Le banche italiane sono attese al test dei conti. Unicredit ha posticipato il cda sulla trimestrale all’8 novembre per via dell’offerta su Commerzbank. La pubblicazione dei conti è il 9 novembre. Equita si attende un solido trimestre, in linea con il conseguimento della guidance di utile 2026 ben superiore a 11 miliardi. Il margine di interesse è atteso in crescita del +2% trimestre su trimestre a 3,7 miliardi di euro (+6% anno su anno), supportato dall’incremento dei tassi di interesse (Euribor a tre mesi +28 punti base), dall’effetto calendario (1 giorno in più) e da una dinamica dei volumi favorevole che dovrebbe confermare l’accelerazione osservata nel trimestre precedente.
Solido trend anche da commissioni e insurance, con un +7%. Trimestre su trimestre le commissioni sono viste in calo del 6% sia per l’usuale debole stagionalità del periodo sia per l’andamento dei mercati maggiormente volatile. Il contributo dei dividendi e degli investimenti in azioni dovrebbe essere di oltre 400 milioni, di cui 320 milioni legati al consolidamento delle partecipazioni in Commerzbank e AlphaBank. I ricavi totali sono quindi stimati a 6,5 miliardi (flat trimestre su trimestre, +5% anno su anno).
I costi operativi sono previsti sotto controllo (-1% trimestre su trimestre e anno su anno). In assenza di segnali di deterioramento della qualità del credito il costo del rischio è stimato a 15 punti base, mentre gli accantonamenti per perdite su crediti a 0,2 miliardi. L’utile operativo dovrebbe attestarsi a 4,2 miliardi (flat trimestre su trimestre; +9% anno su anno) e l’utile netto a 2,8 miliardi (+7% anno su anno).
Sul fronte del capitale, il coefficiente patrimoniale Cet1 è visto in area 15% rispetto al 14,5% del secondo trimestre grazie alla generazione organica di capitale e all’impatto positivo per 52 punti base dal Danish Compromise, in parte compensato dall’impatto sulle riserve available for sale dell’allargamento dello spread sul Btp (+35 punti base). «Con un utile nei primi nove mesi del 2026 atteso superiore a 8,9 miliardi, riteniamo che la visibilità sull’utile dell’intero esercizio ben superiore a 11 miliardi sia elevata. Ci aspettiamo 11,1 miliardi. Con il titolo Unicredit che tratta a un multiplo prezzo utile 2027-28 di 9,2x-8,1x contro una media del settore di 10,6x-9,8x confermiamo buy con un target price a 100 euro».
Intesa Sanpaolo comunicherà i risultati del terzo trimestre del 2026 il 30 ottobre. Sul fronte dei ricavi Equita si aspetta un margine di interesse in crescita dell’1% trimestre su trimestre (+5% anno su anno) a 3,88 miliardi. Previsto anche un incremento delle commissioni del +4% anno su anno e dei ricavi assicurativi del +6%. Il calo trimestre su trimestre è attribuibile all’usuale debole stagionalità del terzo trimestre e all’andamento più volatile dei mercati finanziari.
A questo proposito il contributo da trading sarà positivo, ma contenuto in area 50 milioni di euro. I ricavi totali sono attesi a 6,969 miliardi (-6% trimestre su trimestre, +5% anno su anno). I costi operativi dovrebbero rimanere sotto controllo, con una crescita limitata del +1% anno su anno. Così l’utile operativo è stimato a 4,23 miliardi (-10% trimestre su trimestre, +8% anno su anno) e l’utile netto a 2,493 miliardi (+5% anno su anno).
Sotto la linea operativa, il costo del rischio è atteso rimanere su livelli molto contenuti in area 30 punti base senza l’utilizzo di overlays con accantonamenti per perdite su crediti pari a 324 milioni. A livello di capitale, il coefficiente patrimoniale Cet1 è visto sostanzialmente stabile trimestre su trimestre in area 13%, considerando anche l’impatto negativo sulle riserve da valutazione dall’aumento degli spread creditizi (spread Btp-Bund +35 punti base rispetto alla fine del secondo trimestre del 2026).
