Tra agosto e settembre 2026 una raffica di revisioni si è abbattuta sui titoli europei dell’acqua, facendo emergere nette divisioni tra gli analisti. Rbc ha alzato il target su Veolia e lo ha ridotto su Pennon; Jefferies ha ritoccato al rialzo United Utilities ma, nello stesso tempo, ha declassato Severn Trent da buy a hold. Fa eccezione l’italiana Acea, che mette d’ accordo gli analisti su numeri e strategia.
Sono dinamiche che i risparmiatori italiani fanno bene a monitorare: partendo da Londra, i tre big dell’idrico rappresentano il nucleo centrale dei portafogli dei principali Etf tematici distribuiti in Italia e dei fondi, come quelli della galassia Eurizon, che hanno per riferimento l'indice S&P Global Water.
Già rispetto a giugno, quando Deutsche Bank aveva tagliato in un colpo solo i target delle tre principali water utility britanniche, il quadro si è fatto più articolato. L’acqua continua a essere un tema di lungo periodo per gli investitori, ma il giudizio dal mercato è sempre più selettivo. A fare la differenza sono soprattutto gli investimenti da sostenere, il debito necessario per finanziarli e la capacità di trasformare la crescita della spesa in risultati. Da quella sortita di Db, le valutazioni si sono ulteriormente differenziate sui listini europei.
Ad agosto, Jefferies ha portato il target di United Utilities a 1.350 pence da 1.320, comunque al di sotto dei 1.371 che le riconosce il listino, lasciando il giudizio hold, mentre Rbc ha confermato hold sul titolo con un prezzo obiettivo di 1.550 pence. Su Severn Trent il target di Jefferies è rimasto a 3.220 pence rispetto ai 3.046 delle attuali quotazioni, ma la raccomandazione è scesa da buy a hold. Pennon è un classico esempio di disparità di visioni: Jefferies ha ridotto il target a 500 pence da 590, mentre Rbc lo ha portato a 575 da 650, pur mantenendo outperform. Ubs ha confermato buy con un obiettivo di 620 pence, e a settembre Goldman Sachs ha ribadito il giudizio neutral, con un target di 569 pence. In questa girandola di giudizi, il titolo del colosso inglese si attesta adesso a 451 pence,
Le differenze non sono casuali. Le società britanniche stanno affrontando un programma di investimenti molto pesante su reti, perdite, qualità dell’acqua e depurazione. Sono spese necessarie e destinate ad aumentare la base di asset su cui le utility ottengono la remunerazione regolata, ma prima devono essere finanziate. È qui che i conti delle singole società cominciano a pesare sulle valutazioni.
Dalla Gran Bretagna alla Francia: Rbc ha portato il prezzo obiettivo di Veolia (molto attiva anche in Italia) a 41,5 euro da 40,5, confermando outperform. Ai prezzi considerati dalla banca il margine di rialzo è del 22%. Quello del colosso francese è il titolo idrico europeo più presente in assoluto nei portafogli dei fondi comuni e degli Etf di settore sottoscritti dai risparmiatori italiani. A sostenerne la valutazione, rispetto ai 31,6 euro del valore attuale sul listino, c’è anche la possibilità di una rotazione degli asset, con una maggiore concentrazione degli investimenti sulle attività considerate più promettenti. Rbc calcola, inoltre, che il titolo incorpori uno sconto di holding del 23%. Veolia parte comunque da una posizione particolare, perché alla gestione dei servizi ambientali affianca le tecnologie per il trattamento dell’acqua: è quindi presente sia nella gestione delle infrastrutture sia nella filiera che fornisce le soluzioni necessarie ad ammodernarle. Tra agosto e settembre sul titolo sono intervenuti anche Bnp Paribas, con outperform e target ridotto da 37,50 a 36,50 euro, Cic Market Solutions, buy con obiettivo a 40 euro, e Ubs, che ha confermato buy alzando il target da 37,80 a 39 euro. Le valutazioni più recenti mostrano quindi una forchetta piuttosto ampia, da 36,50 a 41,50 euro.
Con un potenziale upside del 26% e un consenso degli analisti saldamente positivo, in Italia il titolo idrico per eccellenza è Acea, primo operatore nazionale nel settore e secondo in Europa. Il target price medio che si ricava dal consensus si attesta intorno a 26,33 euro. Intanto, da Milano a New York passando per Londra, a settembre il gruppo guidato dall’ad Fabrizio Palermo ha avuto una fitta agenda di incontri con analisti e investitori, tra appuntamenti organizzati da Euronext/Borsa Italiana, BofA — con cui è stato realizzato anche un reverse roadshow —, Intesa Sanpaolo e Morgan Stanley.
Andando più nel dettaglio dei prezzi obiettivo, Equita e Banca Akros lo indicano in 26 euro, mentre Intesa Sanpaolo e Kepler Cheuvreux sono a 26,50. Più in alto si colloca Oddo Bhf, l’ultima banca d’affari ad aver avviato la copertura sul titolo, con un target di 27 euro e giudizio outperform.
La sua analisi parte dal nuovo profilo della società dopo la cessione di Acea Energia a Plenitude: il 96% dell’ebitda arriva ormai dalle attività regolate, con una maggiore visibilità sui flussi di cassa, mentre i multipli, secondo Oddo, restano a sconto rispetto ai principali operatori regolati europei. Nelle valutazioni delle banche d’affari rientrano anche i principali progetti di crescita, a partire dal raddoppio dell’acquedotto del Peschiera: 1,5 miliardi di investimenti, di cui 800-900 milioni di contributi a fondo perduto. Rispetto all’attuale Rab idrica, pari a 5,2 miliardi, l’investimento pesa per circa il 29%. L’attenzione del mercato va anche all’acquisizione per 205 milioni di Aquanexa, specializzata in tecnologie digitali, sensoristica e servizi per la gestione delle reti, dalla quale sono attese opportunità di crescita e sinergie. Il tutto si inserisce in un piano che destina 4,7 miliardi di investimenti all’Acqua Italia, con una Rab attesa a 6,9 miliardi nel 2028 e un ebitda previsto in crescita media del 7% l’anno. (riproduzione riservata)