Quale sarebbe l'impatto sulle assicurazioni più grandi se l’investimento in titoli di Stato europei, a partire dai Btp italiani, non fosse più considerato a rischio zero ai fini dell’assorbimento di capitale come avvenuto finora? Lo ha chiesto l’Ivass, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni che dallo scorso aprile è presieduto dal direttore generale di Banca d’Italia, Paolo Angelini, alle compagnie che utilizzano il modello interno di Solvency II (o che stanno lavorando per adottarlo) in un monitoraggio destinato a chiudersi tra fine giugno e inizio luglio.
Per ora è solo una verifica d’impatto, senza altre indicazioni operative, ma tanto è bastato per far alzare l’allerta ad alcune compagnie, con il dossier arrivato fin sulla scrivania del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. La questione è annosa ed è evidentemente anche politica.
Negli ultimi anni la percentuale di investimenti in Btp da parte delle compagnie che operano in Italia si è costantemente ridotta: l’ultima fotografia scattata da Ivass nella relazione annuale di giugno 2025 evidenziava un calo al 21,2% del totale degli investimenti che, come rilevato da Ania, rappresentano una quota decisamente significativa per i conti pubblici italiani: circa 245 miliardi di euro, pari a circa il 10% dell’intero ammontare dei Btp in circolazione.
Sono anni che l’Eiopa (l’Ivass europea) chiede all’Italia di considerare nei modelli interni di Solvency II il rischio legato agli investimenti in titoli di Stato, come fanno già da tempo all’estero big europee come Allianz, Axa e pure Generali. E della questione, secondo voci di mercato, si sarebbe interessato anche il Fondo monetario internazionale. Una richiesta che finora è stata arginata davanti alla constatazione che le regole di Solvency II, in particolare negli anni di altri spread e volatilità sui Btp, avevano penalizzato in termini di assorbimento di capitale (e di volatilità dello stesso) le compagnie italiane a vantaggio di assicurazioni estere.
Le cose potrebbero però essere riviste con le nuove regole di Solvency II che entreranno in vigore a gennaio del 2027. Il volatility adjustment modificato dovrebbe attenuare le penalizzazione per le assicurazioni italiane e la nuova Solvency libererà capitale rispetto al passato. L’ultimo calcolo lo aveva fatto sempre l’Ivass l’anno scorso: «La revisione consentirà un rilascio di capitale con un aumento medio, a parità di rischi e di dotazione patrimoniale, di 14 punti percentuali dell’indice di solvibilità delle compagnie italiane». In termini assoluti si tratta di circa 5 miliardi che le compagnie avranno in più a disposizione. E le ultime stime, dopo la messa a punto della regolamentazione secondaria, potrebbe essere anche più alte.
Questo, insomma, potrebbe essere il momento giusto per fare quell’intervento che le autorità europee e internazionali chiedono da tempo all’Italia.
Bisognerà però valutare bene quali saranno i risultati del monitoraggio avviato da Ivass, che avrebbe coinvolto gruppi come Unipol, Reale, Sace Bt e in prospettiva anche Poste Italiane e Intesa Sanpaolo Assicurazioni: se la penalizzazione di rivelasse eccessiva, il rischio è che venga paradossalmente scoraggiato l’utilizzo del modello interno. E, soprattutto, che i Btp possano essere sostituiti, anche solo in parte, dai meno volatili Oat francesi. Aspetto, quest’ultimo, su cui sarebbe stato sensibilizzato Giorgetti. (riproduzione riservata)