Si chiude definitivamente, a distanza di 28 anni, la partita del canone concessorio del 1998 di Tim. L’operatore tlc guidato dal ceo Pietro Labriola ha annunciato di aver incassato oggi 11 giugno il rimborso relativo al canone, per un importo di poco superiore a un miliardo di euro.
L’ultima parola sul procedimento era arrivata con la sentenza della Corte di Cassazione dello scorso dicembre, che aveva confermato in via definitiva l’obbligo di restituzione della cifra da parte dello Stato.
L’importo incassato include il canone originario, pari a oltre 500 milioni, più la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati nel corso di questi anni.
Il provento, di natura non ricorrente, era già stato interamente contabilizzato nel 2025. Il rimborso del canone, affiancato dai risultati di Tim Brasil, aveva consentito al gruppo di chiudere l’anno passato con un utile di gruppo dopo quattro anni.
L’incasso invece, poco prima della metà del 2026, determina un effetto netto positivo sulla posizione finanziaria di questo esercizio di poco inferiore a un miliardo. Essendo definitiva la decisione della Cassazione già da fine 2025, il dato era già incluso nella guidance finanziaria per il 2026. L’incasso straordinario contribuirà alla discesa dell’indebitamento di gruppo, con un rapporto tra debito netto after lease ed ebitda after lease inferiore a 1,7 volte nel 2026. Un livello «best in class» fra i competitor europei. (riproduzione riservata)