Tim, in un anno ha fatto +134% in Borsa: dopo la rimonta (stra)ordinaria c’è ancora spazio per correre?
Tim, in un anno ha fatto +134% in Borsa: dopo la rimonta (stra)ordinaria c’è ancora spazio per correre?
La normalizzazione di business e governance ha fatto più che raddoppiare il valore. Analisti divisi tra pausa e rilancio, ma ritorno della remunerazione e semplificazione del capitale possono dare ancora spunti sul listino 

di di Alberto Mapelli 27/02/2026 20:00

Ftse Mib
47.209,89 6.58.10

-0,46%

Dax 30
25.284,26 23.30.20

-0,02%

Dow Jones
48.977,92 5.07.46

-1,05%

Nasdaq
22.667,98 23.49.41

-0,92%

Euro/Dollaro
1,1783 5.48.36

-0,21%

Spread
62,68 17.30.22

+1,78

Risultati stabilmente in linea con le guidance; il ritorno previsto alla remunerazione degli azionisti tra buyback legato all'incasso straordinario di Sparkle e dividendo nel 2027; un management forte con un assetto azionario finalmente stabile; un piano di sinergie con il primo azionista Poste Italiane ancora da illustrare appieno, per poi vederne i benefici nel medio termine; un nuovo piano industriale da illustrare nel Capital Market Day nella seconda metà dell’anno; la messa a terra del ran sharing con Fastweb+Vodafone; una tanto attesa semplificazione del capitale tra eliminazione delle azioni di risparmio (con il loro dividendo privilegiato) e raggruppamento per dare stabilità al titolo.

Se anche Tim sta diventando «un’azienda normale», come ama ripetere il suo amministratore delegato Pietro Labriola forte della guidance rispettata per il quarto anno consecutivo - un unicum nella storia recente della società -, la carne al fuoco ordinaria e straordinaria per il gruppo tlc continua a essere tanta. E di conseguenza sono numerosi i potenziali motivi per cui il titolo nei prossimi mesi potrebbe salire ancora o prendersi una pausa.

Cosa pensano gli analisti

Il dato di partenza è che a Piazza Affari l’ultimo anno per Tim è stato straordinario: rialzo di oltre il 134% in 12 mesi, di cui un aumento di quasi il 24% da inizio 2026 è figlio della conversione delle azioni di risparmio, che elimina il dividendo privilegiato alla vigilia del ritorno ai profitti del gruppo. Oggi Tim viaggia costantemente tra 0,6 e 0,66 euro in borsa, livello che non frequentava stabilmente dal 2018.

La corsa è stata importante e perciò, nonostante i conti 2025 in linea alle previsioni, non stupisce che il titolo abbia rifiatato nei primi giorni post risultati. Così come non sorprende che il giudizio degli analisti sia diviso: da una parte chi ha optato per un altro rialzo del target price sopra 0,7 euro con la conferma di giudizio buy-outperform, come hanno fatto per esempio Mediobanca, Equita e Bank of America; dall'altra parte chi suggerisce una pausa, vista la forte corsa del titolo, come Banca Akros, che ha cambiato il giudizio a neutral con target price di 0,63 euro. Il consenso Bloomberg riporta questa divisione, con 10 buy, 7 hold e 2 sell e un target price medio di 0,62 euro.

Tra conversione e raggruppamento

Eppure guardando al prossimo futuro sono tanti gli spunti straordinari che ancora possono fungere da appiglio a Piazza Affari per un’ulteriore scalata. In primis il risultato della conversione delle azioni di risparmio. La conversione volontaria implica un conguaglio di 0,12 euro, mentre quella obbligatoria solo di 0,04 euro. La previsione della società è che entro la fine di maggio si completi l’iter.

La percentuale di cassettisti che alla fine aderirà alla conversione volontaria potrebbe dare un’ulteriore spintarella ai conti del gruppo nel 2026: in caso di adesione totale Tim dovrà sborsare 723 milioni di euro ma se per inerzia una parte consistente di soci di risparmio non consegnasse le azioni volontariamente il risparmio per la società potrebbe arrivare a qualche decina (se non oltre un centinaio) di milioni di euro riducendo l’esborso straordinario del gruppo tlc.

Certo, andrà valutato se chi si era posizionato sulle risparmio con l’obiettivo di incassare i dividendi arretrati avrà interesse a mantenere la quota anche avendo in mano solo azioni ordinarie.

Se approvato nell’assemblea di aprile, al termine della conversione delle risparmio, potrà partire poi il raggruppamento delle azioni 1 a 10. Una mossa a costo zero che garantirebbe a Tim l’uscita dal mercato delle penny stock, sottraendola ai venti speculativi che tanto hanno fatto male al titolo prima dell’ingresso nel capitale di Poste Italiane e aumentando così la protezione per gli investitori rispetto a eventuali futuri scossoni, come accadde ad esempio dopo il Capital Market Day del 2024.

Il ritorno della remunerazione

Infine il ritorno alla remunerazione degli azionisti: circa 400 milioni di euro di buyback derivante dal closing della cessione di Sparkle per 700 milioni – per cui, come rivelato da questo giornale, Mef e Retelit sono in attesa del via libera antitrust di Usa e Ue – e i circa 500 milioni stimati di dividendo da distribuire nel 2027, pari al 70% del flusso di cassa netto che il gruppo genererà nel 2026. Dopo cinque anni dall’ultima cedola pagata, quindi, il gruppo tlc è tornato a promettere agli azionisti poco meno di un miliardo di valore.

Ma la previsione, per citare gli analisti di Bank of America, potrebbe anche essere prudente guardando al medio termine: «Con un un significativo nuovo upside dalle sinergie con Poste e dall’accordo di ran sharing riteniamo che ci sia ancora benzina nel serbatoio per far crescere il flusso di cassa e, in ultima battuta, i potenziali ritorni per gli azionisti». Senza considerare che Tim «resta la telco più esposta alla possibile riparazione del mercato derivante dal consolidamento», che gli stessi ritengono «estremamente probabile». Insomma, nonostante la corsa straordinaria di Tim e il ritorno del gruppo in uno scenario di business ordinario dopo gli ultimi anni travagliati, un ulteriore upside potrebbe presentarsi all’orizzonte. (riproduzione riservata)