Si acuisce la battaglia per la conquista di Trevi, il gruppo delle costruzioni di cui è primo socio Cdp Equity con il 21,3% conteso tra Webuild e la friulana Icop. Al termine del cda di venerdì 2, Webuild ha reso noto non solo di confermare la propria offerta tutta in contanti da 4,5 euro, ma soprattutto di aver sottoposto alla Consob – tramite un esposto – il rilancio effettuato dalla concorrente Icop. In particolare, nota il big delle costruzioni, il rilancio è stato annunciato il 25 settembre ma «la delibera che porta le azioni da emettere da 8.721.903 a 10.820.406 è del 29 settembre» ovvero «dopo il termine (dell’art. 44 del Regolamento Emittenti, ndr) e senza convocare l’assemblea, con una delega di 8.721.903 azioni».
Nel motivare, poi, la scelta di confermare la propria offerta in contanti da 4,5 euro, il gruppo di Pietro Salini si è detto non intenzionato a «confrontarsi con un rilancio il cui valore dipende dalla quotazione di un titolo poco liquido». E ha aggiunto che «tra un corrispettivo in contanti e un corrispettivo in azioni non può essere condotto su base omogenea in quanto, come osservato anche dal cda di Trevi, il valore di un corrispettivo in azioni non è predeterminato». Un’offerta in azioni, aggiungono da Webuild, «può essere elevata aumentando il numero dei titoli emessi, e il suo valore resta affidato al prezzo di mercato del titolo offerto; un'offerta in contanti impegna risorse effettive e trasferisce agli azionisti un valore definitivo».
Oltre a sottolineare il «valore certo» per gli azionisti di Trevi, Webuild spiega che la sua offerta «per la società comporta una solida prospettiva industriale, crescita occupazionale e creazione di valore». Tra i punti, si segnala che «Webuild non si limita a garantire l’occupazione di Trevi, ma punta a farla crescere in Italia e all'estero, anche nel mercato terzo, in linea con lo sviluppo della società previsto dal piano industriale. Un obiettivo esteso a Soilmec, che resterebbe nel gruppo».
Con 13,6 miliardi di ricavi e un portafoglio ordini di 54 miliardi, Webuild «offre a Trevi l’accesso a una piattaforma globale per amplificare le sue prospettive di crescita», dice il gruppo, evidenziando come «la pfn positiva per 110 milioni di euro, al 30 giugno 2026, rende solido l'impegno industriale per la competitività». L’offerta Webuild «è interamente finanziata e non presenta alcuna condizione sul finanziamento del debito di Trevi».
Se l’opa di Webuild andasse in porto, «consentirebbe di internalizzare, all’interno di un unico gruppo, fasi di lavoro ad alto valore aggiunto, oggi anche affidate a terzi, e di rafforzare il posizionamento competitivo nelle gare per i grandi progetti complessi». E «offrirebbe una soluzione integrata end-to-end più efficiente e competitiva anche in termini di pricing.
Valorizzazione dell’eccellenza italiana sui mercati internazionali a beneficio del Sistema Paese».
Inoltre, l’appartenenza «a uno dei principali operatori mondiali delle grandi infrastrutture amplierebbe il perimetro commerciale di Trevi garantendole accesso a nuove geografie, a nuovi clienti e a gare di maggiore dimensione e complessità», consentendo «maggiore competitività a beneficio della filiera e del Sistema Paese».
Una delle attenzioni maggiori di Webuild si è concentrata sul titolo azionario Icop che «è negoziato su un flottante pari al 16,18% del capitale ed è stato ammesso su Euronext Milan in deroga al requisito minimo del 25%; il restante capitale è detenuto per il 78,4% dalla holding della famiglia Petrucco e per il 5,4% da un socio vincolato da lock-up fino a settembre 20286». Ne consegue, sostiene Webuild, «che circa l’84% del capitale di Icop non è disponibile per la negoziazione e che il prezzo del titolo, e con esso il valore attribuito al corrispettivo offerto da Icop, si forma su circa 5,2 milioni di azioni». Il rilancio di Icop «prevede l’emissione di 10,8 milioni di nuove azioni, oltre il doppio dell’intero flottante attuale: un quantitativo che il mercato dovrebbe assorbire qualora gli aderenti intendessero vendere le azioni ricevute, con possibili effetti sui corsi del titolo».
Nel riportare le differenze tra le due offerte, Webuild sottolinea come «Icop offre 0,165 azioni 14 di nuova emissione per ogni azione Trevi. Tale corrispettivo in azioni, diversamente da un corrispettivo in denaro, non è un valore certo: dipende interamente dal prezzo di borsa di Icop. Quest’ultima quantifica il corrispettivo in 5,165 euro sulla base del prezzo ufficiale del 26 giugno 2026 e in 5,049 euro sulla base del prezzo ufficiale del 25 settembre, e ricorda essa stessa che tale valore potrà variare fino alla data di pagamento». Un riferimento per ricavare il valore dell’offerta Icop è però offerto dalle analisi del cda di Trevi basate sulle valutazioni effettuate dagli advisor finanziari Mediobanca e Vitale: «Nel comunicato dell’emittente sull’offerta Webuild i due advisor hanno indicato un intervallo di valore per l’azione Trevi compreso, a seconda delle metodologie, tra 4,9-6,1 euro; ai fini del comunicato dell’emittente sull’offerta Icop gli stessi advisor hanno stimato il concambio tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi». A partire da queste due valutazioni, «è possibile stimare un valore di Icop (in media) di circa 21 euro per azione. Pertanto, seguendo le valutazioni e le stime di cui sopra, l’offerta Icop riconoscerebbe un valore medio di 3,4 euro per azione Trevi, il 32% in meno dei 5,049 euro indicati da Icop e il 23% in meno dei 4,5018 euro in contanti di Webuild». (riproduzione riservata)