Bonus alle famiglie vulnerabili e tagli strutturali alla spesa energetica per le imprese. L’ultima bozza del decreto bollette, atteso all’esame del Consiglio dei ministri nella settimana del 16 febbraio, mette in fila le misure e chiarisce il capitolo delle coperture, con l’obiettivo di contenere l’impatto sui conti pubblici. Confermata la vendita delle scorte di gas accumulate all’inizio della guerra Russia-Ucraina.
Per il 2026 è riconosciuto alle famiglie che già percepiscono il bonus sociale un contributo straordinario di 90 euro sulla spesa per l’energia elettrica, con un limite di spesa pari a 315 milioni di euro e modalità operative definite da Arera. In aggiunta, per gli anni 2026 e 2027, i venditori di energia elettrica possono riconoscere uno sconto ai clienti domestici residenti ma non beneficiari del bonus sociale e con Isee non superiore a 25 mila euro, entro soglie di consumo pari a 0,5 Mwh nel bimestre e 3 Mwh nei dodici mesi precedenti; il contributo è applicato direttamente in fattura.
Sul fronte della generazione rinnovabile, i produttori fotovoltaici incentivati con potenza superiore a 20 kW e convenzioni in scadenza dal 2029 possono aderire volontariamente a un meccanismo di rimodulazione della tariffa premio, ricevendo tra il secondo semestre 2026 e il 31 dicembre 2027 un incentivo ridotto all’85% o al 70% del valore spettante. In cambio è prevista un’estensione della durata delle convenzioni.
Per favorire la diffusione dei contratti di lungo termine di energia rinnovabile, viene rafforzata la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici per la negoziazione di accordi di durata almeno triennale, anche in forma aggregata tra imprese. I contratti devono essere registrati sulla piattaforma e le parti possono richiedere al Gse il ruolo di garante di ultima istanza; sono inoltre previsti strumenti di mitigazione e trasferimento del rischio, anche con il supporto di Sace, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.
Il decreto interviene anche sul costo del gas utilizzato nella produzione elettrica: Arera dovrà definire un meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici, con copertura del mancato gettito tramite componenti applicate ai prelievi di energia elettrica, adeguando al contempo le regole del mercato della capacità.
Ma la misura centrale per le imprese prevede che il Gse venda il gas stoccato acquistato in emergenza nel 2022, e versi i proventi alla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali entro il 31 maggio 2026.
Alla Cassa confluiscono anche le risorse derivanti dalla vendita di gas da parte di Snam, che saranno utilizzati da Arera per ridurre nel 2026 le tariffe di trasporto e distribuzione del gas applicate ai clienti finali connessi alla rete, con priorità alle classi tariffarie caratterizzate da oneri più elevati; restano esclusi i consumi dei produttori termoelettrici e quelli dei clienti civili e dei condomìni.
Infine, per rafforzare la concorrenza nel mercato all’ingrosso del gas, Arera istituirà un servizio di liquidità basato su procedure competitive tra Snam e operatori selezionati. Il meccanismo prevede il riconoscimento di un premio agli operatori, l’obbligo di offrire sul mercato spot quantitativi giornalieri di gas a prezzi collegati al Ttf, di fatto azzerando lo spread col punto di scambio italiano, a restituzione degli eventuali extra-ricavi e l’immissione in rete dei volumi contrattualizzati. Il servizio è attivato con un tetto massimo di spesa di 200 milioni di euro, finanziato con le risorse provenienti dalla vendita del gas, mentre gli eventuali proventi eccedenti saranno destinati alla riduzione degli oneri di trasporto.
Entro novanta giorni, infine, sempre Arera dovrà presentare al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica una proposta per favorire la piena integrazione dei mercati del gas italiano e tedesco attraverso le infrastrutture svizzere, con l’obiettivo di ridurre le distorsioni di prezzo legate ai costi di trasporto. (riproduzione riservata)