Tim rallenta nel primo trimestre con il cambio di operatore Mnvo sulla sua rete. Confermata la guidance 2026
Tim rallenta nel primo trimestre con il cambio di operatore Mnvo sulla sua rete. Confermata la guidance 2026
I ricavi crescono dell’1,4% a 3,3 miliardi di euro, l’ebitda after lease scende del 2,7% a 0,8 miliardi. Il rosso sale a 211 milioni. Ma senza la componente Mnvo fatturato e margini crescerebbero rispettivamente del 3,1% e 4,1%

di di Alberto Mapelli 06/05/2026 18:10

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Tim registra il rallentamento previsto nel primo trimestre 2026, ma conferma la guidance per l’intero anno grazie alla previsione di una seconda metà di anno. A generare la piccola frenata è la flessione temporanea dei ricavi da operatori Mnvo, legata all’avvicendamento sulla rete Tim tra Fastweb e Poste Mobile.

Un andamento che era già stato anticipato negli scorsi mesi dal management del gruppo. Non a caso tutti i dati, viene specificato nella nota del gruppo tlc guidato dal ceo Pietro Labriola, sono in linea con le stime del gruppo, che prevedono una decisa accelerazione nella seconda parte dell’anno. Perciò viene confermata una crescita dei ricavi del 2/3% e dell’ebitda after lease del 5/6% nel 2026.

I dati nel dettaglio

I ricavi totali salgono dell’1,4% a 3,3 miliardi nei primi tre mesi dell’anno, di cui 2,2 miliardi nel domestico (-0,9%) e 1,1 miliardi in Brasile (+6,4%). Quasi la totalità dei ricavi è derivante dai servizi, che arrivano a 3,1 miliardi (+0,2% in Italia e +6,5% in Brasile). Escludendo le attività di Mnvo, i ricavi totali crescerebbero del 3,1% e quelli da servizi del 4,1%.

Scendono invece i margini del gruppo. L’ebitda cala dell’1,7% a 1 miliardi, zavorrato dalla netta flessione del domestico (-7,1%), mentre l’ebitda after lease diminuisce del 2,7% a 0,8 miliardi (-8,2% in Italia). Anche in questo caso è rilevante il periodo di transizione tra Fastweb e Poste Mobile sulla rete di Tim: escludendo la componente Mnvo l’ebitda after lease crescerebbe del 2,1%. Il calo dei margini si è scaricato completamente sull’ultima riga di bilancio: nel primo trimestre il rosso è lievitato dai 71 milioni del 2025 ai 211 milioni del 2026.

I capex sono stati pari a 0,4 miliardi. L’indebitamento netto, complice la stagionalità del business, risale di circa 400 milioni e si posiziona poco sotto i 7,3 miliardi, con una leva inferiore a due. «La generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria del gruppo», ha rassicurato il ceo Pietro Labriola.

Come vanno Consumer, Enterprise e Brasile

Guardando alle singole business unit, Tim Consumer ha registrato ricavi in calo del 3% a 1,4 miliardi (+0,6% senza Mnvo). Il business retail infatti è in crescita dello 0,4% grazie a un arpu (ricavi medi per utente) in netta salita nel fisso (+5,4%) e in leggero rialzo (+1%) nel mobile, grazie anche all’effetto delle politiche di repricing. Da segnalare anche l’aumento del 3,8% dei ricavi da servizi di TimVision, mentre nel 2026 verà lanciata Tim Premium, offerta di connettività ad alte prestazioni.

Sul fronte Enterprise, Tim registra il quindicesimo trimestre consecutivo di crescita con ricavi per 0,8 miliardi (+3,2%), di cui 0,7 miliardi (+4,2%) da servizi. Il cloud registra un aumento del 14,5% dal primo trimestre 2025 grazie a un contributo salito del 50% dal Polo strategico nazionale. Il valore del portafoglio ordini è atteso in crescita a oltre 4,2 miliardi di euro nel 2026.

Infine Tim Brasil si conferma cash cow del gruppo. I ricavi totali sono saliti del 6,4% a 1,1 miliardi, con un ebitda after lease di 0,4 miliardi (+4,3%). 

Con gli analisti spazio all’AI

Il 7 maggio è in programma la call con gli analisti di Labriola: per la prima volta, in via sperimentale, verrà utilizzata una soluzione di AI text-to-speech sviluppata sui profili vocali dell’ad e del cfo Piergiorgio Peluso sia in supporto alla presentazione sia per rispondere alle prime due domande degli analisti. (riproduzione riservata)