Dopo quasi tre anni si chiude uno dei più lunghi e duri scontri sindacali affrontati da Tesla in Europa. Il sindacato svedese IF Metall ha annunciato che dal 19 agosto interromperà tutte le azioni di sciopero contro il produttore americano di auto elettriche. Ma non perché sia stato raggiunto l’obiettivo di un contratto collettivo, che aveva dato origine alla vertenza nell’ottobre 2023.
Secondo IF Metall, la casa guidata da Elon Musk avrebbe pagato e liquidato tutti gli iscritti al sindacato che ancora partecipavano allo sciopero, togliendo di fatto alla protesta la possibilità di proseguire. Il sindacato non ha precisato quanti lavoratori abbiano ricevuto denaro né l’ammontare delle somme.
Lo scontro era cominciato nell’ottobre del 2023, quando alcuni meccanici Tesla in Svezia avevano incrociato le braccia per spingere la società di Musk a sottoscrivere un contratto collettivo. Tesla non produce automobili nel Paese scandinavo, ma dispone di una rete di assistenza e manutenzione per le vetture vendute sul mercato locale.
La vertenza aveva progressivamente assunto una dimensione ben più ampia. Alla mobilitazione dei meccanici si erano infatti aggiunte azioni di solidarietà da parte di altre categorie di lavoratori, trasformando il caso Tesla in un confronto con il modello di relazioni industriali dei Paesi nordici, dove la contrattazione collettiva ha tradizionalmente un ruolo centrale.
Tesla ha sempre respinto la richiesta di firmare un contratto collettivo, sostenendo di garantire ai propri dipendenti condizioni di lavoro almeno equivalenti, se non migliori, rispetto a quelle richieste dal sindacato.
La conclusione della protesta non ha però attenuato lo scontro, anzi. IF Metall ora accusa Tesla di aver scelto di pagare i lavoratori pur di evitare un accordo con il sindacato. «Possiamo concludere che Tesla si oppone ai contratti collettivi con tale forza da preferire liquidare gli iscritti al sindacato piuttosto che garantire loro condizioni di lavoro sicure», ha denunciato l’organizzazione. Per Simon Petersson, portavoce di IF Metall, il comportamento dell’azienda di Musk è «senza precedenti sul mercato del lavoro svedese».
Il sindacato sostiene anche che Tesla abbia utilizzato metodi che in Svezia non si vedevano dagli anni Trenta. Accuse sulle quali, al momento, il costruttore americano non ha fornito una replica.
La vicenda svedese si inserisce in un rapporto storicamente difficile tra Tesla e le organizzazioni dei lavoratori. Il gruppo di Musk ha mantenuto negli anni una posizione fortemente contraria alla sindacalizzazione dei propri stabilimenti e alle forme tradizionali di contrattazione collettiva.
Le tensioni non toccano la Svezia. Anche in Germania è aperto il confronto con IG Metall nello stabilimento Tesla di Grünheide, vicino a Berlino. Il sindacato tedesco sta contestando il risultato delle elezioni del consiglio di fabbrica, denunciando presunti tentativi di intimidazione e disparità di trattamento tra liste e candidati. (riproduzione riservata)