Technoprobe ad alta quota: come l’AI ha reso gigante l’azienda nel testing dei chip anche a Piazza Affari e quali sono i rischi
Technoprobe ad alta quota: come l’AI ha reso gigante l’azienda nel testing dei chip anche a Piazza Affari e quali sono i rischi
In due sedute l’azione Technoprobe ha ceduto oltre il 15% dopo un balzo del 150% da inizio anno. Multipli elevati, ma le nuove sofisticate memorie da testare per la AI stanno facendo lievitare gli utili

di di Fabio Pavesi 16/10/2026 20:00

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Ce lo si poteva aspettare. Per un titolo che prima della caduta di oltre il 15% tra giovedì 15 e venerdì 16 capitalizzava oltre 20 miliardi di euro con un rapporto prezzo-utili al 2026 di oltre 65 volte, basta un filo di vento contrario per provocare collassi. Salvo poi riprendersi altrettanto velocemente se il vento torna a girare in positivo. È il caso di Technoprobe, la stella del firmamento di quel poco che c’è di tecnologico di certe dimensioni sul listino di Piazza Affari.

L’azienda con sede nel Lecchese, ma di fatto una multinazionale nel settore del testing dei chip, sta volando in borsa dall’estate scorsa con il prezzo del titolo passato da 9 euro al tetto dei 31 euro, prima appunto del crollo nelle sedute dello scorso fine settimana. Un rally esplosivo frutto della new wave dell’intelligenza artificiale che sta allargando a dismisura le commesse della società, posseduta storicamente dalla famiglia Crippa attraverso la holding T Plus con poco più del 52% del capitale e con il 64% dei diritto di voto. Più la domanda di memorie evolute per le applicazioni dell’Ai cresce, come sta accadendo, più ordini e commesse arrivano a Technoprobe, che deve validare la funzionalità dei chip.

Il 2025 l’anno della svolta

Di fatto l’azienda che vanta impianti in tutto il mondo con 4mila dipendenti sta a monte della filiera dei semiconduttori e finisce per condividere la crescita dirompente legata proprio alle nuove sofisticate memorie da testare per la cavalcata della grande onda tecnologica. Gli effetti della corsa dell’Ai si vedono più che bene proprio nei conti del gruppo.

Il 2025 è stato l’anno di svolta copernicana per l’azienda della famiglia Crippa, che è da anni attiva nelle applicazioni tradizionali dei chip per l’industria dell’auto e per l’elettronica di consumo come gli smartphone o i televisori. Ora la seconda vita, con le applicazioni per l’intelligenza artificiale. L’anno scorso i ricavi sono saliti a 628 milioni dai poco più di 540 dell’anno prima con gli utili al galoppo a sfiorare i 100 milioni dai 62 del 2024.

Ma l’accelerazione del business è diventata eclatante nei conti del primo semestre di quest’anno, comunicati ad agosto. Ricavi a quota 464 milioni con un balzo del 42% sul semestre del 2025. Un ebitda esploso a 206 milioni, raddoppiato rispetto ai 106,36 milioni del primo semestre del 2025 e con la marginalità passata dal 32 al 44%, mentre l’utile netto è balzato a 143 milioni rispetto ai 34 registrati nei primi sei mesi del 2025. Come si vede un’accelerazione formidabile, che dovrebbe proseguire nel suo cammino. L’azienda ha alzato la guidance per l’intero 2026, per il quale il management, guidato dal 2017 dal ceo Stefano Felici si attende un giro d’affari tra 1 e 1,1 miliardi con un ebitda tra il 46 e il 48% dei ricavi. E con un utile netto, stimato dal consenso di mercato raccolto da S&P Global market intelligence, vicino ai 340 milioni di euro.

Le prospettive sul 2027

Se così sarà, allora Technoprobe in un solo anno, il 2026, si troverà ad aver incrementato i ricavi di oltre il 70% con gli utili netti a triplicare. Un quadro che rende bene l’idea della forza propulsiva del mercato che l’Ai ha aperto a Technoprobe, che tra l’altro sta pensando ad allargare la base produttiva per puntare l’obiettivo di 1,6 miliardi di ricavi nel 2027 e utili a superare il mezzo miliardo, attestandosi così a una redditività netta vicina al 30% del fatturato.

Numeri da frontiera tech in grande corsa indubbiamente e che sono alla base dell’exploit di borsa che ha portato un titolo, che da anni vivacchiava stancamente tra 7 e 8 euro per azione, e che dall’agosto del 2025 ha messo a segno una performance esplosiva arrivando a toccare i massimi storici a giugno a oltre 37 euro per azione. Poi la pausa di riflessione con il titolo sceso a 31 e infine la botta di giovedì che ha portato il prezzo a 26,5 euro.

I rischi post-cavalcata

Quando si corre così tanto è inevitabile che appena dall’Asia, in particolare, arrivano segnali anche di lieve di rallentamento delle previsioni sulla domanda di semiconduttori, gli investitori come accaduto giovedì 15 si affrettino a limare l’esposizione con brusche cadute. Succede così quando l’esuberanza negli acquisti del mercato porta il titolo a valere multipli da aficionados. Con i 20 miliardi di market cap toccati in settimana, prima del caduta, il titolo era valutato 20 volte il fatturato del 2026 e ben 66 volte gli utili che dovrebbero arrivare a fine anno. Il mercato sta evidentemente comprando aspettative future di forti crescite sia dei ricavi che delle marginalità. Potrà anche accadere, ma ci si assume un bel rischio dopo la cavalcata dall’estate del 2025.

Che Technoprobe sia un’ottima realtà non lo dice solo la marcia poderosa in borsa, ma anche la solidità finanziaria. L’azienda, nel cui capitale è entrato il colosso Usa Teradyne con il 10% delle quote, non ha debiti e vanta cassa liquida per 700 milioni. Fieno in cascina per finanziare la crescita anche esterna e l’investimento in capex. Technoprobe è impegnata solo con la branch italiana in un ammontare di capex per 280 milioni di euro per l’intero 2026 e la prima parte dell’anno prossimo.

Il tema quindi non è la salute (ottima) dei fondamentali di oggi, ma le prospettive che la corsa dell’AI non abbia battute d’arresto significative nel prossimo futuro.

Se questo dovesse accadere allora le brusche cadute in borsa, così come le rapide risalite, sarebbero il canovaccio quotidiano sul mercato. Sarà come stare sull’ottovolante e il titolo non è certo materia per i cassettisti.

In fondo quei multipli di Technoprobe oggi sono più elevati del campione mondiale dell’Ai, cioè Nvidia, che oggi ha un rapporto prezzo utile sotto le 30 volte. La metà della società lecchese della famiglia Crippa. Se c’è una bolla, come qualcuno può pensare riguardo a Nvidia, allora che dire della piccola regina dell’Ai italiana? (riproduzione riservata)