I mercati ritengono più probabile un aumento dei tassi Bce quest’anno, come conseguenza del conflitto in Medioriente che potrebbe durare più a lungo del previsto. Gli operatori monetari ieri scontavano al 70% la probabilità di una stretta Bce entro dicembre. dicembre.
Prima dei bombardamenti Usa in Iraq, i mercati puntavano su tassi stabili o semmai in calo. La guerra ha cambiato le prospettive. Di conseguenza anche i rendimenti dei titoli di Stato decennali sono saliti: quelli italiani di 13 punti base (al 3,56%) e quelli tedeschi di 9 punti base (al 2,84%). Simili incrementi ci sono stati nelle scadenze a due anni.
La presidente Bce Christine Lagarde ha confermato che Francoforte è «in buona posizione» sui tassi e questo consentirà di «monitorare con attenzione e capire le conseguenze» del conflitto in Medioriente. Lagarde, intervenuta a Bologna alla Johns Hopkins University, ha ribadito che la Bce prenderà decisioni «riunione per riunione sulla base dei dati economici», senza avere un percorso predefinito sui tassi.
Tra i membri Bce prevale la cautela, anche se la Bundesbank ha detto che la posizione sarà rivalutata alla prossima riunione del 19 marzo: «È ancora troppo presto per trarre conclusioni dalla situazione instabile in Medio Oriente», ha detto il presidente Joachim Nagel, presentando il bilancio 2025 della Bundesbank in perdita per 8,6 miliardi di euro.
«Il conflitto in Iran sta spingendo al rialzo i prezzi al consumo attraverso l’aumento dei prezzi dell'energia. Sarà fondamentale capire se ciò comporterà pressioni inflazionistiche persistenti capire se ciò comporterà pressioni inflazionistiche persistenti o solo fluttuazioni temporanee dei prezzi».
Sul punto Nagel ha ricordato il precedente della guerra in Ucraina e ha aggiunto che «nel prossimo consiglio direttivo Bce discuteremo gli ultimi dati e le proiezioni. Su questa base, decideremo se l’attuale orientamento di politica monetaria rimane appropriato o se è necessario intervenire». Nagel è stato finora l’unico banchiere centrale a evocare la possibilità di una risposta Bce.
Il vicepresidente Luis De Guindos ha detto che «l’ipotesi di base è che si tratti di un conflitto di breve durata. Se dovesse protrarsi più a lungo, c’è il rischio che le aspettative di inflazione cambino».
Il governatore francese François Villeroy de Galhau ha detto di non vedere al momento ragioni per aumentare i tassi. Il finlandese Olli Rehn ha osservato che la Bce deve mantenere «mano ferma» osservato che la Bce deve mantenere «mano ferma» e non arrivare a conclusioni «affrettate» sui tassi.
Nel discorso a Bologna, Lagarde ha detto che «la caratteristica distintiva di questa fase non è semplicemente l’aumento dei rischi. Ci stiamo lasciando alle spalle un mondo in cui è possibile misurare e modellizzare il rischio per entrare in una realtà di pura incertezza».
La presidente Bce ha suggerito, anche sulla base della lezione degli anni Venti, una «cooperazione a più livelli» in una fase di trasformazione tecnologica (che può aumentare la crescita potenziale) e geopolitica (che può ridurla). Lagarde ha anche sottolineato che «nel 2025 l’indice S&P 500 ha segnato un massimo storico dopo l’altro, anche quando i dazi effettivi applicati dagli Stati Uniti hanno raggiunto il livello più elevato dagli anni Trenta».
Riguardo all’impatto del conflitto sulle banche europee, Sharon Donnery, membro del consiglio di Vigilanza Bce, ha detto ieri a Bloomberg che le esposizioni dirette sono limitate ma c’è attenzione a possibili effetti connessi con il commercio, i mercati e la resilienza operativa.
Intanto ieri l’Eurosistema ha pubblicato un invito a manifestare interesse rivolto ai prestatori di servizi di pagamento (Psp) per partecipare a un progetto pilota sull’euro digitale.
Sulla materia intanto ha sollevato forti perplessità al Parlamento Ue un evento a pagamento con il relatore sull’euro digitale, lo spagnolo Fernando Navarrete (Ppe), che sarà sponsorizzato dal colosso dei pagamenti Usa Mastercard. L’incontro si terrà il 13 marzo alla Camera di commercio di Spagna in Belgio e Lussemburgo.
Navarrete è stato finora il più grande critico dell’euro digitale, uno strumento che indebolirebbe la posizione (oggi dominante in Europa) dei circuiti non-Ue come Visa e Mastercard.
La posizione di Navarrete è stata bocciata nei giorni scorsi dalla plenaria di Strasburgo e anche dal suo gruppo politico, ma l’eurodeputato finora non ha presentato proposte di compromesso rallentando così l’approvazione del testo legislativo necessario per avviare l’euro digitale. (riproduzione riservata)