Tlc, dallo stallo consolidamento alla battaglia delle torri, fino ai dialoghi sulla fibra: tutte le partite italiane aperte
Tlc, dallo stallo consolidamento alla battaglia delle torri, fino ai dialoghi sulla fibra: tutte le partite italiane aperte
Altri matrimoni tra gli operatori non se ne vedono all’orizzonte: la prospettiva è di un mercato a quattro. Inwit, Fastweb e Tim litigano sui contratti. Prime trattative tra i soci di Open Fiber e Fibercop: si ragiona sull’estensione di accordi commerciali

di di Alberto Mapelli 27/03/2026 20:00

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Dopo poco più di un anno di assestamento – il tempo di iniziare la messa a terra di Fastweb+Vodafone, della nuova Tim senza rete e, di conseguenza, di Fibercop standalone – è tornata alta l’attenzione sul settore delle telecomunicazioni italiane, con operazioni più o meno straordinarie che potrebbero continuare a modificare gli equilibri del settore.

Niente matrimoni all’orizzonte

Sul fronte del consolidamento degli operatori mobile infrastrutturati, si è tornati in uno scenario di stallo. L’opas di Poste su Tim non rappresenta infatti un consolidamento «da manuale», perché non andrà a modificare gli equilibri e la razionalizzazione delle infrastrutture, ma piuttosto creerà un gigante digitale, di cui le tlc saranno un ramo importante. Fastweb+Vodafone è alle prese con il processo di integrazione interno e ha optato per strappare con Inwit sul fronte delle torri.

I fari si erano quindi spostati su Iliad e WindTre, i candidati naturali per una possibile integrazione visto l’attuale mercato. Ma i dialoghi informali, che pur ci sono stati dietro le quinte, per il momento non hanno prodotto le basi per una possibile operazione straordinaria. Lo scenario base, insomma, è quello ribadito dai vertici di Iliad, sia gruppo sia Italia, di recente: si andrà avanti con quattro operatori infrastrutturati.

Se c’è una partita che potrebbe cambiare gli equilibri a medio termine potrebbe essere il rinnovo del maxi-pacchetto di frequenze in scadenza nel 2029. Non solo perché il mercato si auspica vengano rinnovate a sconto in cambio di investimenti sulla rete 5G, ma perché potrebbe emergere una divergenza di interessi tra gli operatori sulle regole per arrivare al rinnovo. Iliad in particolare, che ne controlla la fetta più piccola, ha pubblicamente chiesto che l’allocazione delle frequenze consenta di ribilanciare le dotazioni spettrali. L’esito della discussione, molto tecnica, potrebbe anche modificare gli equilibri finanziari.

Torri sotto stress

La partita più calda al momento è quella sulle torri di Inwit e i rapporti tesi con Fastweb+Vodafone (e la sua controllante Swisscom) e Tim. La disdetta dell’msa dell’operatore italo-svizzero a partire dal 2028 – una mossa che potrebbe essere replicata anche da Tim, che terrà un cda dedicato domenica 29 marzo – ha dato il via a un inevitabile scontro legale con la towerco, che ritiene invece i contratti blindati fino al 2038. Il clima per ora è molto teso, perciò l’attenzione è sul titolo e sulle contromosse legali di Inwit: l’esito dell’esposto alla Consob e la richiesta di provvedimento cautelare sulla disdetta.

In una call con gli analisti venerdì 27 marzo, il dg di Inwit Diego Galli ha dato una potenziale timeline della contesa legale: entro fine giugno è attesa la decisione del giudice sul cautelare del Tribunale, con l’appello concluso entro fine novembre. Per il giudizio di merito, invece, Inwit stima che il primo grado possa richiedere fino a fine 2029. La call è servita anche a chiarire che se uno dei due anchor lasciasse Inwit, le condizioni (ritenute in linea con il mercato) per l’altro operatore non muterebbero e che dall’anno della fine del contratto (per esempio 2028), l’operatore ha un minimo di tre anni (es. 2031) per completare il piano di migrazione, che andrebbe comunque negoziato con la towerco. Galli ha anche ribadito che Inwit resta aperta a un accordo «win-win», con l’apertura al dialogo su nuovi investimenti, durata degli accordi e meccanismi sull’inflazione. Una soluzione del rebus non sembra vicina, perciò tutte le strade, compresa la jv per le nuove torri, potrebbero essere battute parallelamente per i prossimi mesi.

Sullo sfondo restano le voci di un’opa totalitaria attirata dal calo del titolo (-24% nell’ultimo mese) di Ardian, azionista al 31%, e Brookfield Asset Management. L’operazione però non è delle più semplici: il primo socio di Inwit con il 37,6% è il veicolo condiviso tra Vodafone e i due fondi Kkr e Gip, che nei patti parasociali hanno escluso il lancio di un’opa. Senza il loro coinvolgimento, sarebbe impossibile avere il 66,67% e controllare l'assemblea straordinaria. Senza dimenticare che l’infrastruttura è strategica e perciò oggetto di golden power.

Dialogo in rete

Se sulle torri si è scatenata la tempesta, sulla rete fissa sembra tornato un clima decisamente più sereno negli ultimi mesi. Fibercop e Open Fiber hanno entrambe pubblicato i risultati questa settimana, da cui emerge un’attenzione condivisa sul proseguimento dei piani di investimento per dotare l’Italia di una rete in fibra ottica il più possibile completa. Entrambe, tra l’altro, hanno orizzonti operativi simili, con la previsione di arrivare a una generazione di cassa nel 2028 complice il decalage della fase di capex più intensiva e al progressivo passaggio dal rame (e dall’Fttc) all’Ftth.

Stando alle indiscrezioni, si sarebbe aperto anche un dialogo anche al livello di azionisti privati (su tutti Kkr da un lato e Macquarie dall’altro). Le valutazioni finanziarie sarebbero ancora fortemente divergenti per poter immaginare la creazione della tanto chiacchierata «rete unica». Più si avvicina la fine dei piani di investimento, inoltre, più calano le potenziali sinergie.

Tuttavia, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le parti starebbero valutando di fatto l’espansione degli accordi commerciali già operativi da oltre tre anni, quando Fibercop era ancora all’interno del perimetro di Tim. La partnership firmata nel 2022 prevedeva anche la condivisione nelle aree bianche di infrastrutture di rete (come cavidotti e pali) di supporto alle reti in fibra ottica. L’ipotesi di lavoro sarebbe l’espansione di tali accordi dalle zone a fallimento di mercato alle aree grigie e nere. L’accordo non sarebbe ancora vicino, ma il confronto sul tema sarebbe aperto e costruttivo, tanto che più fonti non escludono novità nei prossimi mesi. Nel caso venisse concluso entro il 2026, resta da capire se possa generare almeno una parte dell’earnout per Tim. (riproduzione riservata)