Tesoro e Palazzo Chigi contro la maxi-buonuscita da 7,3 milioni da Terna a Di Foggia. Che ora rischia il posto in Eni
Tesoro e Palazzo Chigi contro la maxi-buonuscita da 7,3 milioni da Terna a Di Foggia. Che ora rischia il posto in Eni
La super-liquidazione sarebbe in contrasto con le direttive del socio Tesoro relative ai ruoli di vertice nelle società partecipate dallo Stato. Si profila un braccio di ferro con la manager candidata da Cdp alla presidenza del gruppo energetico. 

di Angela Zoppo 19/04/2026 22:00

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Il Mef interviene sul caso di Giuseppina Di Foggia, l’ad e dg di Terna ormai in scadenza che non vuole rinunciare alla buonuscita di 7,3 milioni di euro nonostante l’azionista pubblico l’abbia indicata alla presidenza dell’Eni. Il passaggio di incarichi al vertice da una partecipata pubblica all’altra non prevede severance, ed è esattamente il caso di Terna ed Eni, che sono società infragruppo avendo entrambe Cdp come maggiore azionista. Ma la manager non intende lasciare l’attuale incarico se non le sarà riconosciuta l’indennità non tanto come ceo ma come direttore generale, e nemmeno l’irritazione di Giorgia Meloni l’ha convinta, per ora, a un passo indietro. 

Adesso, però, è anche il Tesoro a dire la sua, ricordando le norme che regolano casi come questi. «Dal 2023 il Mef, nella sua azione diretta all’efficientamento della spesa e al contenimento dei costi», è il chiarimento che arriva da via XX Settembre nella serata di domenica 19, «ha dato specifiche direttive (già dal 2023), in qualità di socio che nelle società partecipate dovessero essere esclusi o, in ogni caso, rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità e degli emolumenti comunque denominati da corrispondere a fine mandato, in modo da generare una prassi diretta a escludere che detti emolumenti siano corrisposti a chi esaurisce per naturale scadenza o per dimissioni volontarie il mandato da amministratore».

A rischio la nomina in Eni

Per succedere a Di Foggia a capo di Terna, Cdp ha già indicato l’attuale ad di Enav, Pasqualino Monti. L’irrigidimento da parte della manager viene commentato come inopportuno e irrispettoso da fonti del governo, che sperano ancora in un dietro-front, ma sembrano esserci tutti gli estremi per un braccio di ferro legale. Intanto, però, Di Foggia rischia di perdere il nuovo incarico alla presidenza dell’Eni. Perché l’assemblea degli azionisti, fissata per il 6 maggio, la consideri eleggibile, infatti, la manager deve dimettersi per tempo dal suo attuale incarico. Si tratta dello stesso meccanismo che ha portato il dirigente del Tesoro, Stefano Cappiello, a dimettersi dal cda di Terna il 17 aprile, in quanto presente nella lista del Mef come nuovo consigliere di Eni. (riproduzione riservata).