Occhi puntanti sul futuro di The Italian Sea Group, il gruppo di Marina di Carrara attivo nella costruzione di superyacht in tensione finanziaria. Le azioni a Piazza Affari hanno aperto in calo dell’1% circa, dopo aver ceduto circa l’8% la scorsa settimana, accentuando un trend negativo che fa segnare da inizio anno un calo del 74% delle azioni.
L’1 luglio, Tisg ha depositato al Tribunale di Firenze la domanda di accesso a una procedura di regolazione della crisi prevista dall’articolo 44 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, articolo che oggi disciplina il vecchio concordato preventivo in bianco. Tisg rileva che il Tribunale ha dato avvio al procedimento «con particolare tempestività» e il 3 luglio ha nominato i commissari giudiziali: il professor Niccolò Abriani, avvocato, Riccardo Forgheschi e Manuela Olastri.
Secondo la società «il Tribunale ha rilevato che il progetto di regolazione della crisi elaborato da Tisg risulta coerentemente strutturato nella prospettiva della continuità aziendale». La decisione, spiega la società, è maturata dopo gli ultimi sviluppi delle trattative con gli armatori, che non hanno più consentito di ritenere praticabile un risanamento esclusivamente in sede stragiudiziale. L’obiettivo del ricorso è preservare la continuità aziendale e tutelare il valore della società nell'interesse di creditori e stakeholder.
Al 31 maggio la posizione finanziaria netta del gruppo era pari a 178,7 milioni, di cui 154,6 rappresentati da debiti bancari. La liquidità disponibile ammontava a 7,5 milioni, mentre tra le passività figurano anche un finanziamento soci da 25 milioni erogato dalla controllante GC Holding e debiti per leasing per 11,3 milioni.
A questi si aggiungono debiti scaduti per 266,8 milioni, tra cui 77,6 milioni verso fornitori. L’esposizione complessiva supera così i 400 milioni. La società precisa inoltre che le banche, pur potendo chiedere il rimborso immediato di parte dei finanziamenti a seguito del mancato pagamento di alcune rate, non hanno finora esercitato tale facoltà nell'ambito delle interlocuzioni avviate durante la composizione negoziata.
Secondo quanto riporta Il Tirreno, il concordato in continuità aprirebbe di fatto a tre possibili scenari, tutti con un filo rosso: l’intervento di un soggetto terzo. Potrebbe essere un acquirente, un assuntore (dell’attivo e del passivo) o un investitore che sottoscrive un aumento di capitale della società debitrice, diventando proprietario e provvedendo a pagare i creditori in misura percentuale grazie alle procedure avviate.
Come sottolinea il quotidiano livornese, l’affitto di azienda è utile perché consente al soggetto che poi ne diventerà proprietario - attraverso uno dei tre percorsi - di intervenire con immediatezza per assicurare la prosecuzione dell’attività senza interruzioni quando l’impresa in crisi non ha più risorse finanziarie per continuarla direttamente. (riproduzione riservata)