Tether, il ceo Paolo Ardoino: i robot vengano a me
Tether, il ceo Paolo Ardoino: i robot vengano a me
L’amministratore delegato spiega perché Tether non si occupa più solo di stablecoin ma ora investe anche nella robotica. Con l’obiettivo di integrare Usdt nell’economia del futuro fatta di agenti AI autonomi

di di Karen Tso (Cnbc) 22/08/2026 16:00

Ftse Mib
52.668,04 23.51.09

+0,00%

Dax 30
26.136,56 23.51.09

+0,59%

Dow Jones
53.277,01 4.41.49

+0,98%

Nasdaq
26.180,46 23.51.09

+0,43%

Euro/Dollaro
1,1680 23.00.31

-0,06%

Spread
83,33 17.29.46

+2,57

Tether guarda oltre le stablecoin e scommette sulla machine economy, l’ecosistema emergente in cui i dispositivi IoT (internet delle cose), i robot e gli agenti di intelligenza artificiale agiscono come attori economici autonomi, in grado di produrre, scambiare e capitalizzare valore senza l'intervento umano. Dopo l’investimento nella tedesca Neura Robotics e quello nella startup italiana Generative Bionics, il gruppo vuole portare wallet e denaro programmabile direttamente nei robot.

Il ceo Paolo Ardoino, fin da bambino affascinato dai romanzi di fantascienza di Isaac Asimov, l’ideatore delle tre leggi della robotica volte a bloccare i robot prima che facciano del male agli esseri umani, prevede un mondo popolato da miliardi di macchine e un trilione di agenti di intelligenza artificiale capaci di effettuare transazioni in maniera autonoma. Nell’intervista a Cnbc il ceo di Tether affronta anche il nodo della regolamentazione dei cripto asset negli Stati Uniti, l’audit appena completato da Kpmg e il futuro delle valute.

Domanda. La cinese Unitree sta accelerando la corsa globale alla robotica umanoide. Che cosa significa per il settore?

Risposta. Unitree è sicuramente una delle aziende da tenere d’occhio quando si parla di progressi nella robotica. Negli ultimi anni ha dimostrato capacità impressionanti in termini di precisione e destrezza dei robot. Siamo a un momento importante e ora bisognerà vedere che cosa faranno le aziende europee e americane per competere con questo avanzamento.

D. Tether ha investito invece nella tedesca Neura Robotics. Dove vede le applicazioni più concrete?

R. Nei prossimi cinque anni penso sia più realistico guardare soprattutto alle applicazioni industriali. Neura sta facendo progressi molto rapidi anche sugli umanoidi, ma nel breve periodo i ricavi arriveranno soprattutto dall’industria: migliorare i processi produttivi, aumentare la produttività della forza lavoro e raggiungere livelli di precisione difficili da ottenere per un essere umano, per esempio nella miniaturizzazione. Ci saranno poi applicazioni nell’ospitalità, nella sanità e in molti altri settori. Tether ha investito anche in Generative Bionics, un’azienda italiana che sta sviluppando robot umanoidi. Stiamo testando questo mercato perché riteniamo importante capire dove porterà.

D. Perché una società conosciuta soprattutto per la stablecoin Usdt investe nei robot?

R. Dobbiamo immaginare un futuro, diciamo tra dieci anni, con 10 miliardi di esseri umani, 10 miliardi di robot e un trilione di agenti di intelligenza artificiale. Tutti dovranno poter effettuare transazioni attraverso denaro programmabile. Usdt è denaro programmabile: funziona sulla blockchain e può interagire con smart contract. Immaginiamo quindi che possa essere integrato nei robot, così come può essere integrato negli agenti AI.

D. Sta dicendo che robot e agenti AI diventeranno veri soggetti economici?

R. Sì. Dobbiamo immaginare robot e agenti AI capaci di effettuare transazioni a una velocità mille volte superiore a quella degli esseri umani. Potranno arrivare a effettuare migliaia o, nel tempo, milioni di volte più transazioni rispetto a noi. Per questo è importante iniziare già oggi a testare la nostra tecnologia, dai wallet alle stablecoin, direttamente sulle macchine. Vogliamo capire come potrà funzionare questa economia futura.

