Teheran avverte l’Europa: missili contro Italia e Germania se sosterranno gli Usa
Teheran avverte l’Europa: missili contro Italia e Germania se sosterranno gli Usa
Un deputato iraniano avverte Washington e i Paesi europei: se gli Stati Uniti utilizzeranno le basi militari in Italia e Germania per attaccare Teheran, l’Iran risponderà con missili contro le strutture coinvolte

di Giulia Venini 05/11/2026 10:46

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Se l’America userà le sue basi nel Vecchio Continente, «comprese quelle in Italia e Germania, missili iraniani saranno lanciati verso l’Europa»: suonano come una vera e propria minaccia le parole del deputato iraniano e membro della commissione Sicurezza nazionale e Politica estera Ahmad Bakhshayesh Ardestani, che ha parlato in un’intervista a Euronews dopo la sconfitta del presidente Usa Donald Trump alle elezioni di metà mandato. 

Che cosa ha detto Ardestrani

«Nelle due precedenti guerre non l’abbiamo fatto, ma questa volta non permetteremo che l’assistenza dell’Europa all’America per un attacco contro l’Iran resti senza conseguenze», ha aggiunto il deputato, secondo il quale la Repubblica islamica mirerebbe a qualsiasi base utilizzata verso il Paese, unitamente agli «asset materiali e immateriali» degli Stati alleati degli Usa. 

La dichiarazione arriva in un momento molto teso sul dossier Iran. Dopo la débâcle repubblicana, il partito di Trump ha attribuito la colpa al tycoon e alle sue politiche, dai dazi alle operazioni in Medio Oriente. La voce che si è sollevata sopra le altre è stata quella del vicepresidente JD Vance, il qualche ha esplicitamente ricondotto la sconfitta alla guerra, al costo della vita e ai rapporti tra Stati Uniti e Israele. Gli ha fatto eco il governatore della Florida Ron DeSantis, che ha parlato di elezioni «vicine all’estinzione per i repubblicani».

Che cosa farà Trump sul fronte iraniano?

Resta da vedere quale sarà la condotta di Trump nei confronti di Teheran all’indomani dell’appuntamento di midterm. Secondo l’economista capo di Berenberg, Holger Schmieding, la Casa Bianca potrebbe decidere per un’ultima ondata di attacchi contro la Repubblica Islamica, per poi raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz nel 2027, che attualmente rimane chiuso. Il voto ha comunque alimentato la fiducia di una possibile distensione dei toni tra i due Paesi, tanto che mercoledì 4 novembre il Brent è crollato sotto i 100 dollari al barile, per poi viaggiare in rialzo di un punto percentuale nella mattina di giovedì 5 novembre a 95,6 dollari. (riproduzione riservata)