Oltre 80 miliardi di dollari di valore sono stati bruciati dalle società che avevano puntato sul Bitcoin come asset di tesoreria. Secondo un'analisi pubblicata ieri dal Financial Times, la capitalizzazione delle 50 maggiori aziende del settore è scesa da 150 miliardi di dollari nel luglio 2025 a 67 miliardi oggi.
La corsa all'acquisto di bitcoin, alimentata dall'esempio di Michael Saylor e della sua Strategy, aveva spinto centinaia di aziende a raccogliere capitale e debito per investire nella criptovaluta e sostenere il prezzo delle proprie azioni. Ma con il crollo del bitcoin, che è arrivato a perdere quasi il 50% rispetto al record di tutti i tempi toccato l’ottobre scorso a 126.080 dollari, molte società hanno inevitabilmente venduto la criptovaluta e quelle con le spalle meno larghe sono tornate ai business originari.
Delle 50 aziende analizzate, 43 valgono oggi meno di prima dell'annuncio del pivot sul bitcoin e 35 hanno perso almeno metà del loro valore. A luglio i principali detentori aziendali sono diventati venditori netti, cedendo complessivamente 2.500 bitcoin in più rispetto a quelli acquistati, per un controvalore di circa 160 milioni di dollari.
Si sa però che il bitcoin è tradizionalmente molto volatile. E così negli ultimi 14 giorni la criptovaluta ha messo a segno un rialzo del 25%. Pertanto la situazione di Strategy è radicalmente cambiata: nel secondo trimestre, a causa del calo dei prezzi, la società di Saylor registrava una perdita contabile non realizzata di circa 8,3 miliardi di dollari. Ieri con oltre 840.447 bitcoin in cassa acquistati a un prezzo medio storico di circa 66.384 dollari (nella serata di ieri la criptovaluta veniva scambiata a 80.185 dollari), il controvalore totale del tesoro aziendale è balzato a circa 67,2 miliardi di dollari. La posizione è così tornata ampiamente in attivo, generando un profitto non realizzato superiore agli 11 miliardi di dollari. Non stupisce quindi che negli ultimi 14 giorni il titolo Strategy abbia guadagnato il 37,8%.
Non bisogna poi dimenticare che il distacco fra Strategy e le altre società con una tesoreria in bitcoin è abissale: con i suoi 840.447 bitcoin, la società di Saylor possiede oltre il 60% dei Btc aziendali mondiali. Al secondo posto figura con 43.514 bitcoin Twenty One Capital, detenuta almeno al 71% da Tether, la società guidata da Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino che emette Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo. Negli ultimi 14 giorni il titolo ha guadagnato il 30,6%. (riproduzione riservata)