D. Negli ultimi anni Tether è stata criticata per la mancanza di un audit completo. Che cosa è cambiato?

R. Abbiamo appena completato l’audit con Kpmg US. È un audit completo dei nostri bilanci e Kpmg ha esaminato in profondità le nostre operazioni. Ha verificato anche fisicamente le barre d’oro che fanno parte delle nostre riserve. Per anni ci è stato detto che non saremmo riusciti a ottenere un audit, o che non volevamo sottoporci a questo tipo di verifica. Ora abbiamo un audit realizzato da una Big Four e abbiamo ricevuto un’opinione senza rilievi.

D. Ma perché non rendete pubblico integralmente l’audit?

R. Siamo un’azienda privata e molte società private non rendono pubblici i propri audit. Kpmg può comunque confermare che l’opinione ricevuta è «unqualified», cioè senza rilievi. Significa che non sono state riscontrate questioni tali da modificare il giudizio sui nostri bilanci.

D. Come arriverete alla piena conformità con il Genius Act negli Stati Uniti?

R. Prima di tutto, Tether non ha sede nelle Isole Vergini Britanniche: oggi siamo basati in El Salvador. Inoltre, la stragrande maggioranza degli asset rappresentata da titoli di Stato americani è custodita negli Stati Uniti attraverso operatori statunitensi. Abbiamo una situazione finanziaria che ci permette di affrontare questo percorso. Negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo accumulato circa 30 miliardi di dollari di profitti. La piena conformità con il Genius Act è nella nostra roadmap e stiamo lavorando in quella direzione, aumentando anche la quantità di Treasury americani nel portafoglio. Nel 2025 siamo stati tra i maggiori acquirenti di titoli di Stato americani e oggi Tether è tra i principali detentori mondiali di Treasury. Crediamo che le stablecoin possano diventare uno degli strumenti attraverso i quali il dollaro continuerà ad ampliare la propria presenza globale.

D. Perché allora non trasferire direttamente Tether negli Stati Uniti?

R. Quando ci siamo trasferiti in El Salvador non esisteva ancora negli Stati Uniti una legislazione specifica sulle stablecoin. Quando il quadro normativo americano è arrivato, abbiamo reagito anche creando una stablecoin domestica, Usat. Abbiamo ancora tempo per completare il percorso di conformità e stiamo lavorando in quella direzione. Già oggi rispettiamo i requisiti antiriciclaggio e quelli per la verifica della vera identità dei nostri clienti, le sanzioni e le regole Ofac, vale a dire le norme e le sanzioni economiche gestite dal dipartimento del Tesoro Usa contro Stati, gruppi terroristici, traffico di droga e persone o aziende designate. Collaboriamo inoltre con centinaia di agenzie di law enforcement in decine di Paesi. Tether sta crescendo molto rapidamente e, allo stesso tempo, sta contribuendo a costruire un settore completamente nuovo.

D. Negli Stati Uniti le stablecoin possono rafforzare il ruolo internazionale del dollaro. E l’Europa?

R. Purtroppo lo dico da italiano e da europeo: oggi l’euro mi sembra una valuta di Serie B. Al di fuori dell’Europa non è percepito allo stesso modo del dollaro. Se si va in Africa, in America Centrale o Meridionale oppure in Asia, con un dollaro in tasca si può pagare praticamente ovunque. Non si può dire lo stesso dell’euro. Ed è un problema perché credo che in futuro una parte della competizione geopolitica sarà combattuta anche attraverso le valute. Se l’Europa non farà un lavoro migliore per difendere la propria moneta, favorirne l’utilizzo nel commercio globale e permettere anche alle imprese private di portare l’euro fuori dai confini europei, rischiamo una stagnazione nel prossimo decennio. Oggi la più grande stablecoin denominata in euro vale circa 400 milioni di euro: una goccia nell’oceano rispetto alle stablecoin in dollari. E per ora non vedo segnali significativi di un cambiamento. (riproduzione riservata)