Sotto la spinta della guerra in Medio Oriente, dei costi energetici e dell'imponente ciclo di investimenti legato all'intelligenza artificiale, i rendimenti dei titoli di Stato americani sono tornati su livelli molto elevati, con il decennale che si muove oggi poco sotto il 5,3%. Segnale di allarme per le quotazioni o ripristino di un’opportunità strategica sul reddito fisso?
Nell'ultimo Cyclical Outlook di Pimco, il più grande asset manager obbligazionario al mondo, il chief investment officer global fixed income Andrew Balls l'economista Tiffany Wilding partono da un'osservazione di fondo: la risalita dei rendimenti offre oggi «un flusso cedolare robusto, in grado di generare rendimento reale e di ripristinare la tradizionale funzione della duration come scudo protettivo nei portafogli multi-asset».
Dietro l'impennata dei tassi nominali, spiegano gli esperti, si nasconde un cambiamento strutturale nell'economia americana. L'analisi quantitativa di Pimco evidenzia che «il driver principale del movimento non è legato a un deterioramento delle aspettative di inflazione a lungo termine, né a un'improvvisa impennata del premio per il rischio fiscale». Ciò che è cambiato «è il tasso neutrale reale d'interesse, salito negli Stati Uniti a circa l'1,5% rispetto allo 0,5% dell'era pre-pandemica, sospinto dal forte incremento della crescita potenziale e dagli investimenti massicci nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale».
Sul fronte della politica monetaria, Pimco individua un disallineamento tra il prezzo che il mercato attribuisce ai T-bond e le reali intenzioni della Federal Reserve. ««Sebbene i futures abbiano scontato ulteriori rialzi dei tassi in risposta allo shock energetico», lo scenario di base della casa di gestione prevede che la banca centrale guidata da Kevin Warsh «non dovrà realizzare per intero la stretta oggi incorporata nei prezzi, preservando l'impegno sull'obiettivo di inflazione al 2%».
In questo contesto, la raccomandazione strategica per gli investitori orientati al medio periodo è quella di avviare una rotazione dall’eccesso di liquidità verso i titoli di Stato a media scadenza. Pimco individua nella fascia tra i 5 e i 7 anni (5,05-5,15% il range di rendimenti attuali) il segmento d'elezione per posizionarsi, «grazie al combinato disposto di rendimento corrente e potenziale beneficio dalla duration». Con la graduale stabilizzazione delle politiche monetarie, spiegano gli strategist, «i rendimenti correnti dei Treasury si confermano infatti comparabili anche rispetto al rendimento da utili (earnings yield, ndr) del mercato azionario».
Sul mercato del credito societario, la cautela rimane d'obbligo. «L'imponente piano di finanziamento infrastrutturale legato all'intelligenza artificiale sta spingendo i colossi tecnologici a emettere grandi volumi di debito sul mercato primario», sottolineano Balls e Wilding. Con spread creditizi storicamente compressi, Pimco invita gli investitori «alla massima selettività, esigendo adeguati premi per il rischio sulle emissioni legate all'AI e prestando attenzione alle potenziali pressioni sul settore del credito privato e del direct lending, vulnerabile al prolungato contesto di tassi elevati».
Sullo sfondo resta un quadro macro e globale caratterizzato da una crescita di fondo resiliente, ma accompagnato da rischi significativi. Un eventuale rallentamento delle spese in conto capitale tecnologiche, un inasprimento degli shock d'offerta sul comparto energetico o un brusco irrigidimento delle condizioni finanziarie rappresentano le principali insidie per i prossimi dodici mesi. Per bilanciare tali scenari, la ricetta di Pimco suggerisce «di affiancare alla duration governativa una presenza tattica sulle commodity e sugli asset reali, costruendo un portafoglio diversificato in grado di resistere sia a fasi di rallentamento che a temporanei ritorni delle tensioni inflazionistiche». (riproduzione riservata)