Tim chiude il primo semestre con ricavi e margini in crescita, mentre nel secondo trimestre ritorna anche l’utile dopo le perdite dei primi tre mesi dell’anno. Risultati che fanno confermare la guidance per il 2026 e 2027 all’operatore guidato dal ceo Pietro Labriola, in attesa di capire i risultati dell’opas lanciata da Poste Italiane. «I risultati del primo semestre confermano la solidità del percorso intrapreso, che in questi cinque anni ha profondamente trasformato Tim», ha commentato Labriola.
I ricavi nei primi sei mesi dell’anno arrivano a 6,8 miliardi di euro, in crescita del 2%, e l’ebitda after lease a 1,8 miliardi (+1,2%). I ricavi da servizi sono lievitati del 2,1% a 6,4 miliardi. Dati che in realtà sono zavorrati dall’avvicendamento dei grandi clienti Mnvo (da Fastweb a Poste Mobile): escludendo la componente, i ricavi salgono del 3,3% e del 3,5% quelli da servizi, mentre l’ebitda after lease del 6,3%.
Guardando al solo perimetro domestico, sono leggermente positivi sia i ricavi totali (+0,2% a 4,6 miliardi) sia quelli da servizi (+0,1% a 4,2 miliardi), mentre l’ebitda after lease diminisce del 2,5% a circa 900 milioni. Tuttavia, escludendo la componente Mnvo, l’ebitda after lease in Italia salirebbe del 7,1%.
Guardando al solo secondo trimestre, invece, Tim chiude il periodo con il ritorno all’utile: il risultato netto attribuibile ai soci della controllante è stato positivo per 88 milioni, rispetto al rosso di 8 milioni del periodo aprile-giugno 2025 e al -292 milioni del primo trimestre 2026 (di cui 210 milioni di oneri non ricorrenti).
Sul fronte delle business unit, nel semestre Tim Consumer registra ricavi per 2,9 miliardi, in calo del 2,7%, mentre quelli da servizi si fermano a 2,7 miliardi (-2,9%). A pesare, appunto, le attività Mnvo. L’arpu (ricavi medi per utente) fisso cresce invece del 2% a 33 euro al mese, mentre quello mobile e stabile a 10,7 euro. I ricavi da TimVision salgono invece del 7,1%. Tim Enterprise, invece, registra un’altra accelerazione nel secondo trimestre. Se i primi sei mesi vedono i ricavi a 1,7 miliardi (+5,6%), di cui 1,5 miliardi da servizi (+5,7%), il periodo aprile-giugno registra ricavi totali in aumento del 7,9% (+7,1% i ricavi da servizi).
Tim continua a lavorare anche sul fronte del debito, con la stabilità dell’indebitamento finanziario netto rispetto a marzo a 7,3 miliardi (-0,2 miliardi da fine giugno 2025) e la leva finanziaria scesa a 1,94 volte l’ebitda. La generazione di cassa è positiva nel secondo trimestre, con una acelerazione attesa nella seconda metà dell’anno a causa della stagionalità del business. L’equity free cash flow after lease del periodo aprile-giugno è stato positivo per un miliardo, compreso il rimborso del canone concessorio.
Infine, Tim ha confermato che nel terzo trimestre è previsto il closing della cessione di Sparkle: Retelit e Mef sono ancora in attesa dell’autorizzazione antitrust negli Stati Uniti. La long-stop date per concludere l’operazione è fissata al 15 ottobre. (riproduzione riservata)