L'Europa prova a colmare il divario con Stati Uniti e Asia sul fronte dell'innovazione. Banca europea per gli investimenti (Bei), insieme ai 27 Paesi dell'Unione europea e a investitori istituzionali e privati, ha lanciato la seconda fase della European Tech Champions Initiative (Etci 2.0), un progetto destinato a mobilitare fino a 80 miliardi di euro di investimenti per sostenere la crescita delle imprese tecnologiche europee più promettenti.
L'obiettivo è creare una piattaforma paneuropea capace di accompagnare oltre 1.500 scaleup nella fase più delicata della loro crescita, aiutandole a diventare campioni globali senza dover cercare capitali fuori dall'Europa.
L'Italia avrà un ruolo di primo piano nella nuova iniziativa. Azimut Holding è stata infatti il primo investitore privato ad aderire al progetto, aprendo la strada alla partecipazione di altri operatori italiani come Green Arrow Capital e la Fondazione Compagnia di San Paolo. Tra gli investitori figurano anche gli spagnoli Bbva, Banco Santander e AltamarCAM, oltre alla danese Danske Bank.
Per il mercato italiano l'iniziativa assume un'importanza particolare. Il segmento nazionale del venture capital e del private equity continua infatti a essere meno sviluppato rispetto ad altri grandi Paesi europei, soprattutto quando le aziende innovative devono affrontare le fasi più avanzate della crescita, che richiedono investimenti di dimensioni elevate. La nuova piattaforma punta proprio a colmare questo gap, mettendo a disposizione capitali late stage che consentano alle imprese di espandersi senza trasferire all'estero attività, proprietà intellettuale e centri decisionali.
Una delle principali novità riguarda proprio i gestori italiani. A differenza della prima edizione, riservata esclusivamente ai mega fondi con una raccolta superiore a 1 miliardo di euro, Etci 2.0 potrà investire anche in fondi con una raccolta superiore ai 300 milioni. Una soglia che amplia sensibilmente il numero di operatori italiani potenzialmente eleggibili.
Nella prima fase dell'iniziativa il governo italiano aveva investito 150 milioni di euro, cui si erano aggiunti altri 150 milioni del Fondo europeo per gli investimenti. Complessivamente, grazie a Etci 1.0, sono già stati investiti in Italia oltre 470 milioni di euro.
La seconda fase punta a raccogliere almeno 15 miliardi di euro, circa quattro volte la dimensione del fondo originario lanciato nel 2023, con l'obiettivo di mobilitare fino a 80 miliardi di investimenti complessivi.
Le risorse dovrebbero favorire la nascita di oltre 100 fondi, tra cui fino a 45 mega fondi in grado di investire mediamente 200 milioni di euro in ciascuna impresa sostenuta.
«L'Europa compie un salto di qualità: non basta creare innovazione, dobbiamo anche darle i capitali necessari per crescere qui e diventare leader globali», ha commentato la vicepresidente della Bei, Gelsomina Vigliotti, sottolineando come l'adesione del governo e degli investitori italiani rappresenti «un segnale forte» della capacità del risparmio europeo di sostenere competitività e crescita.
Sulla stessa linea il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, secondo cui Etci 2.0 rappresenta «un passo decisivo per colmare il divario di finanziamento delle imprese in crescita e rafforzare la capacità europea di innovazione».
Per Giorgio Medda, amministratore delegato di Azimut, la partecipazione all'iniziativa rappresenta la naturale evoluzione della strategia del gruppo nei mercati privati, avviata oltre dieci anni fa per convogliare il risparmio verso l'economia reale. Anche Green Arrow Capital vede nell'iniziativa uno strumento per trattenere in Europa capitali e talenti, mentre la Fondazione Compagnia di San Paolo sottolinea l'importanza di mobilitare risorse di lungo periodo per favorire la nascita di nuovi campioni tecnologici europei.
L'iniziativa si inserisce all'interno del programma TechEU della Bei e opererà in sinergia con i programmi nazionali già avviati in Francia e Germania, contribuendo alla costruzione di un mercato europeo dei capitali più integrato e competitivo. Per l'Italia rappresenta un'opportunità per rafforzare un ecosistema dell'innovazione ancora sottodimensionato e aumentare la capacità delle proprie scale-up di competere sui mercati internazionali. (riproduzione riservata)