C’è un ricchissimo emiro che dal Golfo Persico aspetta da mesi che da Marina di Carrara gli consegnino il suo megayacht in costruzione. Un cliente extra-large arabo per The Italian Sea Group, al quale ora - dopo la crisi che ha travolto il cantiere toscano - sono stati chiesti altri 35 milioni di euro per poter portare avanti le lavorazioni. Sono soldi freschi che darebbero anche respiro alla società in apnea di cassa, tanto da aver appena chiesto il concordato in bianco.
I giorni per il salvataggio di Tisg sono insomma caldi. Secondo quanto ricostruito da Milano Finanza, in queste settimane si sono intensificati i dialoghi tra il gruppo guidato dal ceo e fondatore Giovanni Costantino e i clienti armatori. Obiettivo: evitare che i contratti di costruzione vengano risolti facendo così deteriorare ulteriormente il valore del portafoglio ordini. Quello che Tisg vorrebbe raggiungere è un’intesa con i clienti, a loro volta assistiti da numerosi advisor finanziari e legali, chiedendo loro di condividere una parte degli extracosti emersi improvvisamente (e oggetto di un’inchiesta della magistratura) per completare gli yacht, preservare le commesse e aumentare così le possibilità di successo del concordato.
Tra i dossier più delicati, secondo quanto appreso, c’è appunto quello relativo all’emiro, che ha affidato a Tisg una commessa per un superyacht da 100 metri dal valore superiore ai 100 milioni di euro. È uno dei casi simbolo della situazione: il cliente ha tutto l’interesse a ricevere l’imbarcazione, così come il cantiere a mantenere in vita il contratto per evitare un’ulteriore perdita di valore del portafoglio ordini e far si che il concordato in bianco si chiuda con esito positivo.
Una prima trattativa era iniziata già prima dell’accesso alla procedura concorsuale scattata a inizio luglio ma l’intesa non venne raggiunta. Oggi il confronto prosegue all’interno del percorso concordatario. Secondo quanto risulta a Milano Finanza da fonti a conoscenza del dossier, i versamenti dei clienti come extra-costi sarebbero stati impiegati per la realizzazione degli yacht, incrementando così il valore delle commesse. Tisg non chiederebbe ai clienti di coprire integralmente le maggiori spese ma soltanto una quota. Il prezzo finale potrebbe essere quindi alla fine molto competitivo per il cliente rispetto al costo effettivamente sostenuto da Tisg per la costruzione delle imbarcazioni. Ma meglio margini risicati, che restare fermi. Complessivamente il totale degli extra-costi richiesti ai clienti sarebbe di poco inferiore ai 200 milioni di euro.
La crisi del gruppo è esplosa all'inizio di febbraio, quando è emerso il forte deterioramento della situazione finanziaria. A marzo il consiglio di amministrazione ha avviato la composizione negoziata della crisi. Il Tribunale di Firenze aveva concesso le misure protettive, ma il percorso si è successivamente complicato anche dopo che cinque armatori hanno ottenuto di restare fuori dalla procedura.
A maggio la società ha comunicato che le perdite avevano eroso il capitale sociale sotto il minimo di legge, mentre il piano di rilancio è stato costruito sulla ricerca di nuova finanza, sulla valorizzazione degli asset e sulla rinegoziazione delle commesse. Il mancato accordo con gli armatori ha infine spinto Tisg ad abbandonare la composizione negoziata e a presentare, il primo luglio, la domanda prenotativa di concordato, riservandosi di depositare successivamente il piano definitivo.
I numeri restituiscono la dimensione della crisi. Alla fine di maggio l'indebitamento finanziario netto era pari a circa 178,8 milioni di euro, a fronte di una liquidità disponibile di 7,5 milioni. Le passività scadute avevano raggiunto 266,8 milioni tra debiti commerciali, factoring, debiti tributari e contributivi. Intanto, tra le ipotesi avanzate è emersa anche la possibilità di un eventuale aumento di capitale fino a 100 milioni di euro, ma l’ipotesi al momento potrebbe anche non essere per forza percorribile.
Attorno al dossier, però, resta un forte interesse, con diversi potenziali investitori interessati a un ingresso nel capitale nel gruppo. Parallelamente non si è nemmeno esclusa l’ipotesi di un rafforzamento della governance, con il passo indietro dello stesso Costantino. Che sarebbe disponibile se funzionale alla continuità aziendale e alla buona riuscita dell’operazione. (riproduzione riservata)