I modelli ibridi spingono i conti di Toyota e fanno volare il titolo a Tokyo. Il primo costruttore automobilistico mondiale ha alzato di circa il 15% le previsioni sull’utile operativo dell’esercizio che terminerà a marzo 2027 e ha rafforzato il programma di buyback. Il mercato ha premiato gli annunci con un rialzo arrivato fino al 17% durante le contrattazioni di giovedì 5.
A sostenere i risultati sono soprattutto la domanda americana di auto ibride, lo yen debole e il contenimento dei costi, che hanno permesso al gruppo di compensare la frenata delle vendite in Cina e Medio Oriente.
Nel trimestre luglio-settembre, il secondo dell’esercizio fiscale Toyota, l’utile operativo è salito del 34% a 1.130 miliardi di yen (6,4 miliardi di euro), tornando a crescere dopo sei trimestri. Il risultato ha superato i 992 miliardi (5,6 miliardi di euro) attesi dagli analisti nel consenso Lseg riportato da Reuters. Il gruppo ha così portato la previsione sull’utile operativo annuale da 3.400 (19,1 miliardi di euro) a 3.900 miliardi di yen (21,9 miliardi di euro), con un miglioramento di 500 miliardi (2,8 miliardi di euro). Il rialzo delle stime arriva però insieme a una revisione al ribasso dei volumi: Toyota prevede ora vendite di gruppo per 10,99 milioni di veicoli, contro gli 11,18 milioni indicati in precedenza.
Il messaggio per gli investitori è quindi una maggiore capacità di generare profitti anche con meno vetture vendute. Il responsabile della contabilità, Takanori Azuma, ha spiegato che le iniziative commerciali e le riduzioni dei costi stanno aiutando ad assorbire l’aumento dei prezzi dei materiali e le conseguenze del conflitto in Medio Oriente.
Ad alimentare il balzo in borsa è anche l’aumento del buyback da 1.000 a 1.300 miliardi di yen, ovvero da 5,6 a 7,3 miliardi di euro. Secondo Bloomberg, Toyota prevede di destinare complessivamente fino a 14 mila miliardi di yen (78,8 miliardi di euro) alla remunerazione degli azionisti nei prossimi cinque anni. Quattro grandi assicurazioni giapponesi - Mitsui Sumitomo Insurance, Aioi Nissay Dowa Insurance, Tokio Marine & Nichido Fire Insurance e Sompo Japan Insurance - hanno accettato di aderire al riacquisto con le proprie partecipazioni.
I conti confermano il contributo della strategia sugli ibridi, una tecnologia sulla quale Toyota rimane leader mondiale e su cui ha continuato a investire mentre diversi concorrenti puntavano soprattutto sull’accelerazione dell’elettrico. Nei primi nove mesi dell’anno le vendite in Nord America sono cresciute dell’1,1% e l’utile operativo della regione è tornato positivo per la prima volta dall’introduzione dei dazi automobilistici durante il secondo mandato di Donald Trump.
Negli Stati Uniti il gruppo intende ora aumentare la produzione locale di modelli ibridi e introdurre più robot negli stabilimenti per contenere l’aumento del costo del lavoro.
La Cina resta invece uno dei principali punti deboli. La pressione dei costruttori locali, a partire da Byd, e la rapida diffusione delle auto elettriche continuano a mettere in difficoltà i marchi stranieri. E quindi anche Toyota, che ha in mente cambiamenti per quanto riguarda gli acquisti. Il vicepresidente esecutivo Yoichi Miyazaki ha spiegato che componenti e tecnologie saranno selezionati in base alla competitività, indipendentemente dalla nazionalità del fornitore o dal gruppo di appartenenza. E questa è una novità per un’industria cresciuta attraverso il sistema dei keiretsu, le reti di rapporti industriali e partecipazioni incrociate tra costruttori e fornitori.
Il gruppo vuole anche trasferire il più possibile di ciò che viene imparato in Cina ai fornitori giapponesi e del Sud-est asiatico. Sul fronte dei prodotti, prepara la prossima generazione della Corolla per il mercato cinese, mentre i vertici hanno lasciato aperta la possibilità di una versione completamente elettrica.
A Shanghai è previsto invece un nuovo stabilimento per produrre Lexus elettriche dalla fine del 2027. Toyota ha anche annunciato la creazione di una nuova divisione dedicata alla robotica, con l’obiettivo di accelerare l’automazione delle fabbriche e sviluppare ricavi anche oltre il settore automobilistico. (riproduzione riservata)