo un risultato superiore alle attese a livello di utile operativo prima degli accantonamenti per coprire potenziali perdite su crediti per Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Bper nell'ordine di pochi punti percentuali a singola cifra», sottolinea Morgan Stanley che da Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Bper e Banco Bpm si aspetta a livello cumulato 4,5 miliardi di euro nel secondo trimestre.

Unicredit

Nel caso di Unicredit (rating overweight e target price a 87 euro), Morgan Stanley ha stime del 2% al di sopra di quelle del consenso sul pre-provision profit core, grazie al margine di interesse netto e alla crescita dei prestiti, vista migliore rispetto al sistema bancario in Italia e in Germania. «Vediamo il coefficiente Cet1 al 14,5%, 20 punti base al di sopra del consenso, grazie alle attività per imposte anticipate, le cosiddette Dta», afferma Morgan Stanley che, nel dettaglio, si aspetta nel secondo trimestre del 2026 un margine di interesse in aumento del 2% a 3,7 miliardi di euro (3,674 miliardi il consenso), commissioni a 2,27 miliardi (+6%; 2,268 miliardi il consenso), ricavi totali a 6,48 miliardi (+6%; 6,569 miliardi il consenso) e un utile netto a 2,907 miliardi (-13%, 2,894 il consenso).

Tuttavia, il broker ritiene che il tema principale sarà Commerzbank e l'offerta pubblica di acquisto che ha consentito a Unicredit di raggiungere una partecipazione del 46,3% nella banca tedesca in termini di quota detenuta fisicamente (escluse le azioni proprie). «A nostro avviso, questo potrebbe far scattare il consolidamento integrale, poiché Unicredit ha superato la partecipazione del 42% all'ultima assemblea generale degli azionisti di Commerzbank e potrebbe ottenere il controllo della banca aggiungendo una partecipazione inferiore al 4%», spiega Morgan Stanley. «In uno scenario di questo tipo, l'impatto sul capitale stimato per il 2026 potrebbe aggirarsi intorno a 280-320 punti base, portando il Cet1 di fine anno al 13-13,4%».

In quest’ottica, Morgan Stanley considera il 2027 come un anno di transizione, nel quale Unicredit potrebbe perseguire il controllo e implementare la propria strategia «unlocked» in Commerzbank che implica 0,5 miliardi di dissinergie, 1,3 miliardi di sinergie di costo, una minor esposizione internazionale, 1,7 miliardi di investimenti ante imposte e 0,5 miliardi di coperture aggiuntive. Dal punto di vista della remunerazione del capitale, questi ultimi due elementi potrebbero essere compensati da un rilascio di capitale pari a 4 miliardi derivante da una riduzione di 33 miliardi degli Rwa, asset ponderati per il rischio.

Comunque, in caso di integrazione, il merger tra Unicredit e Commerzbank potrebbe aumentare sia il coefficiente Cet1 (qualora la quota residua fosse acquistata tramite azioni) sia l'utile per azione, grazie a maggiori sinergie. «Vediamo Unicredit trattare a 1,7 volte il multiplo prezzo/capitale tangibile e a circa 8,5 volte il p/e per un Rote del 20%, assumendo il controllo del 50% di Ccommerzbank, oppure a 1,7 volte il p/te e a 7,7 volte il p/e, escludendo il capitale in eccesso, per un Rote del 20,5%, assumendo l'integrazione completa della banca tedesca. Confermiamo la nostra raccomandazione overweight sul titolo», aggiunge Morgan Stanley, «sulla base della valutazione e della crescita sia organica sia per linee esterne».

Bper Banca

I principali temi da monitorare nel secondo trimestre di Bper Banca (rating overweight e target price a 14,50 euro) sono l’attività di trading molto forte (tre volte il consenso) e il nuovo piano industriale, che aggiornerà le sinergie con la Banca Popolare di Sondrio. Morgan Stanley in questo caso ha stime del 30% al di sopra delle sinergie annunciate, principalmente grazie alle commissioni, e del +5% rispetto al consenso sull'utile netto per il 2026-2027. Altro aspetto da tenere d’occhio è il possibile utilizzo delle azioni sottostanti al buyback e al total return swap (strumento derivato con cui una banca ottiene l'esposizione a un titolo senza possederlo direttamente), nel contesto della potenziale operazione con Unipol.

Qualora Bper utilizzasse le azioni del total return swap, l'operazione sarebbe più accrescitiva rispetto a quanto inizialmente stimato fino a circa il 30%, ma anche più penalizzante per il capitale: se Bper riacquistasse tutte le azioni del total return swap ed effettuasse operazioni di SRT (trasferimento significativo del rischio di credito) per riportare il Cet1 al 13%, la banca potrebbe essere scambiata a meno di 8 volte il p/e pro forma, 2 volte il p/te, per un Rote del 26%.

