La strada che porterà Tim lontana dalle torri di Inwit richiederà circa dieci anni per essere percorsa completamente. Il dettaglio della strategia per sostituire l’infrastruttura della towerco viene fornito da Tim all'interno della presentazione dei risultati del primo trimestre su richiesta della Consob, a fronte anche dell’esposto che Inwit stessa aveva presentato dopo la disdetta di Tim del master service agreement.
Una strategia «chiara e realistica» illustrata dal ceo dell’operatore tlc, Pietro Labriola, nella call con gli analisti: «Si tratta di una leva fondamentale per ottimizzare la nostra struttura dei costi».
La sostituzione delle torri di Inwit si basa su «tre pilastri». La previsione dell’operatore è di utilizzare: circa 8.500 torri già esistenti e in mano ai concorrenti di Inwit; circa 6 mila siti che altre towerco svilupperebbero a un ritmo di circa 500 l’anno e per cui ci sarebbe «forte interesse»; quasi 6 mila siti da sviluppare in joint venture con Fastweb+Vodafone. Complessivamente l’addio da Inwit potrebbe richiedere, nonostante la disdetta a partire da agosto 2030, circa dieci anni, complice il diritto a un piano di migrazione compreso all’interno dell’msa. Anche i vertici di Swisscom, durante la presentazione dei risultati trimestrali di gruppo e della controllata Fastweb (si veda l’altro articolo in pagina), hanno parlato di una timeline simile a quella di Tim.
Certo, resta da capire l’esito della battaglia legale sulle disdette: per Inwit sono illegittime e, in attesa dei giudizi di merito, ha presentato un cautelare per sospendere gli effetti delle disdette sia verso Fastweb sia verso Tim (come rivelato da questo giornale il 6 maggio). Non va dimenticato che Tim prevede di abbattere i costi infrastrutturali anche grazie a un accordo preliminare sul ran sharing siglato sempre con Fastweb.
Nella presentazione dei risultati, Labriola ha parlato anche della richiesta di risarcimento danni da 1,9 miliardi avanzata da Sky verso Tim e Dazn. «Forse hanno bisogno di più soldi per finanziare il rinnovo dei diritti della Formula 1 fino al 2032», ha detto scherzando il ceo. Labriola ha poi aggiunto di voler «parlare di queste cose nel contesto giusto» ma ritiene «complesso comprendere il motivo» della richiesta danni, considerando che con l’accordo «non stavamo chiudendo il mercato» e che, essendo allora integrati verticalmente con la rete, Tim era «soggetta a un’analisi dei prezzi preventiva che non consentiva dumping».
Sul fronte del possibile earnout da un eventuale accordo commerciale tra Fibercop e Open Fiber, Labriola ha spiegato che Tim potrà ottenere «fino al 75% delle sinergie che Fibercop raggiungerà» solo nel caso in cui l'accordo si finalizzi entro il 31 dicembre. Infine, in occasione dei risultati del secondo trimestre Labriola ha ribadito che verrà presentato il piano con i target per il triennio 2026-2028. (riproduzione riservata)