«Complessivamente per i primi nove mesi del 2026 stimiamo un utile netto superiore a 8 miliardi e riteniamo dunque che la visibilità sulla guidance di utile 2026 superiore a 10 miliardi sia molto elevata, anche considerando la tipica stagionalità negativa del quarto trimestre sul fronte dei costi e degli accantonamenti. Confermiamo sostanzialmente le nostre stime di utile 2026-28, il rating buy e il target price stand-alone a 7,6 euro sul titolo che tratta a un multiplo prezzo/utile 2027/28 di 9,2x-8,6x contro una media del settore bancario di 10,6x-9,8x e riconosce un dividend yield 2026 visibile del 7,5% con un rendimento totale superiore al 9%», precisa Equita che si ricorda svolge o ha svolto negli ultimi 12 mesi il ruolo di consulente finanziario di Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’offerta su Banca Monte dei Paschi di Siena.
Invece, Bper pubblicherà i risultati del terzo trimestre il 4 novembre. Equita si aspetta un altro buon trimestre con dinamiche operative solide. Il periodo non dovrebbe essere influenzato da particolari elementi one-off, al netto dei costi di integrazione legati alla Banca Popolare di Sondrio che la Sim stima in area 25 milioni. Più nel dettaglio, il margine di interesse di Bper è visto crescere del +3% trimestre su trimestre (+8 anno su anno) a 1,160 miliardi, anche le commissioni dovrebbero crescere del +2% anno su ano (-2% trimestre su trimestre per via della stagionalità trimestrale tipica e dell’andamento dei mercati meno favorevole).
I ricavi totali sono previsti a 1,893 miliardi (-10% trimestre su trimestre, +5% anno su anno) con un contributo da trading positivo. L’utile operativo è visto sopra 1 miliardo (1,088 miliardi, +10% anno su anno) e l’utile netto a 605 milioni con costi operativi sostanzialmente stabili. Inoltre il costo del rischio dovrebbe confermarsi su livelli ancora contenuti (in area 30 punti base) in assenza di segnali di deterioramento della qualità del credito, mentre l’impatto da oneri di integrazione e PPA dovrebbe essere pari a 45 milioni. E gli accantonamenti per perdite su crediti dovrebbero attestarsi a 102 milioni. Sul fronte del capitale, «ci aspettiamo un Cet1 in leggero incremento rispetto al 15% riportato nel secondo trimestre del 2026».
Equita ha confermato il rating buy sul titolo (target price a 16,60 euro) alla luce della solida performance operativa e della forte posizione patrimoniale di Bper, che sosterranno una crescita sostenuta degli utili e una remunerazione interessante degli azionisti nei prossimi anni. L’eventuale acquisizione del carve-out di Mps da Unipol rappresenterebbe una leva di crescita aggiuntiva, lasciando spazio per un upside ulteriore. «Il titolo tratta a un p/e 2028 di 9,8x nello scenario as-is con un dividend yield di oltre l’8%», indica la Sim.
Il giorno dopo, il 5 novembre, Banco Bpm pubblicherà i risultati del terzo trimestre. In questo caso Equita non si aspetta un trimestre particolarmente brillante sul fronte dei ricavi, sia per effetto della stagionalità estiva sia perché i benefici derivanti dall’incremento dei tassi di interesse sono attesi manifestarsi pienamente solo nei prossimi trimestri.
Il margine di interesse è atteso in crescita moderata, +2%, rispetto al trimestre precedente (a 798 milioni, +5% anno su anno), con il contributo positivo derivante dalla dinamica dei tassi di interesse e dal calendario in parte compensato dal contributo minore del Superbonus per via del progressivo run-off del portafoglio crediti.
«Lato volumi ci aspettiamo la prosecuzione di una dinamica positiva, sia sul fronte delle erogazioni che dei depositi», continua Equita che stima, però, commissioni in calo dell’8% trimestre su trimestre a causa della tipica stagionalità negativa del periodo e del contributo minore dalle performance fees di Anima (35 milioni nel secondo trimestre del 2026). -12 milioni i ricavi da trading per via dell’aumento del costo dei certificates a causa dell’incremento dei tassi di interesse. I ricavi totali sono quindi previsti a 1,483 miliardi (-11% trimestre su trimestre, +2% anno su anno), l’utile operativo a 798 milioni (-18% trimestre su trimestre, +4% anno su anno) con spese operative in area 685 milioni, in leggero calo trimestre su trimestre, e l’utile netto a 446 milioni (-1% anno su anno).