Per quanto riguarda i risultati del secondo trimestre di Bper, Morgan Stanley ha stime del 19% al di sopra del consenso a livello di utile netto reported (741 milioni, +60,9% anno su anno; 622 il consenso) e l'1% al di sopra dell’utile operativo prima degli accantonamenti core grazie al margine di interesse netto (+38,2% a 1,125 miliardi; 1,114 il consenso), e vede un coefficiente Cet1 del 14,9%, in linea con il consenso.

Banco Bpm

Anche l’utile operativo prima degli accantonamenti core di Banco Bpm (rating underweight e target price a 13,30 euro) dovrebbe battere le attese: Morgan Stanley ha stima più alte del 2,6% rispetto al consenso grazie alle commissioni (+5,1% a 687 milioni, 680 milioni il consenso) e ai costi (-683 milioni, -2,7% anno su anno; -696 milioni il consenso). Il coefficiente Cet1 è stimato al 14,1%, 10 punti base al di sopra del consenso, e l’utile netto a 547 milioni, in calo del 22,2% (523 milioni il consenso).

«Ci aspettiamo che Banco Bpm aggiorni al rialzo gli obiettivi per il 2026 relativi a margine di interesse netto e commissioni; tuttavia, il consenso Visible Alpha e le nostre stime sono già posizionati del 4% al di sopra degli obiettivi attuali», precisa Morgan Stanley secondo cui, invece, l'obiettivo di utile netto rimarrà invariato, «poiché siamo dall'1 al 2% al di sotto del consenso sull'utile finale del Banco a 1,944 miliardi».

Un altro tema chiave sarà la lettera inviata a Mps riguardo a un potenziale merger: «vediamo Banco Bpm trattare a 11 volte il p/e rettificato e a 2,1 volte il p/te per un Rote stimato al 18% nel 2028, incorporando un premio per la crescita per linee esterne», sostiene il broker.

Mps

Per quanto riguarda Mps (Morgan Stanley è restricted) la banca d’affari stima un utile operativo prima degli accantonamenti core del 5,5% al di sopra del consenso grazie ai costi, previsti in linea con il primo trimestre, mentre il margine di interesse (+92,8% a 1,063 miliardi; 1,057 miliardi il consenso) è dello 0,6% superiore al consenso, le commissioni in linea a 639 milioni (+57,8%; 637 milioni il consenso). «Ci aspettiamo che il Corporate & Investment Banking continui a recuperare, +9% trimestre su trimestre, mentre le commissioni dell'asset management dovrebbero essere sostanzialmente in linea con il primo trimestre, poiché il numero dei consulenti finanziari è diminuito di nove unità a maggio rispetto a marzo 2026 e i flussi netti del private banking rimangono contenuti», prosegue Morgan Stanley. «Vediamo il coefficiente Cet1 al 16,1%, 7 punti base al di sopra del consenso. Invece, siamo pressoché in linea con il consenso sull'utile netto a 570 milioni, +18,9%». Il consenso se lo aspetta a 563 milioni.

Intesa Sanpaolo

Infine, per Intesa Sanpaolo (Morgan Stanley è restricted) si stima un utile operativo prima degli accantonamenti core del 3% al di sopra del consenso grazie al margine di interesse netto (-0,5% a 3,782 miliardi; 3,747 miliardi il consenso) pressoché stabile su base annua, poiché il beneficio dei tassi sarà più evidente nella seconda metà dell'anno, e ai costi attesi invariati su base annua, in linea con la guidance, ma in aumento del 4% rispetto al trimestre precedente. Il coefficiente Cet1 al 13,1%, in aumento di 10 punti base rispetto al trimestre precedente e in linea con il consenso. L’utile netto dopo le minorities è stimato a 2,613 miliardi, in aumento dello 0,5%, sopra la previsione del consenso a 2,533 miliardi.

Due titoli da sovrappesare

Nel complesso, quindi, «manteniamo una visione costruttiva su Bper sulla base del piano industriale e delle opzioni nelle operazioni di m&a. Ci aspettiamo che Unicredit pubblichi un buon trimestre in termini di capitale e crescita e continuiamo a vedere valore sia come entità standalone sia attraverso le opzioni di crescita per linee esterne, nonostante un probabile periodo di transizione davanti a sé», conclude Morgan Stanley. (riproduzione riservata)