Sull’indipendenza di Generali c’è una polizza targata Messina
Sull’indipendenza di Generali c’è una polizza targata Messina

di di Paolo Panerai 09/10/2026 19:30

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La saggezza di Alessandro Benetton! Non si è limitato a dichiarare, urbi et orbi attraverso l’Ansa, che il suo gruppo conferirà il non rilevantissimo 1,4% di Mps all’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo sulla più antica banca italiana, la quale ha in portafoglio attraverso Mediobanca il 13,3% di Generali. Benetton ha anche aggiunto di aver apprezzato che Carlo Messina, ceo di Intesa, abbia sottolineato che con la conquista di Mps e quindi di quel 13,3% di Generali, avrà un significativo valore sotto il profilo della stabilità dell’azionariato e dell’indipendenza del gruppo triestino, di cui la famiglia Benetton possiede il 4,91%.

E il numero uno di Benetton ha accompagnato l’annuncio con una precisazione rilevante: cioè che chi ha deciso di lanciare l’Ops su Siena non è uno qualunque ma Intesa Sanpaolo, la prima banca del Paese e fra le prime in assoluto in Europa.

Così Carlo Messina tranquillizza il sistema Paese

E poi, a tranquillizzare il sistema Paese, i vertici di Intesa e in particolare Messina hanno riconosciuto da sempre la qualità del gruppo Generali. E in tal senso Messina ha pubblicamente dichiarato che, se sarà acquisito attraverso la conquista di Mps, il controllo di quel 13,3% di Generali, ciò non comporterà la presa di controllo da parte di Intesa Sanpaolo della prima compagnia assicurativa italiana, ai vertici in Europa. E più specificamente ha affermato: «A me quello che interessa è l’utile netto di Generali: se crescesse grazie ad alleanze con Unicredit, che utili maggiori ben vengano». Confermando così la laicità e la capacità di Messina di essere sempre equilibrato e rispettoso delle regole.

L’intervento di Benetton è stato quindi non solo un apprezzamento dell’impegno dichiarato da Messina a proposito dell’indipendenza da garantire a Generali, ma anche la sottolineatura di ciò che è atteso da parte di chi, come Benetton, gestisce una partecipazione non indifferente, anzi una delle principali, nella compagnia del Leone. E chi è azionista rilevante di Generali, che altro può auspicare se non la possibilità di avere un sistema sempre più forte, ai vertici massimi del settore? E ancora e non solo: alla fine del percorso è indispensabile, anche secondo Benetton, che Generali rimanga assolutamente un gruppo indipendente partecipato da azionisti che sanno rispettare il ruolo degli amministratori delle aziende partecipate.

Ora è necessaria una convergenza effettiva

Sarà necessario, per l’attuazione dalle parole di Benetton su questa indipendenza, una convergenza effettiva di tutti i principali operatori attraverso la scelta della via da parte di chi è stato il primo a garantirla. E sulla correttezza di Messina nessuno può avere dubbi, mentre occorre un modo per valorizzare anche un altro aspetto, e cioè che Intesa Sanpaolo è controllata da fondazioni, cioè da entità che devono perseguire l’interesse definito nel loro statuto e cioè che a tutto questo si sommi la missione di operare nell’interesse del Paese nel suo complesso. E Messina ha nel suo dna lo spirito del banchiere che guarda all’interesse del Paese Italia. Lo ha dimostrato in molte altre occasioni, anche perché appunto i suoi azionisti di riferimento sono fondazioni.

Realtà che non ha fatto sempre parte della storia di Generali sotto il comando di Mediobanca, ma che invece esiste da quando sono al comando uomini come il presidente (presidente anche della Bocconi), Andrea Sironi e l’amministratore delegato Philippe Donnet. E così come era stato ai tempi di Cesare Merzagora: chi lavora e lavorava nel gruppo Generali ha sempre avuto l’afflato di ricercare il più possibile il bene comune.