Sotto la linea operativa, in assenza di segnali di deterioramento dell’asset quality, Equita si attende un costo del rischio a 30 punti base con accantonamenti per perdite su crediti pari a 76 milioni, mentre la crescita degli asset ponderati per il rischio e l’impatto negativo dall’aumento dei tassi sulla riserva available for sale può comportare una leggera contrazione del Cet1 rispetto al 14% del secondo trimestre del 2026.
«Nonostante un terzo trimestre relativamente meno brillante, ci aspettiamo che il management confermi la guidance di utile 2026 oltre 1,95 miliardi rispetto alla nostra stima di 2,02 miliardi. Il titolo Banco Bpm», prosegue Equita, «tratta a un p/e 2027/28 di 10,1x-9,6x, manteniamo il rating hold con un target price a 16,80 euro».
Lo stesso giorno di Banco Bpm anche Credem riporterà i risultati trimestrali. Sul fronte dei ricavi, Equita anticipa un margine di interesse in crescita del +2% trimestre su trimestre (+5% anno su anno) a 263 milioni. L’evoluzione attesa dei tassi, accompagnata da una crescita dei volumi che si sta confermando solida, dovrebbe supportare un’ulteriore accelerazione del margine di interesse anche nei prossimi trimestri.
A livello di commissioni Equita stima una crescita anno su anno del +8% (-14% trimestre su trimestre a 220 milioni), principalmente guidata dalle commissioni da asset management, con una raccolta netta gestita che dovrebbe confermarsi positiva. Ma, alla luce dell’andamento volatile dei mercati, la sim si aspetta una generazione di performance fees limitata: 2 milioni rispetto ai 23 milioni nel secondo trimestre del 2026 e ai 2,5 milioni nel terzo trimestre del 2025.
Al contrario Equita ha stimato un leggero calo anno su anno dalle commissioni assicurative e dalle commissioni bancarie tradizionali. A livello di trading, ha assunto un contributo contenuto di 5 milioni, decisamente meno dei 27 milioni del secondo trimestre di quest’anno. I ricavi totali sono visti a 493 milioni (-10% trimestre su trimestre e +6% anno su anno).
Lato costi, Equita prevede un aumento del +7% anno su anno e in leggero calo trimestre su trimestre (-2%) per effetto della stagionalità sul fronte dei costi del personale. L’utile operativo è quindi stimato a 226mn (-17% trimestre su trimestre/ +5% anno su anno) e l’utile netto a 133 milioni (+2% anno su anno).
Sotto la linea operativa, in assenza di segnali di deterioramento dell’asset quality, la sim continua a scontare un costo del rischio contenuto in area 15 punti base (16 milioni). E sul fronte del capitale, un Cet1 stabile/in leggera crescita trimestre su trimestre dal 16,2% del secondo trimestre. 16 milioni gli accantonamenti per perdite su crediti (15 punti base il costo del rischio).
In attesa della pubblicazione dei risultati, Equita ha confermato le stime 2026-28 sul Credem. Con un utile nei primi nove mesi dell’anno atteso a 446 milioni, «riteniamo che la nostra stima di utile netto 2026 in area 575 milioni continui a godere di elevata visibilità. Le nostre stime non fattorizzano, sul fronte del capitale, alcun contributo da eventuali revisioni normative che permetterebbero di calcolare il Cet1 a livello di gruppo bancario, anziché di CredemHolding, con un beneficio atteso di 130 punti base e che costituirebbero un ulteriore elemento di upside per il titolo che tratta a un p/e 2027-28 di 11,1x-10,5x, che diventerebbe 9,9x-9,1x al netto del capitale in eccesso. Abbiamo buy con un target price a 22,70 su Credem». (riproduzione riservata)