Nel discorso di Capodanno alla nazione e il giorno dopo la conclusione di intense esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan, il presidente cinese, Xi Jinping, ha parlato di «riunificazione irreversibile» dell'isola, de facto indipendente, con la Cina.
«I popoli su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan sono legati da vincoli di sangue e parentela. La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile», ha affermato il 31 dicembre Xi Jinping nel suo discorso di fine anno.
Pechino considera Taiwan parte del suo territorio e da tempo ha promesso di annetterla, anche con la forza se necessario. L’intelligence statunitense è preoccupata per le capacità delle forze armate cinesi di lanciare un attacco di questo tipo, qualora Xi decidesse che sia giunto il momento opportuno.
Dopo che l’amministrazione Trump ha approvato la vendita di armi a Taiwan per una cifra record di 11 miliardi di dollari, il 29 e il 30 dicembre l’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha condotto esercitazioni militari a fuoco vivo («Justice Mission 2025») attorno all’isola, simulando un blocco dei principali porti e dispiegando la marina, l’aeronautica, le forze missilistiche e la guardia costiera.
Le esercitazioni si sono avvicinate a Taiwan più di quanto avvenuto in quelle precedenti e hanno coinvolto almeno 200 aerei da guerra nell’arco dei due giorni, il numero più alto da oltre un anno. Ben 27 missili sono stati lanciati verso l’isola, con diversi impatti entro 27 miglia nautiche dalla sua costa. Mercoledì le esercitazioni sono terminate, ma Taiwan è rimasta in stato di massima allerta con 25 navi della Marina e della Guardia Costiera cinese ancora presenti intorno all’isola.
Al centro della visione di Xi per un nuovo ordine mondiale c’è l’annessione di Taiwan e il sostegno ad altri Paesi nel riconoscere Taiwan come parte di un’unica Cina, governata dal partito comunista cinese, cosa che la maggioranza dei taiwanesi respinge.
Nel suo discorso, il presidente cinese ha anche menzionato il «Taiwan Retrocession Day», creato nel 2025 per commemorare la fine del dominio imperiale giapponese a Taiwan nel 1945. Quest’anno Taiwan ha approvato una legge che riconosce tale data, il 25 ottobre, come festa nazionale.
La Seconda Guerra Mondiale è stata un tema centrale nella retorica politica di Cina e Taiwan quest’anno, ricorda The Guardian. La Cina ha sottolineato il proprio ruolo nella sconfitta dei giapponesi, ritenendo che tale contributo sia stato sottovalutato in Occidente. Il presidente taiwanese, Lai Ching-te, ha pronunciato un discorso incisivo, paragonando Taiwan alle democrazie europee degli anni ‘30 minacciate dalla Germania nazista.
Nel suo discorso di Capodanno, Lai ha di nuovo avvertito delle «ambizioni espansionistiche in aumento» della Cina e ha promesso di difendere fermamente la sovranità nazionale, esortando i partiti di opposizione a Taiwan, che controllano il parlamento, a smettere di bloccare il disegno di legge speciale volto ad aumentare il budget della difesa nazionale. «Di fronte alle allarmanti ambizioni militari della Cina, Taiwan non ha tempo da perdere e certamente non può consumarsi in conflitti interni», ha detto Lai.
Non solo Taiwan. Nel suo discorso Xi ha lodato i progressi della Cina e delineato il nuovo capitolo del «miracolo cinese». Ha ricordato che il 2026 segna l'avvio del 15esimo piano quinquennale, per cui sarà necessario adottare misure per promuovere «uno sviluppo di alta qualità, rafforzare le riforme e l'apertura a tutti i livelli, garantire prosperità a tutti e scrivere un nuovo capitolo nella storia del miracolo cinese».
Questo dopo che Pechino ha raggiunto gli obiettivi del suo 14esimo piano quinquennale, compiendo «solidi progressi nel percorso di modernizzazione cinese». Xi ha rimarcato che «le capacità scientifiche e tecnologiche, le capacità di difesa e la forza nazionale complessiva della Cina hanno raggiunto nuovi traguardi».
Infatti, ha aggiunto, il popolo cinese gode «di un crescente senso di benessere, felicità e sicurezza. Gli ultimi cinque anni sono stati un viaggio davvero straordinario e i nostri successi non sono stati facili da raggiungere. Il vostro incrollabile duro lavoro ha permesso alla nostra nazione di crescere e prosperare». La Cina è, dunque, sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di crescita del pil al 5%. (riproduzione riservata)