È quindi più che credibile che fra Intesa, essa stessa controllata da fondazioni, e Generali ci possa essere collaborazione anche senza dover proporre uno staff di comando particolare, che finora non c’è stato, prevalendo sempre l’interesse oggettivo degli azionisti e dei sottoscrittori di polizze.

L’operazione Alleanza delle Generali

Ed è anche per confermare questo principio, oltre naturalmente che per rafforzare la struttura, che è stato deciso dal management di Generali di fondere nella capogruppo Alleanza assicurazioni, specializzata nelle polizze popolari vita, vendute porta a porta. Alleanza era già controllata al 100%, quindi fonderla in Generali vuol dire anche scegliere la strada di avere insieme il maggior numero di clienti da proteggere, incluso il loro capitale quando l’assicurato di una famiglia cessa di vivere.

Tutto ciò configura una Generali sempre più oggettiva e spasmodicamente attenta verso gli azionisti solo per garantire a loro il massimo della redditività, nella contemporanea tutela degli assicurati.

Visto il ruolo di primissimo piano giocato, in questa evoluzione degli assetti del sistema Italia da parte di Intesa Sanpaolo è altrettanto rilevante che chi ha guidato l’attivismo possa essere, una volta chiusa l’operazione, proattivo per la crescita del sistema stesso.

Ma più ancora dei valori traducibili in moneta, è assai più rilevante che il leader faccia da trascinatore verso la volontà di garantire il miglior servizio anche verso personalità rilevanti, attraverso una operazione combinata, quindi di collaborazione, fra area investitori e area operativa.

Il ruolo sempre più strategico di Alleanza

Non si può tuttavia dimenticare il ruolo che, da sola, Alleanza ha svolto (e svolge) da tantissimi anni se non in piena autonomia, sicuramente in piena diretta esecuzione polizza per polizza. Uno spirito che conosco personalmente e che si rafforza con la fusione, viste le esperienze che i giovani produttori, incaricati anche di occuparsi degli incassi porta a porta, possono maturare in questo contesto.

Alleanza diventa allora strategica anche per garantire l’autonomia di Generali. E un’altra, oltre a questa, è la ragione per cui il cda di Generali, guidato dall’ad Donnet e dal presidente Sironi, ha deciso di incorporare Alleanza Assicurazioni. Sul tema della fusione Generali-Alleanza non appaiono quindi che fattori e valori positivi. Saranno due reti diverse perché mentre la rete Generali è basata su agenti liberi professionisti, storicamente Alleanza realizza il collocamento delle polizze attraverso i cosiddetti produttori: sono appunto oltre 11 mila. Un esercito che alla bisogna può servire anche per altre attività di Generali.

L’importanza della rete per una compagnia assicurativa

Che la rete sia lo strumento fondamentale per il successo è una ovvietà, ma in Alleanza è molto, molto di più.

Sarà quindi interessante osservare come sarà l’evoluzione, che ha una premessa fondamentale nella rete di produttori (come storicamente, almeno ai miei tempi, erano chiamati, coloro che vendevano porta a porta polizze popolari, con incasso a domicilio).

Quella rete, se messa in campo, farà la differenza rispetto a tutte le altre assicurazioni che hanno come base l’agente operatore indipendente. Immaginate 11 mila persone, più i loro personali collaboratori, che tutti i giorni battono il marciapiede non più soltanto per vendere o incassare in relazione alle polizze vendute (proprio per questo definite popolari), ma invece anche per essere in grado di operare eventualmente per gli altri tipi di polizze.

Nella decisione di fondere Alleanza in Generali era, credo, implicita l’idea di avere un vero esercito di cosiddetti produttori su tutto il territorio.

