Terna continua la volata a piazza Affari. Martedì 17 febbraio il titolo della società della rete di trasmissione elettrica supera per la prima volta in 22 anni di storia quota 10 euro, avvicinandosi al prezzo obiettivo di 10,3 euro che le assegna l’ultimo report Bernstein, mentre continuano a crescere le domande di connessione alla rete da parte dei data center. I dati appena aggiornati al 31 gennaio 2026 portano il totale a circa 79 Gigawatt, una cifra che copre da sola l’85% delle domande totali di allaccio da parte degli utenti di consumo. Le pratiche relative ai data center sono 449, concentrate in Lombardia, seguita a parecchie lunghezze da Piemonte e Puglia.
Il peso delle grandi infrastrutture dati nelle richieste di nuova potenza si inserisce in un contesto di ripresa della domanda elettrica nazionale. Secondo i dati di Terna, a gennaio 2026 il fabbisogno elettrico è cresciuto del 4,1% anno su anno, fino a 28 miliardi di Kwh, il valore mensile più alto dal 2014.
Il dato è influenzato da un giorno lavorativo in meno (20 contro 21) e da una temperatura media inferiore di 1,7 gradi centigradi rispetto allo stesso mese del 2025. Corretto dagli effetti calendario e temperatura, l’incremento è del 2,8%.
La crescita è abbastanza omogenea sul territorio: +4,2% al Nord, +4,1% al Centro e +3,9% al Sud e nelle isole. Sul fronte industriale, l’Indice mensile dei consumi elettrici ha registrato a gennaio una crescita del 3,8%, inanellando cinque mesi consecutivi di aumento. Sono cresciuti soprattutto i consumi nei settori siderurgia, cemento, calce e gesso, alimentari, metalli non ferrosi e mezzi di trasporto, mentre hanno registrato una flessione l’industria meccanica, cartaria e chimica. Stabili ceramiche e vetrarie.
Dal lato dell’offerta, la produzione nazionale ha coperto l’88,7% della domanda, mentre l’11,3% è stato soddisfatto dal saldo con l’estero. In altri termini, la produzione netta, pari a 25 miliardi di chilowattora, è cresciuta del 13%, mentre l’import netto è sceso del 33,2%. Il minor ricorso all’estero è stato possibile grazie alla maggiore produzione eolica e solare e all’incremento di quella termoelettrica (+16,6%).
Le fonti rinnovabili nel loro insieme, però, hanno coperto il 31,7% della domanda elettrica nazionale contro il 32,3% di gennaio 2025, risentendo del calo dell’idroelettrico (-13,2%). L’eolico, in compenso, è cresciuto del 16,2% sfiorando i 3 terawattora, seguito dal fotovoltaico con un +15,2% a 233 gigawattora, grazie anche dall’aumento di capacità in esercizio. Al 31 gennaio, infatti, la capacità rinnovabile installata risulta in aumento di 474 megawatt rispetto al mese precedente, per un totale di 84mila Mw, di cui circa 44mila di solare e 14mila di eolico, oltre ad altre fonti. (riproduzione riservata)