The Italian Sea Group in crisi, Giovanni Costantino lascia la guida del gruppo degli yacht: nuovo cda entro settembre
The Italian Sea Group in crisi, Giovanni Costantino lascia la guida del gruppo degli yacht: nuovo cda entro settembre
Il fondatore e ceo del gruppo della nautica di lusso si dimette insieme al figlio Gianmaria. L’intero cda decade e resta operativo in prorogatio fino alla nomina del nuovo board. La Regione Toscana vuole un tavolo istituzionale entro Ferragosto

di Francesca Gerosa 20/07/2026 11:45

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Cambio ai vertici per The Italian Sea Group. Giovanni Costantino, fondatore, presidente e amministratore delegato del gruppo della nautica di lusso quotato su Euronext Milan (+0,39% a 1,02 euro il 20 luglio in chiusura e -81% in un anno per una capitalizzazione di mercato di 54 milioni di euro), ha rassegnato le dimissioni. Insieme a lui lascia anche il consigliere di amministrazione Gianmaria Costantino, figlio del fondatore e amministratore non esecutivo della società.

Il cda decade

La decisione, anticipata da Milano Finanza l’11 luglio, determina la cessazione dell’intero consiglio di amministrazione, essendo venuta meno la maggioranza degli amministratori di nomina assembleare. Il board, tuttavia, continuerà a operare in regime di prorogatio fino alla nomina del nuovo consiglio, con l’obiettivo di garantire la continuità operativa e la prosecuzione del percorso di risanamento avviato dalla società.

La convocazione dell’assemblea dei soci per il rinnovo del cda sarà deliberata in tempi brevi e il periodo di proroga è previsto fino al prossimo 10 settembre. La svolta arriva in una fase particolarmente delicata per The Italian Sea Group, alle prese da alcuni mesi con una situazione di tensione finanziaria legata agli extra budget emersi su una parte significativa delle commesse in corso.

Cambio della governance entro settembre

La società ha imboccato il percorso del concordato e sta lavorando alla definizione di un piano in grado di riequilibrare la struttura economico-finanziaria e preservare il valore industriale del gruppo. La scelta di Costantino di fare un passo indietro è stata motivata dalla volontà di favorire una nuova fase gestionale in grado di rafforzare la fiducia degli stakeholder e accompagnare il processo di risanamento. 

«Dopo aver fatto quanto possibile per affrontare la situazione di crisi e portare la società all’attuale sviluppo del percorso di risanamento», hanno spiegato gli amministratori dimissionari, «la prosecuzione di quest’ultimo può ora essere agevolata da un cambio della governance, idoneo a rafforzare la fiducia degli stakeholder nonché a garantire la continuità e il migliore soddisfacimento dei creditori».

La società ha precisato che le dimissioni non sono state accompagnate da osservazioni, rilievi o contestazioni su fatti o circostanze ulteriori rispetto alla situazione già illustrata, né da dissensi rispetto alle deliberazioni assunte dal consiglio di amministrazione.

Giovanni Costantino, attraverso la holding personale Gc Holding, resta il principale azionista di The Italian Sea Group con una quota pari al 53,604% del capitale sociale, equivalente a 28,41 milioni di azioni ordinarie. Il figlio Gianmaria, invece, non detiene partecipazioni nella società.

L’ultimo ordine di un superyacht

La crisi di The Italian Sea Group arriva in un momento complesso per il comparto della nautica di lusso, dopo anni di forte crescita trainata dalla domanda internazionale di superyacht. Come quello anticipato da Milano finanza richiesto da un emiro del Golfo Persico che ha affidato a Tisg una commessa per un superyacht da 100 metri del valore superiore ai 100 milioni di euro.

È uno dei casi simbolo della situazione: il cliente ha tutto l’interesse a ricevere l’imbarcazione, così come il cantiere a mantenere in vita il contratto per evitare un’ulteriore perdita di valore del portafoglio ordini e far si che il concordato in bianco si chiuda con esito positivo. Ora il gruppo, proprietario tra gli altri dei marchi Admiral e Tecnomar, punta a una nuova fase industriale e finanziaria, con una governance rinnovata chiamata a gestire il rapporto con banche, creditori, dipendenti e clienti.

La Regione Toscana vuole un tavolo istituzionale entro Ferragosto

Anche il fronte istituzionale resta aperto. Si è svolto nella mattinata del 20 luglio, presso la sede della Regione Toscana, l’incontro tra le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm e Valerio Fabiani, responsabile dell’Unità di crisi della Regione Toscana, per fare il punto sulla delicata vertenza aziendale e definire i prossimi passi a tutela del sito produttivo di Marina di Carrara.

Le sigle sindacali hanno chiesto con forza l’attivazione immediata di un percorso condiviso e rapido. La prima tappa deve essere un confronto diretto dell’ente regionale con tutti i soggetti della procedura, inclusi la proprietà e i commissari, volto a fare immediata chiarezza sulle reali intenzioni e sulla strada che intendono intraprendere. Solo successivamente si dovrà procedere a un tavolo in plenaria con tutte le parti coinvolte, finalizzato a individuare un piano industriale serio, che metta al centro la salvaguardia totale dei livelli occupazionali.

Nel corso dell’incontro si è affrontato anche il tema delle manifestazioni di interesse da parte di soggetti terzi a rilevare l’azienda. La Regione ha dato la propria disponibilità a incontrarli, ma Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito che qualsiasi trattativa dovrà avere come precondizione vincolante la piena tutela di ogni singolo posto di lavoro. «La situazione all’interno del cantiere è ogni giorno più difficile e la fiducia dei lavoratori sta venendo meno», hanno dichiarato le segreterie sindacali. «Non c’è più tempo da perdere. Serve un’accelerazione netta e la riconvocazione del tavolo nel più breve tempo possibile».

La Regione Toscana intende convocare entro Ferragosto il tavolo istituzionale sulla crisi di The Italian Sea Group. «Il nostro obiettivo è avere un tavolo con tutti i soggetti presenti, compresi gli organi della procedura», ha affermato all’Ansa Valerio Fabiani, consigliere speciale del governatore Eugenio Giani per le crisi d’impresa, al termine dell’incontro con i sindacati e la sindaca di Carrara, Serena Arrighi, la quale a sua volta ha espresso la speranza di «poter giungere a una soluzione di questa crisi che preoccupa fortemente la nostra amministrazione comunale perché coinvolge moltissimi lavoratori diretti e soprattutto moltissimi lavoratori dell’indotto, per un totale complessivo di circa 1.500 persone». (riproduzione riservata)