Da una simile rete, mentre per le polizze di Generali al momento c’è continuità di rapporto con l’agente che combina affari con propri collaboratori, la decisione di incorporare Alleanza Assicurazioni porta appunto in casa una rete di oltre 11 mila venditori. Non è azzardato pensare appunto che mentre visitano i clienti questi agenti possano offrire anche altri tipi di polizze, che coprono altri rischi oltre a quelli già coperti da parte degli agenti generali e tradizionali delle Generali.

Una domanda ancor più radicale

Se queste sono le dinamiche possibili all’interno delle strutture di vendita polizze sia popolari vita che vita e anche per la copertura di rischi classici, allora conviene porsi una domanda più radicale: se vi sono già reti del genere per singole compagnie oppure aggregazioni di differenti compagnie, emerge una ipotesi per cui i produttori (venditori) di polizze possono vendere tutto: con ciò vorrebbe dire farli diventare dei veri e propri imprenditori. A giudizio di molti questa struttura, peraltro usata da moltissime compagnie, è assolutamente compatibile con la regolamentazione attuale, salvo che il singolo agente abbia accettato l’esclusiva per una sola compagnia.

Come si vede, il mondo assicurativo con il digitale da una parte e la legislazione relativa alle figure dei produttori di polizze dall’altra, può cambiare e in parte sta cambiando. Ecco allora che ritornano prorompenti le questioni fra le maggiori compagnie italiane e chi sono gli azionisti che votano in assemblea.

Un mercato in profonda trasformazione

Quando Mario Gasbarri, dopo la Seconda guerra mondiale, eliminata l’esclusiva dell’INA per le polizze popolari, avviò lo sviluppo di Alleanza assicurazioni, le polizze di questa compagnia si chiamavano popolari eminentemente perché il premio veniva pagato mensilmente e i produttori avevano l’obbligo di andare a incassarlo all’indirizzo dell’assicurato. Se avessero avuto, come oggi è possibile, molti altri tipi di polizze da vendere, certamente avrebbero avuto forte incentivo a battere ancora più intensamente il mercato.

In tutto questo, se per il settore non bastasse, ci sono sul mercato operatori plurimandatari. È un effetto della ricerca spontanea di venditori capaci di farlo. Non fosse altro che per questo, il mercato delle polizze è in profonda trasformazione.

Tutto ciò va confrontato con la crescente combinazione di accordi fra compagnie e banche, o con banche che possiedono compagnie o con compagnie che possiedono banche. Non ci vuole molto a capire che il connubio sia un fatto ormai ineludibile.

Conviene per il Paese scegliere questi format oppure il settore può essere danneggiato proprio dalla commistione e confusione che possono nascere? No, non necessariamente.

Il problema della sicurezza per i sottoscrittori

Anche perché in questo momento conviene porsi una domanda precisa: a chi mi posso affidare? Forse a un broker, che di solito copre molte delle tipologie di assicurazione?

Ma non tutto, anzi solo una parte definita può passare attraverso i broker.

Questo tentativo di analisi operativa dell’attuale settore assicurativo fa inevitabilmente saltare fuori una problematica, imprescindibile, cioè quella della sicurezza nei confronti dei sottoscrittori di polizze. E, tornando da dove sono partito, l’esame della sicurezza materiale è la via per chiarirsi definitivamente le idee sui problemi dei gruppi e delle singole società: sono essi già passati a esaminare l’aspetto del prodotto insieme alla sua commercializzazione? I leader si, le compagnie minori no. Ma dovranno, necessariamente farlo.

Come si è visto, da una tematica di possibili cambiamenti nel controllo delle compagnie di assicurazioni o delle banche collegate, emerge chiaro che fra banca e assicurazione c’è e ci deve essere collaborazione, ma non necessariamente controllo azionario e gestionale di uno sull’altro.

Bene, anzi benissimo, ha fatto quindi Intesa Sanpaolo a crearsi un’attività assicurativa al proprio interno, allo stesso modo in cui in Generali si è creata una banca che porta il nome stesso della compagnia assicurativa per aiutare i clienti a gestire il loro patrimonio. (riproduzione riservata)