Poste Italiane si lancia alla conquista del 100% di Tim con l’obiettivo di «creare un gruppo integrato e pilastro strategico per l’economia nazionale», delistando il gruppo da Piazza Affari. Il gruppo guidato dal ceo Matteo Del Fante ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio che valorizza l’operatore tlc circa 10,8 miliardi di euro.
L’offerta prevede una componente in carta e una in cash, con una valorizzazione per azione Tim di circa 0,635 euro. In particolare, Poste offre 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione e 0,167 euro in contanti per ogni azione Tim conferita. Complessivamente l’esborso cash di Poste sarebbe di poco più di 2,8 miliardi. La condizione perché l’offerta sia valida è che Poste raggiunga il 66,67% del capitale.
Il premio rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo è del 9,01%. Poste stima sinergie per 0,7 miliardi di euro all’anno dall’operazione.
Il gruppo che nascerebbe dalla totale integrazione di Poste e Tim sarebbe una realtà con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi, un ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e con oltre 150 mila dipendenti. Il closing dell’opas è atteso entro fine 2026.
Poste è stata assistita da Gianni & Origoni come consulente legale, da Jp Morgan come lead financial advisor e da Bnp Paribas e Mediobanca come financial advisor.
«Tim prende atto dell’opas totalitaria lanciata questa sera da Poste Italiane sul gruppo e precisa che domani si riunirà il cda per avviare il processo di valutazione dell’offerta», afferma un portavoce della società.
Poste, all’interno della sua nota, spiega che la volontà è «creare un gruppo integrato pilastro strategico per l’economia nazionale, la più grande infrastruttura connessa d’Italia, con posizioni di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali». L’operazione è la «naturale evoluzione» della strategia di Poste, «il più grande network distributivo nazionale e operatore sistemico che evolve in abilitatore della trasformazione digitale del Paese».
La combinazione dei due gruppi proporrebbe «un mix di attività diversificato, resiliente e generatore di cassa con solidità finanziaria e ampie riserve patrimoniali distribuibili», con un’offerta «unica e completa, promossa da una rete di distribuzione senza pari».
Poste entra nel dettaglio delle sinergie attese, che si inseriscono nel percorso di integrazione avviato da quando è diventata prima azionista del gruppo. I 700 milioni annui attesi, per Poste si compongono di circa 500 milioni per sinergie di costo realizzabili in due anni, incluse le efficienze conseguibili sugli attuali livelli del costo di finanziamento di Tim e grazie all’ottimizzazione della struttura di capitale di quest’ultima, e circa 200 milioni di sinergie di ricavo, realizzabili in tre anni.
Le sinergie di ricavi si dettagliano con il rafforzamento delle attività di cross-selling e up-selling nei segmenti retail, Enterprise e Pubblica Amministrazione, attraverso la valorizzazione delle rispettive basi clienti, reti distributive ed eccellenze di prodotto. Attesa anche l’integrazione delle offerte commerciali con soluzioni avanzate di data analytics e AI, per migliorare targeting, personalizzazione dell’offerta ed engagement della clientela.
Le sinergie di costo, invece, si compongono di: un’ottimizzazione delle funzioni centrali, delle attività di procurement, IT e back-office, complice il consolidamento della scala dei volumi di acquisto e all’adozione dei processi operativi best-in-class di Poste Italiane; una gestione più efficiente della struttura finanziaria, di indebitamento e di liquidità di Tim, con una riduzione dei costi. Poste promette la preservazione della capillarità dei servizi postali e della Pa, riallocando le risorse liberate a seguito dell’integrazione verso ambiti a più elevato potenziale di sviluppo, e senza impatti sull’impiego di personale degli Uffici Postali, della rete postale e pacchi e dei servizi di telecomunicazione.
Sono previsti oneri una tantum di circa 700 milioni ante imposte per il conseguimento delle sinergie.
La previsione del gruppo guidato da Del Fante è di ottenere un impatto positivo sul proprio utile per azione a partire dall’esercizio 2027. L’operazione non dovrebbe avere impatti sul dividendo per azione di Poste sull’utile 2026 grazie alla solidità finanziaria del gruppo, all’elevata generazione di cassa e alle ampie riserve patrimoniali distribuibili del nuovo gruppo.
Le positive sinergie industriali tra i due gruppi avrebbero come conseguenza anche la parziale valorizzazione delle imposte anticipate di TIM, che a fine 2024 ammontavano a 982 milioni, in quanto diverrebbero recuperabili in un arco temporale definito. Poste si attende il mantenimento di una «solida struttura finanziaria, coerente con un profilo di merito creditizio di livello investment grade, nonché un livello di indebitamento ritenuto sostenibile e adeguato alle caratteristiche industriali e ai flussi di cassa del nuovo gruppo».
Il flottante di Poste dopo l’operazione è atteso «ampio e altamente liquido, pari a oltre 15 miliardi». La governance del futuro gruppo sarà «stabile, con la presenza dello Stato Italiano quale azionista di maggioranza con una partecipazione superiore al 50% (anche attraverso la partecipazione detenuta da Cassa Depositi e Prestiti)». Questo assicurerà «stabilità nel lungo periodo e un chiaro mandato strategico orientato alla creazione di valore per tutti gli stakeholders e per il Paese nel suo complesso». (riproduzione riservata)
Articolo in aggiornamento