Trevi boccia ancora una volta l’offerta di Icop
Trevi boccia ancora una volta l’offerta di Icop
Il cda non ancora soddisfatto dei valori migliorativi dell’ops lanciata dai friulani. Secondo il board il nuovo corrispettivo non è congruo dal punto di vista finanziario. Domani il cda di Webuild, il rilancio non è certo

di di Nicola Carosielli 01/10/2026 21:20

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Il rilancio migliora il concambio, ma non basta a cambiare il giudizio del consiglio di amministrazione di Trevi. Il board della società di Cesena, di cui è primo azionista Cdp Equity con il 21,3%, ha approvato all’unanimità l’aggiornamento del comunicato dell’emittente sull’offerta pubblica di scambio promossa da Icop confermando però la propria valutazione: anche nella nuova configurazione, l’operazione non è conveniente per gli azionisti Trevi.

Il passaggio chiave riguarda proprio il nuovo corrispettivo. Dopo il rilancio annunciato da Icop lo scorso 25 settembre, il concambio è salito da 0,133 a 0,165 azioni ordinarie Icop di nuova emissione per ciascuna azione Trevi portata in adesione. Un miglioramento, dunque, rispetto alla proposta originaria, ma che non ha modificato la valutazione finanziaria del board, che sottolinea come l’offerta continui inoltre a essere interamente carta contro carta, senza alcuna componente in denaro.

I motivi del cda Trevi

Il consiglio di amministrazione è arrivato alla conclusione dopo aver esaminato il comunicato di rilancio e la documentazione relativa all’operazione, tenendo conto anche delle fairness opinion degli advisor finanziari, dei più recenti dati di mercato e delle informazioni contabili nel frattempo pubblicate da Icop. Il verdetto è che il nuovo corrispettivo, sebbene migliorativo, non è congruo dal punto di vista finanziario.

In aggiunta, il cda nota come il rilancio non modifichi le ulteriori considerazioni già contenute nel precedente comunicato dell’emittente. Per questo motivo il consiglio ha confermato la propria valutazione di non convenienza dell’offerta per gli azionisti.

La partita resta così aperta e si intreccia con l'offerta concorrente di Webuild. Icop ha infatti deciso di allineare il periodo di adesione alla propria ops a quello dell’opa tutta cash promossa da Webuild, portando il termine alle 17:30 del 20 novembre 2026. Il rilancio ha comportato anche una modifica dell’aumento di capitale a servizio dell’operazione: sono previste ora fino a 10.820.406 nuove azioni Icop.

Che farà Webuild

Nel pomeriggio di domani venerdì 2 ottobre, si terrà il cda di Webuild ed è evidente come l’interesse del mercato, così come degli azionisti di Trevi, sia totalmente focalizzato sulla decisione che prenderà il big delle costruzioni di Pietro Salini: rilancerà o non rilancerà? Una domanda alla quale è difficile rispondere. Se fino a poco tempo fa poteva apparire scontato un rilancio di Webuild, questa nuova bocciatura del cda di Trevi potrebbe riaprire gli scenari.

Anche perché, dall’altra parte, Webuild pare consapevole dei punti di forza della sua offerta. In primis, sul fronte economico, il corrispettivo tutto in contanti di 4,5 euro per azione (premio del 30%). E poi sul fronte industriale, considerando che l’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi (mantenendo la propria identità) in un ecosistema globale, le consentirà di proseguire ed espandere la propria attività, con anche un accesso diretto alla rete di Webuild di 50 Paesi da più di 120 anni. Il tutto senza dimenticare la collaborazione industriale già in corso da anni tra i due gruppi in alcuni dei maggiori cantieri internazionali e italiani – dalla diga di Rogun in Tagikistan, fino alla Linea C della metropolitana di Roma – e che sarebbe consolidato con il deal. (riproduzione riservata)