Il mese di marzo ha segnato uno spartiacque importante per gli investitori di Piazza Affari, anche se forse non così facile da individuare per chi replica passivamente il Ftse Mib senza focalizzarsi sui singoli titoli. A evidenziarlo è Gabriel Debach, market analyst di eToro, che parla di «dinamica di concentrazione» del principale indice delle blue chip di Piazza Affari.
A fine marzo, spiega l’esperto, «i primi tre titoli del Ftse Mib (Unicredit, Intesa Sanpaolo ed Enel, ndr) pesavano il 38,5% del totale, il dato più basso da giugno 2025. I primi due, cioè i due colossi bancari, sono scesi al 26,97%, un livello che non si vedeva da febbraio 2025». E questo, per Debach, «non è un dettaglio statistico, ma un messaggio di struttura. Quando la concentrazione scende durante una correzione, non significa necessariamente che il mercato stia democratizzando il rischio. Può significare, più semplicemente, che sta cambiando leadership».
In ottica di portafoglio, le implicazioni di questo cambiamento di struttura sono notevoli. Per un motivo semplice: sono state in grado di spiegare, durante la correzione di marzo (per ora rientrata, anche se la volatilità rimane alta) la resilienza del Ftse Mib italiano rispetto agli altri principali indici europei in presenza di peculiari shock dell’offerta come quello energetico attuale.
Il Ftse Mib a marzo ha corretto in modo pesante, perdendo circa il 6%, «ma meno del Dax e del Cac 40, scesi rispettivamente del 10% e 9%, mentre lo Euro Stoxx 50 ha vissuto il peggior marzo dalla crisi Covid», ricorda Debach. «Questa relativa resilienza italiana non è stata fortuna e non è stata neppure qualità intrinseca del mercato domestico. È stata composizione. L’Italia soffre di più quando il driver è finanziario, soffre meno quando il driver è energetico. A marzo il driver è stato energetico, e questo ha funzionato come una forma di protezione naturale dell’indice. È la stessa logica per cui Londra ha tenuto meglio di altri listini continentali».
L’Italia, in altre parole, ha una sorta di resistenza naturale al rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche, grazie al peso che i colossi di Stato come Enel e Eni hanno nel Ftse Mib. «L’energia a marzo non ha solo sovraperformato, ha cambiato la struttura dell’indice italiano», sottolinea l’esperto. «Il suo peso è salito all’11,72% dal 9,81% di inizio mese, mentre il settore bancario è sceso al 36,74%, in netto arretramento rispetto al 40,78% di fine 2025».
Per la prima volta da fine dicembre 2024, aggiunge Debach, «la somma di industriali, energia e utility ha superato la capitalizzazione del comparto bancario».
E questo ha anche un’altra possibile implicazione a livello settoriale. «È un passaggio che merita di essere letto con attenzione, perché smonta uno dei presupposti impliciti con cui negli ultimi mesi si era osservato il Ftse Mib. Il mercato italiano non è più soltanto una macchina a leva bancaria», sottolinea l’analista di mercato. «Sta tornando a essere anche una macchina industriale, energetica, infrastrutturale. L’uscita di Banca Popolare di Sondrio dal paniere e l’ingresso di Avio (settore della difesa, ndr) rafforzano simbolicamente questa traiettoria. Non è solo un cambio tecnico nel listino: e una fotografia che cambia prospettiva. Il peso della finanza arretra, quello dell’economia reale rialza la testa». (riproduzione riservata)